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Noir &
colori in una notte di plenilunio
di
Vito
Pirrò
Mi
trovavo in uno squallido bar. Una bettola per ubriaconi
rissosi. Un carnaio colmo di persone vuote, senza una
vita né cercata né voluta. Da quello sgabello sono
caduto parecchie volte, in preda ai fumi dell'alcol, che
ti portano a vomitare tutto lo schifo di questo mondo
abbracciando la tazza del cesso di quella bettola. A
quei tempi potevo nascondermi nella nebbia grigiastra di
una Marlboro rossa, sotto una luce smorta e
intermittente, che dal soffitto colava come muco sulla
mia figura consumata dal passare veloce dei giorni in
uno stato di dormiveglia emicranico, e dalle notti
confuse, piene di ricordi annegati. Non mi
preoccupavano gli sguardi disgustati delle altre
persone, il mio bicchiere di whisky bastava a farmi
compagnìa; i cubetti di ghiaccio tintinnavano
contemporaneamente al tremore delle mie mani, che
riuscivano comunque a portare a termine il viaggio fino
alla mia bocca rovente e incatramata.
Ascoltavo il brusio alle mie spalle, tra biglie da
biliardo che cocciavano dopo la frustata di una stecca,
e baldracche attempate che ridevano forzatamente
mostrando cosce venose ricoperte di creme, sperando di
racimolare qualche dollaro con una scopata da qualche
maiale ubriaco. La pioggia impastava tutto picchiettando
forsennatamente sui vetri opachi del locale, le gocce
graffiavano le finestre, i lampi, attraverso di esse,
illuminavano l'interno; ci mostrava per quello che
eravamo: la foto dello squallore. Ho aspettato fino alle
23:30 prima di andarmene, avevo un appuntamento con
Tony, detto "il mercante". Se hai bisogno di qualsiasi
cosa, vai dal mercante: potrebbe trovarti il Diavolo in
persona e portartelo di fronte se ne avessi bisogno.
L'appuntamento era in un vicolo a due isolati dal bar,
alle 23:50. Così ho indossato il mio spolverino nero, e
appena fuori dal locale, sotto l'insegna al neon blu "Billy's
bar", mi sono alzato il bavero per proteggermi dagli
schiaffi di vento e pioggia, e ho cominciato a
camminare. A ogni passo i pensieri riaffioravano dal
whisky che avevo in corpo per prendere una boccata
d'aria: immagini confuse di sangue e morte. Scorribande
notturne di un assassino, incapace di ricordare in modo
netto e distinto le sue nefandezze; solo delle
diapositive di mutilazioni, di volti terrorizzati, di
ferocia inaudita. Una ferocia che non volevo.
Mancavano dieci minuti all'incontro col mercante e
maledivo la pioggia che si attenuava.
Ciò che mi fece diventare un assassino fu un’aggressione
durante un mio viaggio in India una decina di anni fa.
Ero un normalissimo uomo d'affari in vacanza, immerso
nella festa dei colori a Holi. Vivaci colori che la
gente, riversata in strada, si buttava addosso creando
un'atmosfera magica, quasi fuori dal tempo... Travolto
dall'euforia della festa finii in uno sporco vicolo, con
spazzatura e topi in cerca di cibo. Il primo plenilunio
di Marzo illuminava quell'angolo di marciume che
contrastava col mio corpo tinteggiato di arcobaleno. Mi
girai per uscire dalla tenebra e rituffarmi nella magia,
ma non ci riuscii, venni aggredito alle spalle senza
quasi accorgermene. Una ferita al collo che mi causò una
estenuante lotta tra la vita e la morte. E pensare che
la festa simboleggia il trionfo del bene sul male...
Non vidi il mio aggressore, sentii solo la forte fitta
al collo, poi il buio.
La pioggia ha smesso di cadere, maledizione.
Quando sono arrivato al luogo dell'appuntamento, il
mercante era già lì ad aspettarmi, immerso nelle
tenebre, con il baule della Pontiac aperto:
« Ciao mercante, hai quello che mi serve?»
« ... Tu hai la grana?»
Dopo aver tirato fuori una mazzetta di dollari dalla
tasca dello spolverino, il mercante mi ha consegnato un
sacchetto, controllato il contenuto ho rivolto il mio
sguardo al cielo; le nuvole si stavano diradando. Ho
ripreso a camminare affrettando il passo, per arrivare
fino al mio appartamento poco distante dal mio incontro
con Tony, e i pensieri cominciarono a riaffiorare.
Dopo l'aggressione in quel vicolo iniziò il mio incubo
vero e proprio. Quando vedi i telegiornali che parlano
di omicidi efferati, quando ti trovi in tasca oggetti di
cui non ricordi la provenienza, quando ti risvegli nel
tuo letto pregno di sangue altrui, ti rendi conto di
essere diventato un mostro, e nulla di più. E quando ti
rendi conto di tutto questo, è troppo tardi. Ed ecco
nascere e crescere la depressione, passare le giornate
al bancone del Billy's bar per affogare e stordire te
stesso, senza minimamente scalfire il tuo alter ego.
Arrivato al mio appartamento mi sono seduto vicino alla
finestra, con la luna piena che mi sorrideva sarcastica,
convinta di potermi regalare un'altra notte spietata e
brutale. I tremolii alle ossa cominciavano a divenire
dolore, i pensieri a incupirsi, l'odore del sangue a
penetrarmi nelle narici a chilometri di distanza. Lunghi
peli ramati e zanne. Il mostro è galvanizzato e pieno di
eccitazione, l'uomo è depresso, demolito dall'essere
obbligato a diventare il male. Aprirò il sacchetto che
mi ha consegnato il mercante e prenderò il proiettile
d'argento da inserire nel tamburo della pistola. E nel
puntarla alla mia tempia vi chiedo scusa, donerò libertà
a voi e soprattutto a me stesso.
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