Il
caso:
Ci
sono stati 1369 casi accertati, tutti uguali, stesso
svolgimento.
Tutti nell’arco di pochi giorni.
Abbiamo in fermo il programmatore del sistema, è di là
nella stanza;
non fa altro che ridere.
Il
bambino:
La
grande scatola natalizia aveva stazionato ormai fin
troppo tempo, sempre inviolabile e in bella vista,
lontano dalla portata del bambino.
I
genitori dai visi illuminati sorridevano bonari mentre
il ragazzino scartava avido il giocattolo, sorpresa
fasulla e tanto richiesta.
Gli adulti ruppero però in fretta il loro idillio, per
tornare alla lo sfera di freddi piaceri, voltando le
spalle al fanciullo che ammirava il capolavoro che aveva
tra le mani.
Un
etichetta impartiva una avvertenza e un comandamento:
non servono batterie, premere per cominciare.
Il
dito paffuto guizzò ubbidiente, il grande esagono con la
volta a semisfera trasparente si illuminò.
Il
villaggio:
Due piccoli occhietti neri e approssimati salutano il
nuovo giorno, muta estasi rivolta all’astro azzurrognolo
e alle nuvole multicolore disegnate sulla calotta.
Il
caso:
Non ci capiamo nulla, stiamo interrogando i dirigenti
della compagnia che ha prodotto il giocattolo, ma sembra
che nessuno abbia partecipato direttamente al progetto.
Farfugliano, negano e si contraddicono, ma non sanno
nulla di nulla di coerente.
Il
bambino:
Le
immagini si composero sul vetro della calotta, una voce
calda e avvolgente scandì:
-
EtnoTegelf è un sistema di simulazione, come giocatore
dovrai gestire, proteggere e far prosperare la comunità
di Tegelf. Sarai il loro Dio. –
Le
spiegazioni fluirono come miele, il bimbo appoggiò un
occhio al visore sporgente da un lato della calotta,
arrancò con le dita con le sferette sul bordo
dell’esagono, aspettò paziente ogni delucidazione di
cosa potesse vedere nel visore e cosa potesse fare.
Finalmente apparve la sua prima Alba. Il gioco ebbe
inizio.
Il
villaggio:
Lavorare con dedizione, ogni passo è scandito dalla
volontà del Dio.
La
felicità forse è solo un concetto, ma per l’ometto
operoso non c’è piacere al di là dei suoi compiti.
Pietra su pietra i villaggio compare.
Il
caso:
Non è solo il programmatore, quell’uomo ha fatto anche
l’hardware e centra con la promozione e la
distribuzione.
Cazzo, il suo nome è su ogni fottuto foglio!
Non ne ricaviamo nulla, continua a ridere.
Il
prodotto è stato ritirato a tappeto, per fortuna ne
erano stati prodotti solo 5000 pezzi.
Ma
la pubblicità negativa e i media hanno prodotto un
effetto contrario, molti stanno facendo incetta e lo
nascondono.
Il
bambino:
L’inizio si rivelò difficoltoso, alle volte così
scoraggiante da portarlo a rispolverare i vecchi giochi
del Computer, ma poi puntualmente con curiosità il
bambino ritornava al suo mondo neonato.
Verdi valli, poche casette umili, piccole figurine esili
sparpagliate come formichine.
Pianificare la costruzione delle case, osservare come
puntualmente le figurine eseguissero ogni comando;
disseminare campi, ergere muri, espandere il territorio.
Quante cose da osservare dalla sua lente incastrata
nella cupola, quante cose tutte sotto la sua
responsabilità.
La
scuola, semmai lo avesse mai interessato, ora era solo
tempo passato lontano dal gioco, il calcio e il nuoto
cose da fare prima di poter giocare, i genitori statue
di sale da sopportare pur di poter giocare.
La
sua civiltà procedeva, si evolveva, si ramificava… e poi
la nuova minaccia.
Gli altri.
Il
villaggio:
Alcuni cercano, altri costruiscono, altri interpretano
la volontà del Dio… ma non lui, lui ha l’onore di posare
la zappa e impugnare la lancia, lui è un guerriero!
Il
caso:
Abbiamo interrogato tutti, è allucinante, sembra che
ognuno demandasse agli altri, che firmasse solo per
accettazione e non centrasse nulla.
Quello continua a ridere.
Stanno analizzando i pezzi ritirati…
Sono solo scatole vuote!
