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Simone Falorni
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DORMI, PICCOLO MARCO!
Marco
Mangani capì che pure quella notte sarebbe trascorsa senza permettergli di
chiudere occhio. Come del resto le altre quattro precedenti. Quattro notti, e
con quella facevano cinque, di un gelido gennaio toscano, nel quale i suoi
genitori avevano deciso di trasferirsi in quel vecchio casolare sperduto per le
campagne della collinare frazione Le Mura del Comune di Montaione. Un vecchio
casolare che avevano ristrutturato interamente per un paio d’anni e che da
cinque giorni era divenuto ufficialmente la loro nuova casa. E da allora per
Marco aveva preso inizio quell’incubo! Il suo incubo maggiore! Sempre e solo di
notte, perché di notte Lui era lì. Lui che lo importunava e lo spaventava. Lui
che più volte lo aveva minacciato e quasi raggiunto, ma per fortuna mai
acciuffato. Senz’altro grazie alla sua prontezza di mettersi a gridare
nell’intento di fare accorrere uno, se non entrambi, i suoi genitori, i quali,
però, se non provare a tranquillizzarlo non mostravano alcuna intenzione di
voler assecondare le sue paure. Era un bambino di sei anni e come tale con le
dovute visioni notturne. Figurarsi se poteva essere vero quanto raccontava! E
quindi sia padre che madre ogni volta avevano cercato di confortarlo come meglio
potevano, facendo in pratica quello che fanno normalmente tutti i genitori. Gli
spiegarono che i mostri non esistevano. Che era stato solo un brutto sogno. La
mamma gli spiegò come a volte le ombre somiglino alle cose brutte che capita di
vedere in televisione o sui giornalini, mentre il padre gli garantiva che andava
tutto bene, che non doveva avere paura, che nella loro nuova e bella casa non
c’era niente che potesse fargli del male. Così a Marco, ognuna di quelle notti
trascorse immerso nel terrore più totale, non restava che annuire rassegnato con
la testa a quanto detto dai propri genitori, anche se sapeva che non era come
dicevano loro. Tanto che poi ogni notte successiva li richiamava con le proprie
grida.
E pure quella notte, la quinta, durante la quale fuori il vento
soffiava e a tratti urlava, Marco Mangani era solo nel suo letto, tutto teso e
fermo sotto le coperte, che si era tirato fino al mento, mentre col braccio
sinistro si stava schiacciando un peluche contro il petto.
Guardò la sveglia elettronica sul piccolo comò posto di fianco al
suo letto. La guardò roteando solo gli occhi. Senza il benché minimo altro
movimento del corpo. Vide che la mezzanotte era vicina. Pochi secondi mancavano
allo scoccare di quell’ora maledetta. E i pochi secondi trascorsero velocemente.
Ed ecco un cigolio. Un rumore che gli fece sbarrare gli occhi. Un
suono acuto ed irritante, quanto al tempo stesso inquietante e spaventoso per
ciò che preannunciava.
Le due ante del piccolo armadio situato alla parete opposta a quella
in cui era dislocato il suo letto si stavano dischiudendo lentamente. Lentamente
quanto implacabilmente.
Lui era lì. In quelle tenebre. Era accovacciato come sempre. Come
tutte le altre notti prima di quella. Lo intravedeva anche se la stanza era
buia. Era impossibile non accorgersi di Lui.
Era lì! Ed anche quella notte aveva il solito ghigno stampato sulla
bocca e quei due occhi rossi che scintillavano come tizzoni ardenti nel buio
della cameretta.
“Ciao, Marco,” bisbigliò Lui. “Sono tornato.”
Che
voce orribile! Seguita da un ancor più orrenda risatina che a tratti pareva un
ringhio. E con quella voce roca ed inquietante, Lui continuò: “Stanotte mi
avvicinerò ancora di più al tuo letto… Più vicino! E riuscirò ad afferrarti… E
poi a mangiarti!”
Marco lo fissava paralizzato dal terrore. Gli mancava il fiato anche
per gemere solamente. Figurarsi allora come avrebbe potuto mettersi a gridare
come le notti precedenti. Ma doveva farlo… Se non voleva finire tra le sue
fauci!
Lui si mosse.
Marco
ne vide la sagoma strisciare lentamente fuori dell’armadio e ne udì il lieve
suono causato da tale movimento. E quegli occhi rossi come il fuoco non lo
smettevano di guardare neppure per un istante.
