Legami di Sangue
di
Gaetana
Fiorella
Peter era appena rientrato da un pomeriggio in
biblioteca, era stata una giornata pesante, ma era
sempre meglio della noia che avrebbe sopportato a casa.
Ormai erano mesi che i suoi genitori si erano separati e
suo padre era solito andare a trovarli ogni fine
settimana. Arrivato a casa, aprì la porta e notò subito
che c'era qualcosa di strano, l'abitazione era immersa
in uno strano silenzio ed era tutto sotto sopra. Sua
madre di solito era una manica dell'ordine e a quell'ora
era sempre a casa.
“Mamma, sono tornato. Dove sei?”girdò mentre riponeva la
sua roba sulla sedia dell'ingresso. Ma non ottenne
alcuna risposta, inoltre non trovò nessun messaggio. Si
diresse verso la cucina ed aprì il frigo per vedere cosa
ci fosse da mangiare quella sera, all'istante vide che
in bella mostra vi era un vassoio pieno di fegato
fresco.
“Mmh, buono c'è il fegato per cena”. Prese una padella
dalla credenza per cuocerlo come piaceva a lui con tanto
burro. Sì lavò le mani diligentemente e preso
l'asciugamano non potè fare a meno di notare la grossa
macchia di sangue che impregnava quel tessuto candido,
inoltre sulla mensola accanto al frigo notò un coltello
da carne anch'esso sporco di sangue.La cosa gli sembrò
strana, poichè sua madre Linda lasciva sempre tutto in
ordine. Sicuramente c'era una spiegazione a tutto e non
era il caso di preoccuparsi senza una ragione.Dopo aver
preparato la tavola, si accomodò e aspettò che sua madre
rientrasse. Ma aveva troppa fame così iniziò a mangiare.
Era davvero delizioso, così decise di prendere un'altra
piccola porzione. Improvvisamente sentì un rumore alle
sue spalle, si girò, sembrava provenisse dalla cantina.
Si alzò dirigendosi con passi lenti verso il corridoio
buio. Man mano che si avvicinava i rumori cessarono.
Peter iniziava ad avere paura. Una paura che per lui in
quel momento sembrava irrazionale. Accusò un brivido
lungo la schiena. La casa era gelida anche se era
l'inizio dell'autunno e le giornate erano ancora miti.
“Mamma sei tu?” chiese con voce flebile. Ma non udì
nulla. Passando davanti al salotto sentì un odore
strano, accese la luce ed una scena raccapricciante si
stagliò davanti ai suoi occhi ricolmi di paura.
L'intera stanza era ricoperta di sangue. Si portò una
mano sulla bocca come a voler soffocare un urlo di
terrore. Il suo cuore accellerò i battiti, rimase come
paralizzato. Mille pensieri si affollarono nella sua
mente.Di chi era tutto quel sangue, forse era successo
qualcosa a sua madre, doveva trovarla. No la cosa
migliore era chierdere aiuto.
Senza indugiare corse a più non posso verso la porta
d'ingresso ma mentre stava per aprirla sentì il tocco di
una mano gelida sulla sua spalla destra. Lanciò un urlo
e in un istante si voltò. Con grande sorpresa si trovò
di fronte suo padre, o almeno gli somigliava molto
nell'aspetto, a parte i denti aguzzi e gli occhi di un
rosso acceso. Per un istante si illuse che i suoi occhi
lo stesserò tradendo, o che fosse tutto uno scherzo.
“Papà che ci fai qui?”, balbettò con voce tremante. Suo
padre gli sorrise in un modo sinistro.
“Salve ragazzo.” Peter di fronte a quell'essere che
certamente non era più suo padre indietreggiò.
“Tu non sei mio padre! Chi sei?! Dov'è mia madre!”,
gridò Peter e l'essere si avvicinò a lui e gli rispose
con una ristata tetra. Il demone si protese per
afferrargli il bracio ma Peter si divinciolò e
nonostante le sue gambe tremassero, si girò e corse
terrorizzato su per le scale chiudendosì nella sua
stanza. Barricò porta e finestre e spense la luce per
cercare di eludere quello spregevole assassino.
Udì i passi dell'essere che si avvicinavano alla sua
porta. Mentre la paura si fondeva stranamente ad un
incredibile senso di eccitazione. Ma cosa gli stava
succedendo?
“Su Peter esci, non ti farò del male. Tu ormai sei come
me.”
“Tu sei un mostro io non sono come te!” urlò Peter.
“Com'è stata la tua cena, Peter? Ora la tua mammina sarà
per sempre dentro di te!” rise di gusto.
Peter rimase paralizzato dalle parole del demone dietro
la porta. Si voltò verso lo specchio. I suoi occhi
emanavano bagliori scarlatti nel buio intenso della
stanza. Sorrise accarezzando con la lingua i suoi denti
aguzzi.