E’
assurdo! Stando alla descrizione di chi lo ha usato, e
vi assicuro che ho letto almeno cinquanta rapporti
diversi, doveva essere dannatamente complicato e
tecnologico.
Ne
hanno aperti centinaia, smontati e triturati… niente,
solo gusci di plastica.
Non ci sono progetti tecnici in senso stretto, nessuno
schema, solo un demente che continua a ridere.
Il
bambino:
Il
gioco è multi giocatore, lo diceva la pubblicità e anche
la scatola; lui, la popolazione porpora, ora si era
espansa troppo e doveva fronteggiare sparute schermaglie
con la popolazione celeste.
Poi vennero gli smeraldo, gli arancioni in gran forze e
con spietatezza lui stesso estinse i gialli.
Creava caserme, forgiava armi e addestrava fanti,
cavalieri e dragoni.
La
sete di sangue lo porto alle mani con il suo vicino di
banco, scoperto leader dei nocciola.
Fragili alleanza, voltafaccia e dure rappresaglie
impegnavano veglia e sogni delle grasse meningi del
bambino.
Nessuna amicizia reale poteva esistere, ormai tutti
erano contro di lui.
Da
molte settimane lo stallo lo intrappolava, tante fazioni
contro di lui, un imperatore stretto da inganni e nemici
mortali, la frustrazione lo stava quali allontanando dal
gioco.
Ma
poi comparve il tempio.
Il
villaggio:
La
battaglia infuria ogni giorno, lui combatte con la forza
del suo Dio.
È
cresciuto e ora è generale, con la sua armatura lucente
comanda un intero esercito di fanti, caviglieri e
macchine d’assedio.
Malgrado tutto però la vittoria è sempre più lontana, ma
ora è comparso il tempio e il vecchio saggio ha scelto
anche lui tra i favoriti.
È
tempo di diventare un eroe.
Il
caso:
Gli hard disk sono puliti… non ci sono informazioni.
Non sono stati cancellati o altro, sembrano puliti come
appena usciti dalla fabbrica. Mi capite?
Macchine da migliaia di Euro come se non fossero mai
state usate!
Il
bambino:
Dal suo monocolo vide il saggio omino del villaggio
inneggiare direttamente al Dio, lui in persona, per
concedere la sua volontà e protezione e rivelare gli
eroi che avrebbero sconfitto tutti i nemici.
Iniziava la missione, anch’essa accennata a più riprese
nell’opuscolo informativo.
Il
tempio, un monumento al centro della sua valle,
vagamente piramidale, troneggiava sulla sua civiltà.
Il
saggio figurino, osservato da una folla di curiosi
figurini invasati, incoraggiava cinque scelti figurini a
entrare.
Possente Dio, dacci la benedizione.
Il
bambino premette il pulsante.
I
figurini entrarono e dopo molta scenografia e predizioni
ne uscirono mutati.
Il
mago, la guaritrice, il guerriero e l’arciere, i nuovi
eroi della missione contro le forze del male… ed infine
il quinto, il prescelto.
Il
saggio lo esaltò a lungo; apparentemente uguale a prima,
il quinto eroe sarebbe dovuto entrare nel tempio del Dio
nemico e attivare l’arma finale. Gli altri avrebbero
dovuto proteggerlo e il Dio guidare i passi verso la
vittoria.
Il
bambino era elettrizzato.
Il
villaggio:
Piccoli oggi neri, corpo appena abbozzato, una figurina
tra tante, appena caratterizzata.
Prima non lo aveva mai notato… forse prima non aveva mai
notato nulla di nulla.
Nella sua minuscola testolina è impresso il messaggio e
la sua missione; una strana e assurda verità muove ora i
suoi passi.
Il
suo Dio… lo sta osservando ora?
Il
caso:
Stanno cadendo molte teste, non solo la ditta è andata a
gambe all’aria, anche piccoli satelliti che producevano
i componenti.
Chi ha dato l’approvazione per il progetto? Chi ha dato
la libera vendita? Chi ha finanziato?
Il
bambino:
l
paesaggio della semisfera mutò e si stirò, la civiltà
porpora venne scansata di lato, lasciata in fedele
autonomia.
La
valle si arricchì di percorsi, foreste e labirinti,
infine comparve anche il tempio nemico, proprio sotto in
visore del bambino… ma i nemici non erano più di uno?
Il
grasso infante ora non era neanche più tanto obeso, in
quanto il cibo era secondario; erano secondarie anche le
lunghe discussione con i genitori, le proibizioni, gli
affettuosi ammonimenti e i divieti di giocare ancora.
