Il
bambino
di
Igor Lampis
Il
bimbo inizia a piangere forte.
La
madre si alza, nervosa e incazzata. Trattiene il respiro
e apre la porta della camera. “Zitto bastardo!” Si
allunga sul letto e gli molla un ceffone che lo rivolta
dall’altra parte.
Il
bimbo piange più forte. Si dimena come una bestia
inferocita.
Lei
continua a urlare imprecando su quel corpicino che
rifiuta di accettare. “Oggi ti ammazzo!” Grida con i
pugni chiusi rivolti al bimbo e le vene che le si
gonfiano sul collo e sulla fronte.
Ha
gli occhi pieni d'odio e sotto, scure occhiaie, sono
così marcate da dare l'impressione di esserci sempre
state.
È
una furia e maledice il giorno in cui si è fatta scopare
in quello squallido cesso da un figlio di puttana
sconosciuto in uno schifoso locale di pervertiti.
Non
era la prima volta che aveva rapporti del genere, ma
quell'avventura gli è costata cara.
A
causa di quel mostro che per nove mesi le è cresciuto
nel ventre e che ora piange guardandola negli occhi,
fissa, come se le stesse parlando, sta rinunciando a
tutto. Alle uscite con le amiche, agli appuntamenti dal
parrucchiere, alle faccende che saltuariamente sbrigava
a casa di qualche ricca e noiosa vecchia. Non sa bene
neanche lei perché, in fondo del figlio non le importa
niente, ma quell'essere le assorbe l'energia togliendole
la voglia di vivere.
Per
lui, lei è solo una riserva di latte da succhiare quando
lo stimolo della fame si fa sentire. E Lei lo odia con
tutte le forze. Se ne vorrebbe liberare, ma non è per
niente facile. Anche quando ha espresso la volontà di
abortire, perché non intendeva portare avanti la
gravidanza, tutti i medici a cui si è rivolta si sono
rifiutati di prendere in considerazione quella
possibilità, affermando che la vita è sacra e che non
sarebbe stato possibile andare contro un progetto
divino. Ma loro non se lo devono sorbire ogni maledetto
giorno.
Quel
mostro si lagna in continuazione, come un piccolo demone
venuto dall’inferno.
Sono
ormai cinque mesi che la donna è segregata in casa.
Solo, di tanto in tanto, riceve dei viscidi individui
che per un pompino o una scopata le allungano qualche
banconota che le consente almeno di mangiare. Ma quel
bastardo oltre a succhiarle le energie, prosciuga anche
i suoi risparmi.
Da
qualche settimana la donna ha smesso di comprargli i
panni. Che resti cagato e puzzolente. A lei non importa.
Anzi la sua morte sarebbe una liberazione.
L’odore nella camera è irrespirabile, ma la madre cela
il fetore tenendola sempre chiusa e spruzzando
deodoranti in tutti gli altri ambienti, in modo che i
suoi ospiti non possano sentire la puzza.
Per
coprire il pianto del mostro tiene sempre lo stereo a
manetta, e spesso, anche se non c’è nessuno in casa, il
volume è alto, per isolare quel coso che vive
nell’altra camera.
Sta
per mollargli un altro ceffone, ma poi ci ripensa e lo
solleva per un braccio, come un taglio di carne dal
macellaio.
Scopre la mammella e il piccolo le si attacca al
capezzolo stringendo la bocca.
La
donna urla. “Maledetto!” Le sta martoriando i seni.
Vorrebbe ucciderlo. Pensa a come fare.
Ma
all’improvviso il bimbo molla la presa e con uno scatto
le afferra la gola. Ha solo tre dentini, ma sono
sufficienti a reciderle la giugulare e a fare schizzare
via il sangue, come uno zampillo su una fontana.
Il
viso del piccolo è un lago di sangue. Ora non piange
più. Ride.