-
-
Non andare a nord
di
Manuel Petruzio
Stralunato se ne andava con passo svelto tra i viali
d’una vecchia Endor, cittadina immersa nelle montagne
d’una regione a nord d’un’altra regione che stava
anch’essa a nord di qualcos’altro. Nessuno sapeva quanto
a Nord stesse Endor perché nessun cartografo vi era mai
stato e nessuna cartina ne riportava le indicazioni,
solamente le voci di chi vi era stato dicevano
semplicemente una parola: Nord.
Il suo passo procedeva proprio verso nord, i vecchi
scarponi col pelo in pelle di pecora sfioravano il
selciato così delicatamente che il Signor Bundle pareva
fluttuare a mezz’aria, etereo in ogni movenza. Si fermò
di colpo, come un sordo che ritrova l’udito per caso, in
un sol batter d’ali d’un calabrone sghembo spalancò le
palpebre e le grandi iridi azzurre lasciarono posto al
dilatarsi di due pupille nere come la pece, davanti a
lui un vecchio cartello a forma di freccia, era un
cartello in legno di noce, uno di quegli assi rari e
lisci, senza un solo nodo né un’ intaccatura, recava una
scritta intarsiata da mano esperta, ogni lettera pareva
un’opera d’arte, la scritta era molto elaborata e diceva
semplicemente: Nord.
[…]
Era una giornata uggiosa, di quelle che capitano spesso
in quella stagione, le foglie tutt’intorno parevano
danzare accompagnate da una gelida brezza serale,
Mathias come al solito se ne stava nel giardino sulla
vecchia sedia a dondolo del nonno ormai defunto,
silenzioso ed immobile era completamente immerso nella
lettura d’un vecchio libro dalla copertina scura. Non
aveva molti amici, ne animali ed era figlio unico, i
suoi genitori non erano mai in casa e questo a lui non
dispiaceva. Non andava a scuola, prendeva solamente
qualche lezione privata, ma ogni insegnante appena
assunto finiva per svanire nel nulla, questo ai vicini
pareva strano così un giorno decisero di telefonare al
sud ingaggiando un detective. Mathias era molto
intelligente, sicuramente più dei suoi coetanei, ma era
introverso e timido, i capelli riccioluti avevano però
un colore insolito, forse dovuto ad una malattia
ereditaria, erano bianchi come la neve, e forse proprio
questo rendeva Mathias un bambino così solo e triste,
aveva la pelle perlacea e gli occhi dalle sfumature
rosse. Era un albino come lo fu anche suo nonno.
[…]
I passi si susseguivano e l’atmosfera di quei viottoli
stretti ed acciottolati sembrava togliere l’aria, i muri
a secco delle vecchie casupole ormai disabitate
sembravano voler crollare da un momento all’altro,
muschi d’un insolito verde acceso coloravano le pietre
grigie ed indisturbati rilasciavano un velato profumo.
Era sempre aggraziato nel camminare, si muoveva svelto
con solamente un grosso zaino in spalla ed una
valigetta, una ventiquattrore d’un nero opaco che
contrastava con l’intero sembiante del Sig. Bundle.
Ormai mancava poco, aveva seguito ogni indicazione, e
seguendo ogni nord ch’incontrava aveva raggiunto Endor,
gli mancava solamente di trovar l’abitazione degli White
dove avrebbe dovuto indagare per la scomparsa di sei
istitutori.
[…]
Si alzò lenta la bruma, sembrava che il terreno
evaporasse, una sinistra visione in quella sera
d’autunno inoltrato, una sedia a dondolo gli apparve nel
giardino, il cigolio del cancello unito allo
scricchiolar del dondolo generavano uno stridio che
andava a morire nel vento freddo. Si guardò intorno
entrando nel giardino, sentiva freddo e la nebbia non lo
aiutava a trovare il campanello, non fece in tempo a
premere il pulsante che un’innocente risata udì alle
spalle. Voltandosi il Sig. Bundle rimase impietrito,
sei sagome si stagliavano innanzi a lui, a circa un
metro da terra, il cuore sembrava impazzito, i battiti
parevano rincorrersi mentre i denti iniziarono a
sbattere, non riusciva a muoversi, né ad urlare. Ognuna
delle sei figure corrispondeva all’identikit dei sei
istitutori scomparsi, solamente vi era un dettaglio
terrificante, nessuno di loro aveva più gli
occhi.
All’unisono si
levarono le voci degli spettri : << Vattene!!! Non
andare a Nord! Non andare a Nord! Vattene!>>
gracchiavano raggelando il sangue, l’uomo iniziò a
correre in preda al panico, ma sbagliò una cosa che gli
costò cara, si diresse a nord. Ed ‘un tratto, un
millesimo di secondo… la risata innocente si spense,
come la vita stessa del Sig. Bundle se ne andò in preda
al dolore. Mentre qualcosa di
surreale stringeva il collo dell’uomo, un freddo
taglierino s’infilzava nei bulbi oculari e le due sfere
insanguinate caddero in un cesto ricolmo di verde
muschio.
<< E così sono i quattordici della maledizione piccolo
mio, il debito è pagato. >> Disse una voce flebile...
proveniva dal fantasma d’un anziano che se ne stava sul
dondolo. << Grazie nonno!>> Rispose Mathias con uno
strano ghigno sotterrando tutti quegli occhi
insanguinati proprio sotto una grande lapide in pietra
dove faceva capolino un incisione che diceva " Estremo
Nord".
D’un tratto la nebbia sparì, e per la prima volta dopo
tanto tempo ad Endor venne il sole, ed un bambino
correva felice in un prato, gli occhi azzurri come il
cielo, la carnagione colorita ed i capelli riccioluti
del color del grano.