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Biografia dell'autore

 

 

 

 

Il buio denso

di

Anna Santoro

 

 

Raccolgo le foto sparse sul tavolo. Vecchie foto in bianco e nero dai margini dentellati, come si usava una volta.

Penso al bambino serio ritratto in questi scatti, penso a una storia di cui non ho parlato mai con nessuno, una vecchia storia di quando ero incinta di quel bambino.

Mi torna in mente il casale antico con le stanze dai soffitti troppo alti dove abitavo. Quando rimanevo sola in quella casa la sera, sentivo il freddo entrare nelle ossa e correvo a mettermi sotto le coperte.

Successe una di quelle sere.

Rabbrividivo aspettando che le lenzuola umide cominciassero a scaldarsi e mi sembrò di sentire un rumore lontano. Rimasi in ascolto in silenzio.

Passi percorrevano lenti il corridoio al piano di sotto, passi salivano cadenzati le scale e cadenzati si avvicinavano alla mia camera. Poi si fermarono.

Tenevo sempre socchiusa la porta della mia stanza quando andavo a letto, per lasciare fuori il freddo e il resto della casa troppo vuota, e nella poca luce, la vidi scostarsi un poco, come per una corrente d'aria. Avrei voluto gridare, saltare fuori dalle coperte, nascondermi, invece potevo solo a restare schiacciata  nel letto, risucchiata in un torpore colloso, come un corpo di pietra, senza lingua nel palato, senza bocca.

Un buio grumoso scivolava nella stanza, si ammassava sotto la soglia come un enorme panno molle di fango, poi cominciò ad avanzare verso di me e aveva i passi pesanti che avevo sentito sulle scale.

Un tonfo sordo dietro l'altro e si fermò al mio fianco.

Dita ossute di una mano lunga e nera si allungavano come fiutando il calore del mio corpo, e strisciando si poggiarono sulle coperte. Una morsa cominciò a stringermi con forza un braccio, sentivo il gelo affilato insinuarsi sotto i panni, sotto la pelle, nella carne, e poi una voce innaturale.

“Il piccolo che aspetti ha due destini” - diceva - “ morire ancora bambino, oppure diventare un assassino, un criminale inesorabile. Sarai tu a decidere, sarai tu a  scegliere.”

Poi il buio denso allentò la stretta intorno al mio braccio.

Mi tirai su gridando, mi rannicchiai contro la testata del letto e coprii le orecchie con le mani per non sentire nulla, solo la mia voce che ripeteva disperata una preghiera di quando ero bambina.

Ho continuato a ripetere quella preghiera mille volte.

Di quella sera non ricordo altro. Continuo ad avere un buco vuoto nella mente, come una registrazione nera su di un nastro, e poi il risveglio in terapia intensiva. Ero caduta dal letto riportando un trauma cranico. Avevo anche dei lunghi lividi scuri sul braccio. Mi spiegarono che me li ero procurati nella caduta.

Dopo poco nacque il mio piccolo. Assai presto quel bambino tranquillo e silenzioso mi diventò estraneo, ostile. Assai presto  capii che era un bambino cattivo. Aveva occhi scuri e densi. Cattivi.

Ho cominciato ad avere paura di lui.

Aveva poco più di due anni quando ho trattenuto la sua testa sotto l'acqua mentre gli facevo il bagno. L'ho tenuto giù finché non si è più mosso. Ricoperto dall'acqua azzurrina della vasca era tornato ad essere tranquillo e silenzioso.

Hanno detto che sono pazza, i giudici hanno stabilito che non sono in grado di intendere e di volere, ma loro non lo sanno che il buio denso mi aveva detto gSarai tu a decidere, sarai tu a  scegliere.h