Il Commissario Cerca Moglie
di
Angelica Gallitelli
Città della Pieve (12 Aprile 2006)
E’
una mattina piovosa e gelida, nonostante che da sei ore
sia iniziata l’estate. Il commissario Michele sta
indagando su un omicidio-suicidio avvenuto a pochi
chilometri da Città della Pieve, ma nello stesso tempo
sta scrivendo una lettera al suo collaboratore Giacomino,
nella quale chiede di cercargli una moglie che gli dia
aiuto nel momento del bisogno e gli resti sempre fedele.
“Caro collaboratore ti chiedo di trovarmi una bella
ragazza dell’età di trentacinque anni, bionda, alta,
snella e con forme”- questo scrive al suo collaboratore
che si trova a Milano in vacanza. Nel frattempo, l’altro
collaboratore Antonio comincia a indagare e a far
pedinare una ragazza, che si presume sia l’assassina,
perché conosceva molto bene la vittima e da un mese si
frequentavano. Ben presto Michele scopre che quella
ragazza non è altro che la ragazza fattagli cercare da
Giacomino, in vacanza ancora per altri quattro giorni.
Così Michele inizia ad avere una relazione con lei e
affida il caso a Giacomino, dandogli come acconto €
250,00 per essere riuscito a trovare una ragazza così.
Giacomino insegue una sua pista e scopre che l’assassino
dell’avvocato Emiliano Cosconi è un giovane imprenditore
milanese, un certo Giovanni Cavalli, trovatosi a Città
della Pieve per affari. L’imprenditore ha avuto rapporti
con la droga ed essendo stato scoperto, il notaio voleva
togliergli il lavoro; ma l’imprenditore l’ha scoperto e
l’ha ucciso. Quindi Giovanni è mandato in cella di
sicurezza fino al giorno della sentenza, in cui il
giudice lo condanna per tre gravi capi d’imputazione:
omicidio preterintenzionale, traffico di droga e
sfruttamento dei minori (quest’ultimo capo d’accusa è
stato scoperto dopo alcune immagini scattate da alcuni
genitori che, insospettiti della stanchezza dei figli,
li hanno seguiti e hanno scoperto il peggio); dovrà
scontare trenta anni di reclusione. Dopo aver svolto il
caso, Giacomino telefona a Michele che intanto era a
cena con Antonia, e gli dice di aver arrestato
l’assassino. Michele, congratulatosi con l’amico, gli
invia l’allettante somma di € 2500,00 scrivendogli anche
una lettera: “Grazie caro collaboratore Giacomino, ti
affido l’incarico di detective a vita”. Giacomino che
aveva capito di aver perso l’amico-collaboratore,
prepara dei volantini con scritto: “Cercasi commissario
sui quaranta anni, gli sarà garantito vitto e alloggio.
Per informazioni rivolgersi alla centrale di polizia di
Città della Pieve”. Dopo due giorni, si presenta alla
centrale un giovane di quaranta anni di nome Martino che
è messo subito a lavoro per risolvere un omicidio di un
ricco finanziere chiamato Carletto. Quest’ultimo,
infatti, aveva scoperto che la moglie lo tradiva con un
attore bello e affascinante e voleva uccidere la moglie,
ma la moglie lo ha preceduto, inscenando un finto
suicidio. Giacomino e Martino giunsero sul posto e
trovarono, vicino al cadavere, una valigia contenente €
5000,00 che servivano ai due amanti per scappare in
India. Giacomino così salì di corsa in macchina e in un
battibaleno arrivò all’aeroporto, dove riuscì a fermare
i due. Passa un mese e Michele e Antonia annunciano al
commissariato di aspettare una figlia che chiameranno
Annarosa. Intanto anche il collaboratore Antonio si è
dimesso per stare vicino alla moglie che appena
partorito. Giacomino dice tra se e se: “Beati loro che
hanno una moglie e un figlio, io non ho nessuno”. Gli fa
eco Martino: “Sì, hai proprio ragione, pensa che io sono
stato abbandonato dalla nascita”. Giacomino, dando una
pacca sulla spalla a Martino dice: "Mi dispiace". Per
consolarlo, Giacomino gli racconta di come ha trovato la
moglie a Michele.