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Biografia dell'autore

 

 

 

 

Il Tatuaggio del Demone

di

Vann

 

 

“Sentivo freddo. Sembrava come se una gelata mortale si fosse imbattuta all’interno della mia abitazione. Ancor prima di accendere le luci mi accorsi già che qualcosa non quadrava. Le pareti erano umide, il pavimento si era contorto in pieghe mai viste prima. E poi, quell’odore strano. Mi accorsi di una finestra spalancata ma, pensai, fuori non vi era non più di una ventina di gradi. Perciò, quel freddo da dove proveniva?

All’improvviso sentii un piagnisteo, un singhiozzare di una voce che molto assomigliava a quella di una bambina. Proveniva dalla stanza da letto. Mi affrettai ad andare, ma più mi muovevo e più quel piagnisteo si trasformava in una risata plebea.

Finalmente, dinanzi alla porta della camera da cui proveniva quello strano suono, tirai giù la maniglia.

Nulla.

Provai ancora.

Niente da fare.

Decisi cosi di dargli uno spintone: uno..due..tre. La porta si spalancò ancor prima che la mia spalla urtasse contro di essa. Caddi a terra. La mia faccia fu tagliata da dei vetri che vi erano a terra, le mie gambe furono falciate da dei fili di ferro tesissimi. Fu un attimo e mi ritrovai a terra quasi squartato. Il sangue spruzzava da ogni parte del mio corpo. MIO DIO..!!

Le parole mi si appiccicarono al palato, non riuscivo né a gridare né a muovermi. Quando all’improvviso, da sopra il letto, scorgo una sagoma. Prima mi guarda quasi se cercasse di riconoscermi, poi m’inizia a fissare. Lentamente il suo sguardo si trasforma in un ghigno contorto e sinistro. E poi mi parlò. “Ciao papà..ti è piaciuta la sorpresa che ho fatto solo per te?”. Un brivido mi percorse lungo tutta la spina dorsale. Volevo gridare aiuto, desideravo poter reagire ma ero paralizzato. La figura demoniaca mi parlò di nuovo, ora con un tono quasi isterico: “PAPA’..non dirmi che non ti è piaciuta la sorpresa? Lui se la prenderebbe se non sei stato felice”. Lui? Di chi stava parlando, pensai. In quella stanza c’eravamo solo io e..mia figlia.

Avvertii uno spostamento d’aria. Un suono metallico mise in allerta i miei sensi e, solo quando mi accorsi da dove proveniva, la mia testa era già stata tagliata in due e giaceva li, sul pavimento, con gli che fissavano un’unica forma: quella croce posta all’ingiù sul collo di quel tizio. Era un tatuaggio e ne risi.”

 Mi chiamo Igor Throlbah è sono un veggente. Quelle furono le parole di un tizio di nome Alexus. Mi venne in sogno. A volte quando sogno determinati eventi vogliono dire che il fatto è già accaduto. Allora, per quale motivo mostrarmi la sua fatidica morte?. Andai così dal mio amico Thomas, Ispettore distrettuale, a raccontargli quel che avevo sognato. Thomas ed io ci conoscevamo da quando eravamo piccoli e ha sempre creduto in quel che gli dicevo, ma, questa volta, non fu così.

<< Una bambina demone che trae in inganno il padre in una stanza per poi mozzargli le gambe e farlo uccidere da un suo amico o chi che sia? DIO..Igor. Ho sempre creduto in te, ma questa volta hai superato te stesso.. Non posso muovere un’indagine su un fatto simile, mi dispiace>>

<< Non ti sto chiedendo di muovere un’indagine, probabilmente quell’uomo sarà già morto. Voglio solo capire perché me l’abbia voluto dire in quel modo e perché proprio a me..>>.

<< Bene..e come pensi di capire tutto questo?>>.

