Il
Risveglio
di
Vasi
Claudio
Mi
sono svegliato e ho notato una cosa molto strana. Il
comodino con la sveglia non è sul lato destro ma su
quello sinistro. E' assurdo, ieri sera era nel punto
giusto. Inoltre non c'è il pacchetto di sigarette. E
Betty non fuma. Mi sarò sbagliato, le sigarette saranno
sul tavolo in cucina o nella giacca. Guardo il lato del
letto di mia moglie: le coperte sono alzate, dev'essere
andata a preparare la colazione. Dall'ora della sveglia
infatti deduco che ha già fatto la doccia. Probabilmente
tra poco mi porterà del caffè e dei biscotti, come ogni
tanto fa. Ho sposato una donna tanto bella quanto
premurosa e gentile. Tutti dicono che è stato il mio
migliore affare; di lavoro vendo e compra azioni, titoli
e immobili. Il fatto che mi sono svegliato e ho trovato
la camera intatta è un buon segno. Il buco nero
annunciato quindi non ha attirato ieri sera il nostro
sistema solare.
Ricordo cosa diceva la radio ieri sera:
“Ora vi mandiamo in onda le parole dello scienziato
Carter sulle possibili conseguenze del buco nero:
'Secondo alcuni tutta la Terra, con tutte le persone,
sarà condensata in una palla grande come un sassolino,
con i nostri atomi compressi uno sull'altro. La mia
teoria invece è che essa sarà trasferita in un'altra
dimensione...'”
Accendo
la radio. C'è un giornale radio ma del buco nero non ne
parlano. Strano. La spengo.
“Amore, sei sveglio?”, dice Betty, da fuori della
camera.
“Sì, ho fame”.
“Vuoi uova col caffè”, dice Betty.
“O
biscotti?”
Sgrano gli occhi. La seconda frase è stata pronunciata
sopra la prima, come se ci fosse un'altra donna che
avesse parlato quasi contemporaneamente. Ma la voce di
entrambe sembrava di Betty, ne sono sicuro.
“Biscotti”, dico.
Betty entra.
E
io urlo.
“Cos'hai amore?”
“Ti senti bene?”, dicono le due Betty.
Sì, perché mia moglie ha due teste. Entrambe con lo
stesso bel viso e i grandi occhi da cerbiatto azzurri.
Fa paura. Mi metto una mano sugli occhi. Levo le mani.
Betty è accanto al letto e appoggia il vassoio sulla
coperta. Una testa segue il movimento del vassoio mentre
l'altra mi guarda preoccupata.
“Sì, scusa. Sto bene...”, dico, bianco in volto.
La
testa destra mi bacia. Il sapore è il suo. Devo essere
impazzito. Forse il passaggio del buco nero ha fatto
impazzire tutti.
“Perché mi guardi così?”, dice la testa sinistra.
“Vi guardo... hai due teste, Betty”, dico.
Aspetto che lei... loro sgranino gli occhi sorprese
dicendomi di cosa sto parlando invece la sinistra si
mette a ridere mentre l'altra dice: “E allora? Lo sapevi
quando mi hai conosciuta, no? E' normale un rapporto tra
un bitesta e un monotesta”.
“S... sì. E che... forse avete ragione, non sto bene”,
dico.
“Perché mi parli al plurale?”, dice la destra.
“Ora fammi mangiare, devo andare al lavoro. Scusa”,
dico.
“Oggi hai detto rimanevi a casa. Dobbiamo accompagnare
John dai tuoi, in Pennsylvania. Possono solo questo mese
tenerlo per le vacanze. E John ci tiene”, dice la
sinistra.
“Non ricordavo”, dico anche se so che non avevo chiesto
ferie. Non con in arrivo il buco nero.
Le
due Betty mi guardano stranamente.
“Vuoi delle pastiglie blu?”, dice la testa destra.
“No”, dico intingendo i biscotti nel latte e non sapendo
che cavolo siano le pastiglie blu.
Faccio colazione e a dire la verità è più buona del
solito. Sono veramente andato fuori di testa o la colpa
è del buco nero, come diceva Carter?
Mentre mi rado in bagno entra il mostro. Betty era
bellissima ma con due teste fa senso. Mi cinge la vita.
“Tesoro, tutto ok?”, dice.
Appoggio il rasoio elettrico e mi giro verso di lei.
“Certo...”
Betty mi bacia con la testa destra. Mentre muovo la
lingua nella sua bocca sento la sua (per fortuna solo
una) ma all'improvviso l'altra sua testa comincia a
baciarmi il collo.
L'allontano, non ce la faccio. Non è normale baciarsi
così.
“Amore, cos'hai oggi?”, dice la (testa) sinistra.
“Vado a fare due passi. Torno subito. Scusa. Non
avercela con me”, dico.
“Non mi hai mai evitato”, dice la destra.
“Specialmente quando ti baciavo”, dice la sinistra.
“Non sto bene. A dopo. Vado a prendere le sigarette.
Scusa ancora”, dico scostandola e uscendo dal bagno.
Una volta indossato la mia solita giacca e pantaloni
neri vado verso la porta.
“Non stare tanto, il treno parte tra un'ora”, dice la
destra.
“E
poi non avevi smesso di fumare?”, dice la sinistra.
“L'ho detto per abitudine. Mi trovi nel parco”, dico.
Quando sono sul marciapiede mi blocco. Quasi tutti i
passanti hanno due teste e ci sono pochi che, come me,
ne hanno solo una. In una panchina del Central Park,
dall'altra parte della strada ci sono due amanti. Due
delle loro teste si stanno baciando mentre due, a pochi
cm una all'altra, si dicono parole dolci. Una donna
porta un bambino con due teste. Una parla con lei mentre
l'altra si gira a vedere il gelataio. Subito alza il
braccio e dice (la testa distratta): “Mamma, voglio un
gelato al pistacchio”
“E
io col cioccolato”, dice l'altra testa che ora segue lo
sguardo della sinistra.
Attraverso la strada e mi siedo su una panchina vuota,
lontana da quella degli amanti. In lontananza vedo un
ragazzo dietro un cespuglio che lascia lo intravedere
solo dal busto in su. Una ragazza bitesta gli slaccia i
pantaloni e scende. La scena che segue è coperta dal
cespuglio. C'è anche del positivo allora col fatto delle
due teste...
Ma
cosa sto dicendo? Non è normale. Non sono abituato a
questo mondo. E anche se facessi finta di niente so che
prima o poi Betty mi manderebbe da uno strizzacervelli.
Tutti si accorgerebbero che per me loro non sono
normali.
“Papà!”
E'
mio figlio. Lo riconosco dalla voce. L'avrà accompagnato
Betty.
Mi
giro. Il mio sorriso muore. Spalanco gli occhi e la
bocca, arretrando. M'inciampo e cado per terra. Mi alzo
e scappo via.
John ha tre teste.