Tutto
ciò gli fece accapponare la pelle in ogni parte del corpo, mentre gli occhi
erano sempre sbarrati. E non riusciva ad urlare. Ancora non ce la faceva.
Qualsiasi tentativo facesse, finiva per emettere solo dei fievoli e rochi
gemiti.
“Sto
arrivando, Marco!” sibilò grottescamente Lui. “Sto arrivando a prenderti. Sono
qui, piccolo! Sono sempre stato qui e sempre ci resterò. E nessuno potrà
impedirmelo.”
Il
bambino tremava. Al punto di fare muovere e di conseguenza cigolare il suo
letto.
“Dormi,
piccolo Marco!” continuò Lui a sibilare, per poi aggiungere con un glaciale
ringhio: “Sarà meno dolorosa la fine!”
Il
bambino prese a respirare affannosamente sotto le coperte, mentre si stava
premendo sempre più l’orsacchiotto contro il torace. Sperava che il fiato gli
fosse tornato. Ed allora provò un’altra volta a fare ciò che lo avrebbe salvato
come le altre notti. Fece per gridare, ma non ci riuscì di nuovo! Però stavolta
il fiato c’era. Assicurato! Se non fosse stato per quella orribile mano che gli
tappò la bocca, i suoi genitori sarebbero corsi a salvarlo pure quella notte. La
quinta per la precisione!
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Mi chiamo Simone Falorni, sono nato
ad Empoli (FI) il 25/02/1980 e vi risiedo da sempre. Sono libero
professionista (geometra) con ufficio in proprio sempre ad
Empoli (FI) e ho vari hobby. Dalla pittura alla recitazione,
fino alla scrittura, che senz’altro è la passione artistica che
maggiori soddisfazioni mi ha regalato fino a questo momento.
Scrivo molto, ed infatti ho varie opere all’attivo, ma al
momento solo tre sono pubblicate, cioè le seguenti:
1.
L’alga del
tè
: breve racconto
classificatosi terzo alla seconda edizione del Premio Letterario Tabula Fati
nel 2004 e pubblicato nel 2005 dallo stesso gruppo editoriale Tabula Fati di
Chieti. Il libro attualmente è in vendita su siti internet specializzati, su
alcuni dei quali è possibile pure trovare recensioni di lettori o critici
che lo hanno letto. Una per tutte quella di Ilaria Giannini sul sito
www.toutcourt.net: L'alga del tè
è un racconto avvincente ed intrigante. Elisa, una signora sposata con
figlio, conduce una vita mediocre a causa di ristrettezze economiche; un
giorno la sua vicina di casa le porta in regalo un'alga da tè, spiegandole
che, entro un mese, questa singolare pianta avvererà il suo più grande
desiderio. La protagonista inizialmente è scettica e ritiene ridicoli i vari
riti e le attenzioni che lei dovrebbe tenere nei confronti del vegetale, ma
poi è vinta dalla curiosità e dalla speranza di veder migliorare con pochi
sforzi la sua esistenza. L'atmosfera del racconto via via diviene sempre più
raccapricciante, insinuando nel lettore il sospetto che quell'alga non
rappresenti in realtà niente di buono. La conclusione del racconto
sbigottisce e lascia nel lettore un certo turbamento. Simone Falorni,
malgrado la giovane età di ventiquattro anni, dimostra in questo racconto
una grande creatività, che gli ha permesso di classificarsi al terzo posto
nella seconda edizione del Premio Letterario Tabula Fati nel 2004.
Descrizione trama in quarta di copertina:
Una presenza ostile
in casa, celata dietro un oggetto inanimato, ricettacolo di preghiere
quotidiane. Ogni volontà umana annullata, trasfigurata in una superstiziosa
smania di ottenere fortuna dal destino.
La devozione segreta di una madre piegata sulla sua piccola, innocua
divinità, cieca ai segnali che dal di fuori il mondo le invia, cieca ai doni
che la vita già le ha elargito.
Il destino, poi, richiede sempre una ricompensa. Come rifiutarsi, una volta
ottenuto “il dono”? E cosa dare in cambio, che abbia altrettanto valore?
2.