<< Andando a casa sua Thomas…>>

<< A si perfetto, buona fortuna allora Igor..>>

<< Se sono qui, Thomas, e per chiederti il tuo aiuto. Non so come rintracciare la casa di quest’Alexus e tu potresti darmi una mano..>>. Vidi il viso di Thomas perso in mille pensieri. Passò un lungo silenzio, fin quando si decise a darmi una mano. Mi disse di attenderlo nel suo ufficio mentre lui sarebbe andato a trovare l’indirizzo di quel tizio.

Trascorse una mezzoretta abbondante quando lo vidi arrivare verso l’ufficio. Era alto, un fisico atletico. I capelli erano raccolti in una coda, i suoi occhi avevano un colore strano, quasi miele. E poi la vidi. La croce all’ingiù sul suo collo, la stessa che aveva visto Alexus quando era morto. La mia mente ci mise un po’ per connettere le due cose, ma il mio corpo no. Aprii tutti in cassetti della scrivania di Thomas nella speranza di trovarla. Primo cassetto: nulla. Secondo cassetto: solo scartoffie. Merda. Terzo cassetto: una beretta 9000, proprio quella che cercavo.

La porta si spalancò, puntai la pistola e sparai. Per poco non lo centrai alla nuca.

<< IGOR, ma ti è dato di volta il cervello? Per poco non mi facevi saltare le cervella…>>. Era Thomas. Dov’era il tizio con il tatuaggio?

<< MERDA. Era qui un attimo fa ne sono certo..>>

<< Di chi stai parlando Igor?>>

<< Dell’uomo col tatuaggio. Lo stesso che ha ucciso Alexus, era qui..>>. Thomas mi si avvicinò e mi tolse la pistola dalle mani. Mi diede un colpetto sulla spalla e poi disse: << Avrai avuto un’altra delle tue visioni Igor. Ma presto lo scopriremo. Su, infilati la giacca e andiamo..>>

<< Andiamo dove?>>

<< A casa di Alexus, no?>>.

 Ero felice che Thomas avesse deciso di accompagnarmi in questa storia. Ma quando arrivammo a casa di Alexus entrambi ci percorse un brivido. La casa era circondata da alberi secolari, un’inferriata sinistra circondava tutta l’abitazione, per non parlare delle finestre. Si spalancavano e si richiudevano con forza da sole.

<< Ma cosa diavolo possiede questa casa?>> dissi.

<< Nulla che possa impedirci di entrare. Ho caricato il bagagliaio di un po’ di roba che potrà servirci. Su vieni Igor..>>. Lo seguii. Aprì il bagagliaio dell’auto e rimasi esterrefatto. Vi erano fucili, pistole, coltelli, torce, visori notturni.

<< Thomas ma cosa diavolo c’è ne facciamo di tutta questa roba. È solo un’ispezione curiosa, no una carneficina..>>.

<< Da quel che mi hai raccontato, il povero Alexus è stato vittima di una carneficina. Dato che tengo alla mia vita, ho preso le dovute precauzioni..>>.

Mi convinse di prendere anche per me delle precauzioni e decisi di armarmi solo di una pistola e di una torcia.

Ci avviammo verso l’entrata della casa. Thomas mi precedeva. Arrivati alla porta, bussammo ma non ricevemmo risposta. Così forzammo la porta ed entrammo. L’ambiente era umido, il pavimento era contorto in pieghe mai viste. Proprio come Alexus me l’aveva mostrato. Le luci della casa all’improvviso iniziarono ad accendersi e poi a spegnersi prima lentamente poi sempre più veloce. L’effetto creato da quello accendi - spegni di luci bastò a farci perdere l’orientamento. M’iniziò a girare la testa. Infine si spensero del tutto e tutte le lampadine scoppiarono una dopo l’altra. Acesi la torcia. Davanti a me vi era un mostro. I suoi occhi erano incavati verso l’interno, la faccia contorna e le labbra tagliuzzate. Non seppi che fare. L’istinto mi disse di gridare, ma la ragione guidò il mio braccio. Gli diedi un al viso col gomito. Lo incassò e cadde a terra. Spensi la torcia e mi avvia verso l’uscita. Ma mi bloccai. Thomas? Dov’era finito Thomas?

