[Home]|[Racconti]|[Disegni]|[Forum]|[Interviste]|[Fumetti]|[Concorso]|[Recensioni]  
  [Vampiri]|[Segnalazioni]|[e-Book]|[Chi siamo]|[Cortometraggi]|[Link]  
 
Biografia dell'autore

 

 

 

 

 Il lungo viaggio

di

Andrea Ceccarelli

 

 

È un freddo pomeriggio d’inverno a ridosso di Capodanno. Potrei fare una bella passeggiata, in fondo oggi è sabato, non lavoro, e cosa c’è di più rilassante che starsene all’aperto a respirare un po’ d’aria pura a contatto con la natura… Troppo freddo. Non ne ho voglia. Accendo la televisione. Sono le quattordici e cinquanta, non è che ci sia molto da vedere: una telenovela, della pubblicità, una televendita, gente che discute… Sto per spegnere, quando il televisore mi precede. ‘Sarà andata via la corrente’ – penso. Apro la porta d’ingresso della mia abitazione per verificare se nelle scale condominiali c’è luce, ma anche lì niente. D’istinto guardo la vetrata che da all’esterno e con incredibile stupore vedo che fuori è quasi buio. Sono le tre del pomeriggio, la tv non ha parlato di eclissi di sole ed io non ho bevuto, né tantomeno sto sognando. Rientro in casa, chiudo la porta e mi ritrovo nell’oscurità. È come se fosse notte: è notte! Una tenue luce rossastra che proviene dall’esterno, attraverso le finestre, illumina il salotto. Dalla terrazza sul retro scorgo un paesaggio scuro, spettrale, illimitato, diverso. A passo veloce mi reco in cucina, dove la luce è più intensa, apro la finestra e mi affaccio al balcone che guarda a sud est, nella parte anteriore del palazzo, difronte la strada e l’abitato di case.

Davanti a me si apre un deserto infinito, illuminato da una specie di luna cremisi molto grande all’orizzonte. Per un attimo rimango ad ammirare stupefatto quel paesaggio lunare. Nulla di ciò che era prima, o che vagamente possa ricordare il ventunesimo secolo, si può vedere. Non una macchina, una persona, un lampione, una casa, un albero, un rumore, un cane… Niente! Solo deserto. Un’immensa distesa pianeggiante di terra arida e sabbiosa, con  all’orizzonte una luna piena di colore rosso vivo.

Paura e terrore pervadono il mio corpo, i miei sensi, la mia mente che pure è viva, lucida. Chiudo gli occhi. Grido! Poi grido ancora più forte, con tutto il fiato che ho, come a volermi svegliare da un brutto sogno. Negli incubi del sonno a volte funziona. Io però non sto sognando. Un po’ intontito riapro gli occhi. Nulla del paesaggio difronte a me è cambiato. Non posso razionalizzare alcunché. Corro allora fuori casa ad esaminare più da vicino quel tetro ed arcaico paesaggio. Mentre prego Dio, dal quale non mi ero mai sentito così abbandonato, inizio a camminare verso il rosso orizzonte con le lacrime agli occhi. Mi sembra di muovermi sulle sabbie mobili. Il mio passo è stanco, sono terrorizzato, non so cosa fare. Perdo conoscenza.

Quando riprendo i sensi, tutto è ancora immutato. Nulla è diverso rispetto a prima, salvo il fatto che ora non vedo più la mia casa. Devo aver camminato così tanto che probabilmente mi sono allontanato senza neppure rendermene conto. Mi alzo da terra e, seppur molto stanco, continuo il mio cammino nella direzione della luna rossa all’orizzonte. Che altro potevo fare del resto, in questa terra desolata senza spazio né tempo!?

Dopo pochi minuti o forse ore, chissà, sono ancora solo a camminare verso quella maledetta luna che sembra sempre più grande e più vicina. La sola cosa che mi da forza è la reale possibilità di trovarmi in un incubo e di svegliarmi al più presto sul mio letto. Di fatto o non mi sveglio, o tutto ciò è incredibilmente reale. Ma allora che ci faccio in questa dimensione spazio-temporale a dir poco grottesca? Come ci sono finito? Perché? Ma soprattutto: come posso uscirne?

Improvvisamente un boato assordante irrompe come un tuono nell’irreale silenzio che aveva regnato sino a quel momento. Voltandomi, vedo correre verso di me losche figure dall’aspetto tutt’altro che rassicurante. Non riesco a distinguerle, ma si avvicinano velocemente e sembrano piuttosto grandi e minacciose. Quando sono a poche centinaia di metri, illuminate dalla luce della luna di fronte a loro, riesco a vederle nitidamente. Terrificanti! Gigantesche. È come se tutti i mostri partoriti dalla fantasia umana si siano dati appuntamento qui per spaventarmi, forse uccidermi.

Una specie di enorme ragno dalla testa umana si muove veloce sulla sabbia, avvinghiandosi ad un gigantesco essere tentacolare che invece della testa è privo. Bestie dal volto umano orribilmente trasfigurato e uomini dal corpo deforme col muso di animali terribili e feroci. Un esercito dell’orrore, una squadra di mostri primitivi e primordiali il cui unico intento sembra essere quello di volermi schiacciare come un minuscolo e insignificante insetto.

Prima di svenire ricordo soltanto di aver tracciato con i piedi, sul terreno sabbioso, una stella a cinque punte, e di esservi rimasto in ginocchio, entro il perimetro, con gli occhi chiusi e le mani giunte. Non so perché l’ho fatto. Quando riprendo conoscenza, mi ritrovo apparentemente cosciente in una luce quasi accecante. Il cielo è limpido e azzurro, il sole caldo e luminoso. Sono nella bellissima piazza del mio paese tra i molti turisti, intenti ad ammirare le preziose opere rinascimentali che mi circondano, un po’ sbigottiti nel vedermi al centro della piazza, inginocchiato entro il perimetro di una stella a cinque punte disegnata a terra.