I 7
peccati. Storie di vizi ed eccessi
: raccolta di sette racconti, uno per ogni peccato capitale
pubblicato nel giugno 2006 da L’Autore Libri Firenze, facente capo al gruppo
Maremmi Editori Firenze. Varie sono state le dimostrazioni di interesse da
parte anche dei mass media, che hanno scritto di tale libro e che in certi
casi mi hanno contattato per interviste. Da segnalare la partecipazione
dell’opera all’Outlet del Libro di Napoli nel weekend 24-25 marzo 2007,
rassegna-mercato dedicata alla media e piccola editoria nell’ambito della
Fiera del Baratto e dell’Usato. Premiato inoltre alla XXV edizione del
Premio Letterario Internazionale Città di Cava de’ Tirreni del 2008.
Attualmente in vendita in varie librerie italiane e su siti internet
specializzati, su alcuni dei quali è possibile pure trovare recensioni di
lettori o critici che lo hanno letto. Una per tutte quella di Sergio Palumbo
sul sito di cultura e spettacolo www.sepanet.it:
Sullo sfondo di un
piccolo paese dell'empolese il giovane Simone Falorni scrive sette storie
per ciascuno dei sette peccati capitali: Superbia, Invidia, Ira, Accidia,
Avarizia, Gola e Lussuria. L'idea è accattivante ed è anche ben sviluppata:
la scrittura di Falorni è fresca e le storie sono ben congegnate e mai
banali. In particolare, Falorni è bravo a collegare ogni storia l'una
all'altra, con personaggi che girano tutti intorno allo stesso istituto per
geometri. Tutte le storie non lasciano alcuna speranza: nessuno si salva dai
sette peccati capitali. Sono storie molto torbide e tutte lasciano il
lettore sconvolto dalle atrocità contenute, ma è proprio questo l'intento di
Falorni: far capire che quando si cade e si indulge nel peccato non è
possibile tornare indietro. Nessuno spazio, comunque, viene lasciato ad una
facile deriva pedagogica che un libro del genere potrebbe avere e che, per
fortuna, non ha.
E' notevole la disinvoltura con cui Falorni descrive personaggi, situazioni
e avvenimenti, nonché la sua abilità a intrecciare le trame dei sette
racconti, con invenzioni imprevedibili ed ingegnose. Un autore emergente di
cui sicuramente sentiremo ancora parlare.
Descrizione trama in
quarta di copertina:
Superbia,
Invidia, Ira, Accidia, Avarizia, Gola e Lussuria: i sette peccati capitali
raccontati attraverso sette storie di un piccolo paese dell'empolese, in
provincia di Firenze. Lara incarna la superbia: l'autore ce la mostra mentre
sta camminando per recarsi a un provino facendo risuonare i tacchi "come
veri e propri tamburi, come se avesse voluto annunciare il suo arrivo nel
centro della città". E poi la violenza di Irene contro l'amica del cuore
dettata dall'invidia e dalla crudeltà, l'avidità di un prete di campagna...
nessuno sembra immune dai vizi e, tra un peccato e l'altro, scopriamo che
ogni storia si lega all'episodio successivo attraverso una narrazione
travolgente, ricca di invenzioni e di umorismo.
3.
Il crollo
della fortezza:
brevissimo racconto con tema la disperazione umana giunto tra i finalisti
del concorso Poesie e/o Racconti 2007 organizzato dalla casa editrice Edigiò
di Vidigulfo (Pavia). Il racconto, nonostante non sia stato tra i vincitori
del premio, è risultato valido e meritevole per la giuria, per cui il gruppo
editoriale Edigiò ha deciso di inserirlo nell’antologia
Poesia e/o Racconti
assieme alle opere degli altri autori che hanno vinto o si sono distinti
nella prima edizione del concorso Poesie e/o Racconti appunto.
Relativamente alle opere ancora inedite:
1.
Per
sempre: racconto inedito a tematica
omosessuale, nel quale vengono affrontate le varie sfaccettature di questo
“ambiente”, soprattutto l’omofobia, e di cui il Ministro per i Diritti e le
Pari Opportunità Barbara Pollastrini, in una lettera indirizzatami dopo
averlo letto, ha scritto tra le altre cose:
L’ho trovato forte e
toccante, capace di comunicare con immediatezza a chiunque lo legga il
dramma che lei descrive e che noi conosciamo, ma che una parte del paese
finge o si ostina a ignorare, rendendo questa Nazione spesso, troppo spesso,
arretrata e inumana.
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