Sentii dal piano superiore dei vetri infrangersi. Corsi fuori per capire quale delle finestre si fosse frantumata. Ma vidi solo un corpo a terra. Era piccolo. Era la bambina.

<< IGOR..SPOSTATI..>> mi gridò dall’altro una voce che riconobbi. Era Thomas. D’istinto feci come mi disse. Mi spostai di qualche passo, ma non bastò. Thomas sparò, con il suo fucile a canne mozze, al cranio della bimba. Il mio viso fu comparso di carne e sangue.

<< MERDA..THOMAS, l’hai uccisa?..>>. Con un balzo cadde anche lui giù, ma non si fece nulla.

<< Ho dovuto. Quella bestiolina mi ha minacciato con un’accetta tre volte più grande di lei.. Ho cercato di leggergli i suoi diritti ma nel farlo per poco non finivo morto come Alexus..>>.

<< Beh in questo caso non hai torto. Io ho atterrato un essere orribile che mi è apparso all’improvviso non appena si erano spente le luci.. Ma non so che fine abbia fatto…>>.

<< MALEDIZIONE..>> esclamò Thomas.

Quando all’improvviso sentimmo un rumore meccanico, simile a quello che precede l’azionamento di una moto sega. Infatti, non mi sbagliavo. Dall’uscio della porta riapparse la stessa figura di poco prima. Il colpo al viso più che oltraggiarlo, l’aveva reso ancor di più mostruoso.

<< FERMO O SPARO..>> gridò Thomas, puntandogli il fucile a canne mozze. Ma il tizio non si fermava. Thomas a quel puntò non esitò, sparò. Il colpo lo colpì in pieno, al viso. La testa si staccò dal corpo, riducendosi in poltiglia. Il corpo però continuava a vacillare lentamente verso di noi. Lo sparammo più volte, ma niente da fare. Cadeva e poi si rialzava.

<< IGOR, all’auto presto. Qui ci rimettiamo la pelle. CORRI…>>. E cosi facemmo. Corremmo verso l’auto continuando a sparare, invano, contro quel corpo che poco aveva d’umano.

Finalmente arrivammo all’auto e senza perdere un attimo di tempo ci infilammo al suo interno.

Dopo due tentativi, l’auto si accese e lasciammo quella scena orribile sgommando.

<< Non ho mai visto nulla di simile Igor.. Quello era un mostro..>>.  Così mi disse Thomas quando ci fummo allontanati di un paio di chilometri dall’abitazione di Alexus.

Aprii il paraocchi dell’auto e mi guardai in quello specchietto al suo interno. Vi erano ancora delle macchie del sangue della bambina. Vi era anche un altro particolare che mi bloccò. Una macchia sul collo attirò la mia attenzione. Era nera, lunga, con quattro spigoli.

Era una croce, una croce rivoltata all’ingiù. Cos’ero diventato? Avevo ucciso io Alexus?

Mi ricordai il volto della bambina prima di essere spappolato dal fucile di Thomas. Era integro. Nessun sorriso contorno o piaghe. Nel mio sogno c’è le aveva.

Capii di aver vissuto un déjàvu. Thomas aveva ucciso un’anima innocente. Alexus non era non era ancora morto perché lo vidi fermo davanti al bar che qualche secondo prima abbiamo superato.

Chi è il mostro allora? Chi è il tizio col tatuaggio che ucciderà Alexus?

Sono io.

Impugnai il fucile a canne mozze, lo puntai al cranio e sparai. Una scena magnifica. La testa di Thomas rimase spiccicata per metà sul volante e per metà sulla portiera.

L’auto perse il controllo. Si ribaltò su due ruote. Un camion passò e mi prese in pieno. L’auto fece un volo d’un paio di metri. Ma ero sicuro di rialzarmi.

In fondo, l’avevo appena visto con i miei occhi.