GITA INFELICE
<E’ stata una pessima
idea> dissi premendo il grilletto.
La pistola nella mia mano
fece fuoco sulla creatura diabolica che mi veniva in contro con le fauci
spalancate e due canini molto aguzzi. La sua testa esplose e il resto del corpo
divenne polvere prima di toccare terra.
<Per quanto intendi
rinfacciarmelo?> mi rispose Andrea passandomi il braccio intorno alla spalla, a
suo dire per proteggermi. Perché gli uomini si comportavano sempre come
supereroi mitomani?
Continuammo a correre
lungo il corridoio sotterraneo, senza rallentare e senza guardarci alle spalle.
Gemiti e grugniti spaventosi provenivano dall’ombra dietro di noi, ghiacciandoci
il sangue. Era proprio il nostro sangue che volevano, e ci inseguivano da ore.
Per fortuna che lui aveva sempre una pistola con se.
Quella mattina Andrea mi
aveva proposto di mandare al diavolo la scuola per fare una gitarella nelle
fogne. Non il posto migliore per una passeggiata, ma forse aveva voluto solo
creature l’atmosfera giusta per il giorno di Halloween.
Molto più probabile che
avesse voluto solo avere un posto appartato per scopare. A me lui era sempre
piaciuto, e magari ci sarei anche stata, per questo avevo acconsentito. Matteo e
Sara erano venuti con noi, e ora non volevo neppure sapere dove fossero, loro
che per me erano come fratello e sorella.
Sapevo solo che al momento
ero stanca, ansimante, con i capelli e i vestiti imbrattati di sangue (non il
mio) e stringevo forte la mano di lui mentre pregavo per la mia e la sua vita.
Anche in questa angosciosa situazione, lui non faceva altro che guardarmi i seni
sporchi e umidi, ma quello era l’ultimo dei miei pensieri. Le gambe iniziarono
presto a farmi male, e qualche volta rischiai di scivolare su qualche rimasuglio
viscido.
Dietro di noi i lamenti e
le voci si facevano più forti. Andrea correva più forte, e mi sentivo utile
quanto una sacca molto pesante.
<Mi dispiace di avervi
portati qui> disse poi lui, col fiato corto. Provai a rispondergli, ma non avevo
più voce, così feci solo un assenso con la testa.
In fondo al tunnel apparve
qualcosa.
<Oh, grazie al cielo!>
fece Andrea. A gran distanza, forse anche chilometri, c’era una luce.
“L’uscita” pensai
“finalmente”.
E corremmo ancora: il mio
petto scoppiava, la milza bruciava come se mi avessero accoltellata, e mi
sentivo talmente male e spaventata che avrei voluto sparire, dissolvermi
nell’aria.
Passarono i minuti, e
stavamo sempre peggio. Avrebbe potuto lasciarmi andare in qualunque momento, ma
non lo fece, anche se lo rallentavo molto.
La luce divenne più
vicina.
Eravamo concentrati su di
essa, forse troppo.
C’era un condotto laterale
sulla destra.
E qualcosa sbucò
all’improvviso, saltandoci addosso. Finimmo sul terreno vischioso, e allora la
paura mi vinse, e andai in confusione. Il buio calò su di me, e chiusi gli occhi
per non vedere, pronta a ricevere l’assaggio della morte. Stringevo ancora la
pistola in mano, senza rendermene nemmeno conto. Non mi sarebbe mai venuto in
mente di sparare alla cieca, anche perché avrei potuto colpire lui. Qualcuno o
qualcosa però era sopra di noi; Andrea iniziò a urlare.
Fu questo forse a
scuotermi. Trovai il coraggio di rialzarmi.
Aprì gli occhi e per poco
l’arma non mi scivolò dalle mani. Rimasi impietrita, con le gambe che tremavano
per il terrore e per la stanchezza.
Sara, la mia migliore
amica, era sul mio ragazzo e lo stringeva a se con foga. Non seppi cosa pensare:
la mia mente fu invasa dal vuoto!
<Ti dispiace se assaggio
il tuo ragazzo?> chiese con malizia.
La guardai attonita, ma
non riuscivo comunque a distogliere lo sguardo. Andrea era fermo, o forse era
lei che lo bloccava…non riuscivo a capire…stavo tremando…stavo impazzendo!
Sara aprì la bocca,
mostrando le fauci e i canini aguzzi. Alzai il braccio con l’arma, ma mi fermai
lì, senza riuscire a pensare più a nulla.
In quel momento qualcosa
mi cinse la gola. Smisi di respirare per il terrore. Sara mi guardò ghignando, e
permise ad Andrea di alzarsi…per poi sbatterlo contro la parte, perché io lo
vedessi mentre lo baciava. Rimasi muta, mentre una mano mi serrava le labbra.
Anche se non vedevo chi era, ero sicura si trattasse di Matteo. Ci avrei
giurato. La sua mano era fredda e senza vita, la sua presa forte e sicura.
Iniziai a mugolare in preda al panico.
Matteo mi spostò la testa
di lato, perché potessi vedere bene la mia amica mentre leccava la faccia del
mio ragazzo come farebbe per un lecca-lecca. Ero affranta.
Poi, sul lato scoperto del
collo, Matteo mi spostò i capelli e iniziò a baciarmi. Le sue labbra erano come
pugnali di ghiaccio. Ma il peggio venne quando iniziò a mordermi.
Fu una vera e propria
scosse nel sistema nervoso. Per un attimo non riuscii a muovermi del tutto.
Rimasi in piedi solo perché Matteo, o quel che ne rimaneva, mi teneva
saldamente.
Quando sollevò la bocca
dal mio collo ripresi parzialmente conoscenza, e sentii un liquido caldo colarmi
sulla spalla. Mi sentivo anche incredibilmente debole…uno straccio.
Eppure rialzai il braccio
con la pistola e lo puntai verso Sara, che per tutto il tempo non aveva fatto
che ghignare. Con mia grande sorpresa riuscii perfino a premere il grilletto.
Il proiettile le trapassò
la guancia, inondando tutti di sangue. Lei mi guardò allibita, forse
inconsapevole. Però iniziò ringhiare. Cosa mi avrebbe fatto ora che l’avevo
sfigurata a quel modo?
Premetti ancora il
grilletto. La presi in piena fronte, facendole saltare la testa. Anche lei
divenne polvere, come era accaduto a un altro di qui “cosi” poco prima.
Matteo mi lasciò andare e,
terrorizzato quanto pallido, fuggì nell’ombra da cui era uscito.
Caddi a terra, senza
riuscire a pensare. Fu Andra a sorreggermi, e iniziò a condurmi verso la luce,
verso la salvezza. Ero contenta di essere riuscita almeno a salvare lui, ma
sapevo che per me non ci sarebbe stato futuro insieme a lui. Gli chiesi di
lasciarmi lì dov’ero, senza obiezioni.
Presto o tardi, infatti,
avrei avuto fame…