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Biografia dell'autore

 

 

 

 

Il libro intoccabile

Di

Marco Caputo

 

 

E’ incredibile!

Ciò che ho appena visto ha dell’incredibile.

Nella biblioteca dove sono andato oggi c’era il libro intoccabile!

Quel famoso libro di cui qualche anno fa parlavano tutti.

Me lo ha raccontato mio nonno. A quell’epoca io non ero nato…ma se chiedete a qualche signore anziano se lo ricorda di sicuro.

Anche in tv ne avevano parlato per un periodo.

Le cose andarono così:

Si parlò di un libro nero, stranissimo.

Anche se era un libro vecchio rimaneva nuovissimo, forse per il fatto che molti avevano timore a sfogliarlo. Sapete perché?

Lo volete proprio sapere?

Beh, si diceva che chiunque iniziasse a leggerlo moriva dopo poco tempo!

Non me lo sto inventando… è così che narra la leggenda!

Quando invece il lettore non finiva il libro o magari ne leggeva solo una parte, accadeva comunque qualcosa di grave.

La cosa strana era che quando lo iniziavi a leggere cadevi improvvisamente dentro la storia e diventavi protagonista o…vittima…

Per cui era molto difficile bloccarsi.

Molti vollero provare, non credendo che potesse accadere davvero.

E così  si recavano in biblioteca per sfogliare il libro intoccabile.

Ce n’era solo una copia in tutto il paese (per fortuna!).

Dopo qualche anno, forse per la guerra, le persone si dimenticarono di quel libro.

Si pensava fosse stato seppellito o fosse andato perduto o addirittura bruciato.

Oggi invece, ve lo assicuro, era sullo scaffale della biblioteca, come se fosse nuovo. L’ho visto con i miei occhi!

Cercai di dimenticare quanto avevo visto.

Presi in prestito un giallo tanto per avere qualcosa da leggere e tornai subito a casa.

Ero arrivato da pochi minuti quando udii bussare alla porta.

“Apri!” Disse qualcuno lì fuori. “Apri immediatamente!” ripeté subito dopo.

Dallo spioncino non potevo vedere niente.

Chiunque fosse dietro la porta lo stava oscurando con un dito.

“Chi è?” domandai impaurito.

Subito dopo sentii una risata che riconobbi facilmente.

Erano i miei amici, Ivo, Sam e Ugo.

Aprii la porta furioso e dissi: “Siete impazziti?”.

“Lasciaci entrare, abbiamo una sorpresa per te!” risposero in coro.

Li feci entrare, in fondo ero sollevato, ma loro avevano fretta, mi strattonavano.

“Fate piano cretini!” esclamai.

“Andiamo in camera tua!” disse Ugo.

“Bendalo!” ordinò Sam a Ivo.

E mi strinsero una sciarpa intorno agli occhi.

“Ma che state facendo, mi fate male” mi lamentai.

“Indovina un po’ cos’è?” dissero in coro.

Ero titubante.

 “Dai, tocca, vediamo se indovini cos’è!” implorò Ugo.

Mi misero in mano un oggetto facile da riconoscere.

Risposi: “E’ un libro”

“Peccato che è l’ultima volta che ne toccherai uno, ah ah ah” .

Le loro risate rimbombarono nella mia testa, fino a quando mi strappai la benda dagli occhi e vidi.

Era il libro intoccabile!

Mi sentii svenire.

“Maledetti, dove l’avete preso?”

“Morirai!” mi dissero in coro. “Mo-ri-ra-i” “Mo-ri-ra-i” 

“Andate al diavolo, idioti” risposi.

 Avevano preso in prestito il libro in biblioteca e io lo avevo appena toccato! Ero spacciato!

Non potei fare a meno di aprirlo e sfogliarlo.

Finii per leggerne alcune parti.. ero come stregato…

Sembrava un oracolo. C’erano scritte tante frasi concatenate che parlavano al futuro.

“Fammi una domanda” c’era scritto in carattere gotico.

E io non esitai a chiedere:

“Morirò?” domandai sottovoce.

Le mie dita mi guidarono ad una frase che diceva:

“Non tu, non ora, attendi e lo saprai”

Ma che voleva dire una frase del genere?

Ad ogni modo non morii.. almeno non subito.

 Gli anziani dicevano che accadesse all’istante, non appena si finiva di sfogliare il libro! Una morte repentina.

Ma le cose andarono diversamente.

 Staccai gli occhi dal libro interrompendo improvvisamente la lettura, senza sapere il perché.

Ero salvo! Ero salvo!!

Mio nonno, che era in casa e ci aveva ascoltato dalla camera accanto, esclamò:

“Smettetela di scherzare, questo non è il libro intoccabile. Lo riconoscerei tra mille visto che per poco non facevo anche io la fine della mia cara amica Lorena”…

Restammo in silenzio fissandoci l’un l’altro.

