[Home]|[Racconti]|[Disegni]|[Forum]|[Interviste]|[Fumetti]|[Concorso]|[Recensioni]  
  [Vampiri]|[Segnalazioni]|[e-Book]|[Chi siamo]|[Cortometraggi]|[Link]  
 
Biografia dell'autore

 

 

 

 

Noir & colori in una notte di plenilunio

di

Vito Pirrò

 

Mi trovavo in uno squallido bar. Una bettola per ubriaconi rissosi. Un carnaio colmo di persone vuote, senza una vita né cercata né voluta. Da quello sgabello sono caduto parecchie volte, in preda ai fumi dell'alcol, che ti portano a vomitare tutto lo schifo di questo mondo abbracciando la tazza del cesso di quella bettola. A quei tempi potevo nascondermi nella nebbia grigiastra di una Marlboro rossa, sotto una luce smorta e intermittente, che dal soffitto colava come muco sulla mia figura consumata dal passare veloce dei giorni in uno stato di dormiveglia emicranico, e dalle notti confuse,  piene di ricordi annegati. Non mi preoccupavano gli sguardi disgustati delle altre persone, il mio bicchiere di whisky bastava a farmi compagnìa; i cubetti di ghiaccio tintinnavano contemporaneamente al tremore delle mie mani, che riuscivano comunque a portare a termine il viaggio fino alla mia bocca rovente e incatramata.
Ascoltavo il brusio alle mie spalle, tra biglie da biliardo che cocciavano dopo la frustata di una stecca, e baldracche attempate che ridevano forzatamente mostrando cosce venose ricoperte di creme, sperando di racimolare qualche dollaro con una scopata da qualche maiale ubriaco. La pioggia impastava tutto picchiettando forsennatamente sui vetri opachi del locale, le gocce graffiavano le finestre, i lampi, attraverso di esse, illuminavano l'interno; ci mostrava per quello che eravamo: la foto dello squallore. Ho aspettato fino alle 23:30 prima di andarmene, avevo un appuntamento con Tony, detto "il mercante". Se hai bisogno di qualsiasi cosa, vai dal mercante: potrebbe trovarti il Diavolo in persona e portartelo di fronte se ne avessi bisogno. L'appuntamento era in un vicolo a due isolati dal bar, alle 23:50. Così ho indossato il mio spolverino nero, e appena fuori dal locale, sotto l'insegna al neon blu "Billy's bar", mi sono alzato il bavero per proteggermi dagli schiaffi di vento e pioggia, e ho cominciato a camminare. A ogni passo i pensieri riaffioravano dal whisky che avevo in corpo per prendere una boccata d'aria: immagini confuse di sangue e morte. Scorribande notturne di un assassino, incapace di ricordare in modo netto e distinto le sue nefandezze; solo delle diapositive di mutilazioni, di volti terrorizzati, di ferocia inaudita. Una ferocia che non volevo.

Mancavano dieci minuti all'incontro col mercante e maledivo la pioggia che si attenuava.

Ciò che mi fece diventare un assassino fu un’aggressione durante un mio viaggio in India una decina di anni fa. Ero un normalissimo uomo d'affari in vacanza, immerso nella festa dei colori a Holi. Vivaci colori che la gente, riversata in strada, si buttava addosso creando un'atmosfera magica, quasi fuori dal tempo... Travolto dall'euforia della festa finii in uno sporco vicolo, con spazzatura e topi in cerca di cibo. Il primo plenilunio di Marzo illuminava quell'angolo di marciume che contrastava col mio corpo tinteggiato di arcobaleno. Mi girai per uscire dalla tenebra e rituffarmi nella magia, ma non ci riuscii, venni aggredito alle spalle senza quasi accorgermene. Una ferita al collo che mi causò una estenuante lotta tra la vita e la morte. E pensare che la festa simboleggia il trionfo del bene sul male...
Non vidi il mio aggressore, sentii solo la forte fitta al collo, poi il buio.

La pioggia ha smesso di cadere, maledizione.

Quando sono arrivato al luogo dell'appuntamento, il mercante era già lì ad aspettarmi, immerso nelle tenebre, con il baule della Pontiac aperto:

« Ciao mercante, hai quello che mi serve?»

« ... Tu hai la grana?»

Dopo aver tirato fuori una mazzetta di dollari dalla tasca dello spolverino, il mercante mi ha consegnato un sacchetto, controllato il contenuto ho rivolto il mio sguardo al cielo; le nuvole si stavano diradando. Ho ripreso a camminare affrettando il passo, per arrivare fino al mio appartamento poco distante dal mio incontro con Tony, e i pensieri cominciarono a riaffiorare.

Dopo l'aggressione in quel vicolo iniziò il mio incubo vero e proprio. Quando vedi i telegiornali che parlano di omicidi efferati, quando ti trovi in tasca oggetti di cui non ricordi la provenienza, quando ti risvegli nel tuo letto pregno di sangue altrui, ti rendi conto di essere diventato un mostro, e nulla di più. E quando ti rendi conto di tutto questo, è troppo tardi. Ed ecco nascere e crescere la depressione, passare le giornate al bancone del Billy's bar per affogare e stordire te stesso, senza minimamente scalfire il tuo alter ego.

Arrivato al mio appartamento mi sono seduto vicino alla finestra, con la luna piena che mi sorrideva sarcastica, convinta di potermi regalare un'altra notte spietata e brutale. I tremolii alle ossa cominciavano a divenire dolore, i pensieri a incupirsi, l'odore del sangue a penetrarmi nelle narici a chilometri di distanza. Lunghi peli ramati e zanne. Il mostro è galvanizzato e pieno di eccitazione, l'uomo è depresso, demolito dall'essere obbligato a diventare il male. Aprirò il sacchetto che mi ha consegnato il mercante e prenderò il proiettile d'argento da inserire nel tamburo della pistola. E nel puntarla alla mia tempia vi chiedo scusa, donerò libertà a voi e soprattutto a me stesso.