Ma
nulla lo distoglieva dalla sua missione.
Il
guerriero falciava nemici, il mago lanciava azzurri
dardi mortali, l’arciere scovava sentieri nascosti e
tendeva imboscate, la guaritrice leniva ferite e creava
illusioni.
Il
tempio era sempre più vicino.
Il
villaggio:
L’eroe corre chino per il sentiero, si strige tra i suoi
forti compagni mentre intorno gagnolano frecce e sassi.
I
nemici sono dappertutto, lo attaccano senza sosta e loro
hanno quasi finito le energie.
A
che scopo combattere tanto? Se solo potesse dire quello
che ha imparato, se solo anche loro sapessero.
Dov’è ora il Dio, ora che hanno bisogno, ora che lo
invocano?
Il
caso:
Diventerà un processo infinito, forse riusciremo almeno
a dare il pazzo che ride in pasto alle famiglie dei
bambini.
Il
bambino:
Anche gli altri marmocchi erano immersi nella missione,
lo sentiva, li sentiva mormorare e congetturare, ma
inutile, lui sarebbe arrivato per primo.
Il
tempio del male era vicino, il guerriero si sacrificò
per bloccare un gruppo di nemici multicolore, il mago
stesso fu caricato da tutta l’energia del Dio e portò
con se un intero esercito con tanto di macchine di
assedio.
Anche l’incantatrice spiro, dando fondo alla sua arte
per guarire l’eletto e salvando la missione.
Le
porte erano vicine.
L’arciere si parò tra il prescelto e gli ultimi
rinnegati, fermando con il proprio corpo le lance
nemiche, le porte si aprirono grazie a una chiave magica
e l’ultimo eroe entrò nel santuario del male.
Ora solo lui sapeva come terminare il gioco.
Il
villaggio:
Sono tutti morti, tutti credendo in un disegno supremo,
in un essere il cui presunto amore valeva il sacrificio.
Un
essere che muove ogni singolo pedone solo per ludico
passatempo, un essere per cui ogni stilla di sudore
versata rappresenta solo un secondo lontano dalla noia.
Per fortuna Ora lui sa come terminare il gioco.
Il
caso:
Oggi ha detto qualcosa, anzi lo ha ripetuto tutto il
giorno.
Lo
ha detto quando gli abbiamo chiesto come si chiamasse il
gioco.
<Uccidi il tuo Dio!>
Lo
urla di continuo.
Il
bambino:
Il
bimbo, il Dio, aveva vinto; osservava avido dal suo
monocolo.
Era solo in casa, urlava dalla gioia ma non staccava
l’occhio dal visore.
Tutta la scena si deformò e il tempio divenne
preponderante, crebbe diventando trasparente e rivelando
al Dio l’interno della struttura.
La
figuretta arrivò ad un altare nero e tocco vari simboli,
una tele di selce nera spiccava dal centro dell’altare.
Alzò lo sguardo e fissò con le perlette nere dei suoi
occhi il bambino,
Parlò per la prima volta.
-
Vuoi veramente che la mia razza sia libera e felice? -
Disse con voce metallica.
Il
bambino esitò e stacco l’occhio cerchiato di rosso dal
visore per cercare nella stanza vuota qualche silenzioso
consenso, poi disse incerto.
-
Lo voglio. -
-
Allora che il gioco finisca. – E la figuretta toccò un
simbolo.
La
stele di selce nera vibrò e sparì dalla vista del
bambino, sentì uno schiocco secco e nulla più, fu
talmente rapido che neppure se ne accorse.
Non si poteva più muovere, sulla guancia sentiva
scendere qualcosa di caldo e denso, la vista lentamente
si annebbiava, nelle orecchie si spegnevano alcune
parole.
-
Mi fu rivelato che per essere felici e liberi era
necessario uccidere il proprio Dio. - Disse la
figuretta, prima di precipitare in un limbo indistinto
insieme a tutta la configurazione del gioco.
I
genitori trovarono con orrore il figlioletto ancora
appoggiato alla calotta di cristallo, l’occhio era
leggermente scostato dal visore, al posto dell’iride
aveva un cristallo nero conficcato.
Nella semisfera troneggiava la parola “Fine”, seguita da
una serie di frasi di ringraziamento.
-
Uccidi il tuo Dio! –
Urlava l’uomo folle nella stanza.
-
E’ il mio gioco preferito da moltissimo tempo. -
-
Portare ogni anima ingenua lungo le rive
dell’Acheronte,
dello Stige e
del Flegetonte. -