“Adesso basta ragazzi, venite a cena e poi tutti a dormire”  ordinò  il nonno.

Quella sera, visto che i miei genitori non c’erano, avevo avuto il permesso di invitare i miei amici a mangiare e dopo il film avremmo potuto dormire insieme.

 Mio nonno aveva ragione. Il libro non era lo stesso di tanti anni fa.

Presto scoprimmo il perché.

Cedendo anche lui alla tentazione lo osservò attentamente e…

lo sfogliò.

Mancavano alcune parti, o almeno così ci disse.

Quando alzò lo sguardo aveva gli occhi lucidi. Sembrava impaurito. Si alzò di scatto dalla poltrona e uscì di casa.

 Quella notte non riuscii a dormire dalla paura.

Cercai di dimenticare la giornata appena trascorsa e dormii profondamente solo per qualche ora.

Feci uno strano sogno.

Vidi morire uno a uno gli amici che mi avevano fatto quello scherzo.

Mi svegliai di scatto.

Ci volle un po’ ma mi calmai e mi riaddormentai.

Feci un altro incubo: i miei amici stavano scappando, rincorsi da un demone terribile dai denti affilati come piccoli coltelli.

Li sentivo gridare.

Alla fine Sam, più piccolo, doveva arrendersi.

Veniva catturato e mangiato a piccoli bocconi ma con velocissimi morsi. I resti venivano gettati nel fuoco del camino da un mostro che vedevo soltanto di spalle. Non riuscivo a vedere il suo volto.

 Mi svegliai con dei conati di vomito. Avevo le labbra bollenti.

Iniziai a rimettere. Oh mio Dio. Qualcosa di rosso uscì dalla mia bocca.

Mi spaventai a morte. Cosa mi stava succedendo allo stomaco?

Mi ricordai che quel pomeriggio era andato al Luna Park. Avevo mangiato lo zucchero filato alla fragola. Che spavento! Avevo pensato di avere una malattia incurabile!

 Mi trascinai in bagno.

Che sogno strano, pensai.

Chi poteva essere tanto crudele da uccidere una persona dilaniando il suo corpo, spolpandone gli arti e bruciandone i resti?

Sembrava così reale, che orrore…

 Sentivo anche un fastidio alla gola, un forte bruciore che mi impediva di deglutire.

Mi trovai la bocca insanguinata.

Pensai fossero le gengive.

Non era zucchero filato, ne ero sicuro.

Forse mi ero morso la lingua nel vomitare.

 Poco dopo sbadigliai e mi stiracchiai ma avevo ancora sonno. Guardai l’orologio.

Erano le sei di mattina.

Tornai a letto. Chiusi gli occhi e feci ancora un incubo:

stavolta a morire erano Ivo e Ugo insieme.

Il mostro che uccideva i miei amici aveva una lama nella lingua con la quale si divertiva a sgozzarli.

Dopo aver ingurgitato i loro occhi sezionava i loro corpi per gustarne la carne lentamente.

Ai pezzi restanti dava fuoco, buttandoli anche stavolta nel camino.

Nel sogno era presente anche Fanny, la mia gatta, che veniva afferrata dall’Essere e dopo essere stata abbrustolita tra le fiamme, veniva addentata.

“Puh! Disgustoso!  Niente a che vedere con la carne umana!” bofonchiava quell’orrida creatura sputando.

Potevo vedere la scena come se fossi lì in quel momento, assistendo indifferente all’accaduto.

 Ormai i miei amici erano tutti morti. Cosa potevo fare?

La scena si era svolta troppo velocemente per poter reagire.

 Come poteva essere successa una cosa così orribile?

Mi svegliai.

Mi accorsi che nella stanza ero solo.

Vidi il fuoco acceso nel caminetto, scoppiettante come se fosse appena stata gettata ad ardere della legna fresca.

Che strana puzza proveniva dal mio pigiama… di brace.

In mano avevo dei fiammiferi e un libro… quel libro!

Maledizione! Terrorizzato chiesi a me stesso sottovoce:

“Si è trattato di un sogno, vero?”

Improvvisamente il grosso tomo che avevo sulle gambe, mentre ero ancora seduto sul letto, cadde a terra.

Udii uno strano tonfo, come se fosse caduto in una pozzanghera.

Guardai il pavimento e vidi una pozza di sangue!

Il libro era rimasto aperto a pagina 666 e diede una risposta alla domanda che avevo posto a me stesso:

“Colpire a morte ti fa sentir forte”.

 Raccolsi il libro e lo scagliai nel camino.

Le fiamme si fecero più violente.

Il fuoco, ormai fuori controllo, stava investendo le tende, il tappeto e la mia scrivania.

Dovevo andarmene      !

Volevo correre, scappare, ma ero in preda al panico e non riuscii a muovermi. Non mi reggevo in piedi. Mi sentivo senza forze.

Immediatamente vidi tutto offuscato e persi i sensi.

 …

 A me piaceva molto leggere.