Donna dal passato
di
Roberto Traetta
E’
notte. Il paesaggio dolce e lento che si stende a
nord-est tace. Nell’immensa vallata tra muri di
montagne, resiste una luce che smorza l’oscurità in una
notte blu di dicembre.
Quella luce proviene dall’unico bar di quella via
silenziosa, dove Roger, cameriere, è in procinto di
andar via, dopo una dura giornata di lavoro.
Ad
un tratto, uno strano tintinnio proveniente dall’esterno
infrange il silenzio e alle spalle di Roger si spalanca
la porta del suo locale…
D:
“Buona sera. Ho visto acceso e ho pensato di entrare…”
Roger ha un sussulto, si gira di scatto, puntando gli
occhi verso l’inaspettato ospite notturno.
R:
“Buona sera” – risponde lui sbrigativamente come
distolto dal sonno.
R:“Prego si accomodi pure”.
D:
“Che freddo! Gradirei una cioccolata calda” – esclama
una donna, dirigendosi verso
un
tavolino sparecchiato e lucidato, piuttosto distante dal
bancone.
R:
“Subito” – risponde Roger scaraventando un tovagliolo
sul ripiano al di sotto della fila
dei
liquori e avvicinandosi verso la caffettiera ancora
fumante. “Tra due minuti sarà pronta
la
sua cioccolata…”
D:
“Grazie” – fa la donna, confinata nella penombra del
bar, mentre si appresta ad occupare
una
sedia, di spalle a Roger.
Il
cameriere si interroga confusamente. La osserva , la
scruta mentre la donna si sfila dei guanti neri in
pelle. Ha un fare elegante. Secondo dopo secondo, in
quell’attesa Roger è
inebriato da uno strano aroma d’altri tempi. Nella mente
accoglie ricordi sbiaditi, sensazioni, frammenti di vita
remota. Quella presenza incantevole ha riportato Roger
in un’altra dimensione.
Intanto la bevanda rumoreggia nel suo bollente
contenitore. Roger la versa nella tazza e si dirige con
un vassoio verso questa leggiadra figura. A due passi
dalla sagoma esile ma al
tempo stesso regale, Roger è preso da un turbamento
sottile. Si ferma, barcolla un po’.
La
chioma nera che scivola e si perde su un busto composto
ed elegante, immerge Roger in strane ambientazioni che
provengono da luoghi imprecisati, da luoghi forse
vissuti, forse solo sognati…
R:
“Ecco a lei” – detto a mezza voce, mentre l ‘atmosfera
si colora di magiche reminiscenze e di un intenso odore
di ciclamino che sbuffa dal soffice cappotto di
pelliccia.
D:
“Grazie” – risponde lei. Gli occhi pittati si dilatano
in teneri sguardi di comprensione e la linea di rossetto
si schiude in un sorriso generoso.
Roger trattiene il respiro, appoggia con cura la tazzina
sul tavolo e col cuore trepidante la osserva
discretamente cercando di rubarle ogni particolare del
suo corpo. Particolare che possa render tutto più
nitido.
Sempre più incantato da quella presenza silenziosa,
educata, il cameriere segue con lo sguardo il tratto di
quei lineamenti gentili che forse raccontano un passato
di piacevolezze. E’ immobile
ma
ha paura che lei gli possa chiedere qualcosa. Ma si fa
coraggio…
R:
“Spero le piaccia” – rompendo il silenzio assordante di
quei frangenti.
D:
“Sì, è davvero buona…”– E sorseggia mentre la bevanda le
colora delicatamente le labbra.
Roger continua, nervoso, a ronzarle intorno. Si sofferma
sui particolari, poi la abbandona ma
subito la riprende…
R:
“Sa che lei ha un viso familiare…è di questa zona?” –
mentre finge di sistemare le sedie
senza seguire un ordine preciso.
D:
“No” – risponde decisa l’ospite soffiando sul fumo acre
della cioccolata e stringendo le
labbra a uovo. E ribatte: “Ma che buona! Complimenti…”
R:
“Davvero ? Grazie! Piace anche a me la cioccolata… “ -
detto tra il compiaciuto e l’imbarazzo.
D:
“Lo so… Roger…lo so che piace anche a te.”
A
quella risposta Roger sente un vento gelido
attraversargli il cuore. Sente freddo, poi il fuoco che
arde sulla pelle. Le immagini in bianco e nero assorbono
colori intensi.
Le
tinte incerte di una vecchia foto impolverata rivivono e
si impreziosiscono nelle atmosfere candide di un ricordo
presente e ingombrante. Odori, colori, voci si fanno più
vicini.
Roger respira sempre più affannosamente ed è invaso,
quasi schiacciato da un volto che si fa sempre più
grande. Un tenero sorriso che lo fagocita fino a
spegnergli i sensi …
e
poi urla disperatamente in bilico tra dolore e delizia.
Si sveglia di soprassalto e ascolta l’eco del suo urlo
che rimbalza tra i tavoli di un locale vuoto.
Si
guarda attorno in preda al panico, stropicciandosi gli
occhi intorpiditi. La luce fioca al neon lo
infastidisce. Ma è solo. Si avvicina alla finestra
sbadigliando e passandosi le mani nei capelli, ma sente
solo il rumore del vento che fruga tra le cime degli
grandi abeti innevati. L’orologio segna le due e
ventitrè. Sicuramente è ora di chiudere.
Nel
tepore di una penombra invernale, su un tavolino sotto
il chiarore di una finestra illuminata, chissà perché
una tazzina in porcellana fuma ancora…