Via Della Speranza
di
Federica Rubini
Era una giornata di inizio estate, Marco e Silvio si
apprestavano ad iniziare il loro lavoro porta a porta.
Il
loro impegno era semplice: andavano di casa in casa a
presentare dei progetti umanitari riguardanti l’
infanzia, proponendo alle persone di sostenerle
finanziariamente, attraverso il loro conto corrente.
Marco era da quasi un anno che faceva questo lavoro ed
era stato incaricato di insegnare i segreti di questo
mestiere a Silvio.
-“Ok, ora andiamo da questa parte!” disse Marco all’
altro ragazzo, girando l’ angolo di un palazzo e
ritrovandosi in Via Della Speranza.
-“Ecco, possiamo iniziare da qui”
-“No, Marco, non sai che casa è quella? E’ la Casa di
Via Della Speranza!”
-“E quindi?”
-“Non sai che pare che lì dentro chi entra non ne esca
più? E’ disabitata ma ogni tanto si odono rumori
provenire dall’ interno e le imposte si aprono e si
chiudono senza che nessuno, apparentemente li tocchi.
Sembra che 2 dialogatori vi entrarono. Di loro non si è
saputo più nulla.”
Il
ragazzo sembrò leggere nella mente dell’ altro:
-“Fantasmi!? Bhè, speriamo che abbiano il conto
corrente!” disse con una leggera risata, fissando il
palazzo di tre piani che si innalzava davanti a lui.
L’
aspetto era dimesso, avrebbe avuto bisogno di essere
ristrutturata e il giardino avrebbe avuto bisogno di un
esperto di botanica che gli desse una sistemata,
togliendo le numerose erbacce. Ma sinceramente,
nonostante tutto, era messa anche meglio di quello che
Marco si sarebbe aspettato da una casa disabitata.
Sempre che lo fosse per davvero.
-“Coraggio, entriamo. Siamo qui per aiutare i bambini
bisognosi e non dobbiamo lasciare nulla di intentato.
Forza vieni!”
Il
ragazzo più anziano, dal punto di vista lavorativo,
doveva dare il buon esempio all’ altro e assecondando le
sue paranoie non avrebbe certo fatto questo.
Marco andò con passo deciso verso i campanelli del
palazzo; suonò al primo in alto e si mise al collo il
tesserino identificativo. Silvio lo raggiunse e sul suo
viso era chiaro che avrebbe voluto essere da tutt’ altra
parte.
Ad
un tratto un rumore secco provenne da sopra di loro.
Entrambi i ragazzi alzarono lo sguardo impauriti e
videro una delle imposte, delle finestre del primo
piano, sbattere violentemente contro la parete esterna
della casa, mentre l’ altro si apriva lentamente.
I
due dialogatori si guardarono:
-“Sarà stato il vento” disse Marco.
-“Quale vento? Non tira un filo d’ aria”
In
effetti le fronde degli alberi erano immobili.
I
due avvertirono uno scricchiolio mentre si guardavano
attorno e rivolgendo nuovamente lo sguardo alla porta si
resero conto che questa, prima chiusa, era in quel
momento aperta.
Qualcosa, che i ragazzi non avrebbero saputo definire li
attirava, seducente, all’ interno dell’ abitazione senza
che loro potessero fare nulla per contrastare questa
forza.
I
due ragazzi entrarono e la porta alle loro spalle, si
chiuse.
Da
quelle mura non sarebbero più usciti.
Quel poco di luce che consentiva di vedere all’ interno
della casa, proveniva da un punto luminoso che stava
davanti a loro, fermo, sulle scale.
Marco strinse gli occhi per visualizzare meglio: era una
lanterna e la teneva in mano una persona con un lungo
mantello; il viso era coperto dal voluminoso cappuccio
che le avvolgeva il capo.
Appena il ragazzo vide quell’ oscura figura questa,
sapendo di essere stata vista, scappò salendo le scale.
-“Hey,
aspetta!” Marco si gettò all’ inseguimento di quella
persona che a vederla muovere sui gradini a quella
velocità, aveva un qualcosa di inumano che metteva i
brividi.
-“No, Marco, non lasciarmi solo!” Urlò Silvio, avvolto
dall’ oscurità, al collega che non gli prestò ascolto.
Era talmente buio che Silvio non riuscì a trovare le
scale.
Salito al piano superiore, davanti a Marco si snodava un
corridoio di cui non si vedeva la fine, perché le
tenebre regnavano sovrane.
Trovò la lanterna gettata a terra. Di quell’ oscura
figura non vi era traccia.
Lungo le pareti del corridoio sorgevano numerose stanze
celate dalle porte con su scritto i numeri degli
interni.
Erano tutte chiuse tranne una, dove non c’era l’uscio.
Il
ragazzo bussò alla prima porta e di rimando, dall’
interno si sentì bussare di nuovo.
Credendo di aver sentito male, il dialogatore riprovò e
si ripeté la stessa situazione.
Un
brivido corse lungo la schiena del ragazzo e decise di
lasciar perdere.
Bussò alla porta successiva e da dentro una flebile voce
chiese chi fosse.
-“Salve signora, sono buono, non vendo nulla. Sono qui
per presentare progetti umanitari.”
La
porta si aprì di colpo. Anche dentro l’ appartamento
regnava la piena oscurità e Marco intravide solo la
sagoma di un’ anziana.
-“Salve signora, sono qui per…”
Non ebbe il tempo di finire che la porta si richiuse.
Il
ragazzo si sentì sinceramente sollevato.
-“Silvio come procede lì sotto?” chiese urlando al
collega. Non ricevendo risposta pensò che sicuramente
era in una zona troppo lontana per udirlo.
Intanto bussò ad un’ altra porta e, sentendo la chiave
girare nella toppa dall’ altra parte, si fece indietro
per non farsi trovare troppo vicino alla persona quando
sarebbe uscita, accostandosi alla stanza senza porta.
Istintivamente posò gli occhi sulla maniglia rotonda
dell’ uscio a cui aveva bussato: era talmente lucida che
vi vedeva la sua immagine riflettersi sopra.
Dal piano di sotto udì un urlo che lacerò l’ oscurità:
Era Silvio.
Girò la testa pietrificato dal terrore, verso la
direzione dell’ urlo e poi riguardò la maniglia.
Su
quella superficie lucida, vide sbucare dietro di lui due
braccia che lo afferrarono e lo trascinarono all’
interno della stanza buia.
Marco gettò un urlo e poi tutto tornò silenzioso.
Era una giornata di inizio estate, Sabrina e Gaetano si
apprestavano ad iniziare il loro lavoro porta a porta.
-“Andiamo da questa parte!” disse Gaetano alla ragazza,
girando l’ angolo di un palazzo e ritrovandosi in Via
Della Speranza.
-“Ecco, iniziamo da qui”
-“No, no, non possiamo!” rispose lei.
-“Perchè?”
-“Non sai che 4 dialogatori vi entrarono e di loro non
si è saputo più nulla?”