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Biografia dell'autore
 

Marco De Mattia

 

 

 

 

PENDULA

 

Da qualche settimana riposava molto male: pochi minuto dopo le prime luci dell’alba si ripeteva uno strano inconveniente. La bara rubata era nascosta nelle secrete all’interno del castello, tra gli anfratti delle rocce. Nel negozio del becchino del paese sparì una cassa in una notte tempestosa. Quel giorno la vampira aveva poca voglia di bagnarsi, ma ormai era stanca di rimanere sempre appesa alla trave portante, come un pipistrello. La bara, di vero mogano massiccio, con imbottiture di elevata fattura, altro che plastica! Sembra incredibile quello che sta accadendo...

 

L’incubo, perché di questo ormai si tratta, si svolge esattamente così: sul divano un bel ragazzo, moro, all’apparenza una vecchia conoscenza, forse una precedente vittima, seduto. Mi circonda col suo  braccio sinistro le spalle. Dice: <<Baciami baby!>>. Poi inizia la trasformazione: la mano intorno al collo diventa ricca di lame e quella del dito indice, la più lunga, improvvisamente mi perfora entrambi i canini della bocca, privandomi delle micidiali armi di tribolazione e morte. Il sangue esce copioso e il dubbio, la domanda che sorge, è esattamente… come farò, da vampira, a cibarmi? Non posso succhiare, senza denti… Osservo la sua faccia, ormai mostruosa, orribile, peggio della mia quando mi trasformo: un ghigno perfido e la carne cola dai lineamenti, urla e rincara la dose, ripete di nuovo: <<Baciami baby!>>. Le lame tintinnano sulla mano i canini che mi ha appena estratto, ha un buffo cappellino in testa, ora lo vedo bene. Ecco: in questo momento cessa il letargo e il sole non è ancora calato. Le gocce dell’acqua di condensa cadono dal soffitto sopra il coperchio della bara. Riesco a sentire quel suono, il ticchettio continuo mi impedisce di sprofondare di nuovo nell’abisso. Sono nervosa, il gocciolio sembra espandersi su tutto il tumulo maledetto, rimbombano le pareti. Nelle gallerie sperdute dei sotterranei si sente lo scricchiolio del legno, qualcosa si sta aprendo in quei meandri; la luce non entra, dentro lì. Sto male, così decido di appendermi al legno mezzo marcio della trave. <<Baciami baby!>> mi risuona perennemente nelle orecchie, chissà chi è quel deficiente che appare nel mio incubo…

 

Una tecnica del tutto particolare.

Lei entra di soppiatto nelle sale quando gli spettacoli sono già iniziati, siede nelle ultime file, dietro qualche omino. Lo afferra al buio impedendogli di gridare, inserisce le dita con le lunghe unghie nella sua bocca, tira verso di sé; afferra con forza le mandibole, blocca le mascelle, immobilizza la lingua. La dentatura è già sul collo, strattona le carotidi, introduce le zanne nella giugulare… Altri tempi quando c’erano numerosi cinema a luci rosse, nei quartieri delle città: allora, con il fascino della bella donna, era semplice catturare; sedeva apposta vicino alle persone, soprattutto, per non dire i soli, i maschi. Con fare suadente infilava le mani tra i vestiti della vittima, sentendo l’eccitazione, toccandoli. <<Come sei bella! Porca!>>, dicevano. Li lasciava giocare un po’... Poi li avvolgeva tra le braccia, le fauci si aprivano e fiotti di liquido rosso, ematico, come canali d’acqua, scorrevano, lasciando un corpo sterile, inanimato, morto, prosciugato di ogni linfa vitale. La pelle diventa incartapecorita, sembra assorbita anch’essa da una strana pompa idrovora di inaudita potenza. Ha fame, potere, forza. Deve essere veloce, agile, non lasciare scampo nella brutalità. Anestetizzarli, farli addormentare tra i sedili, perché nessuno fa caso ai mugolii e il rantolo si dissolve tra i tanti emessi dagli attori del film. In molte zone sono convinti che giri un maniaco, il maniaco che uccide i depravati nei cinema a luci rosse e che adesso colpisce ovunque… forse per questo le sale si stanno spopolando…

Incominciò a girare i canili, le stalle, succhiando da qualsiasi mammifero; bazzicò dai vecchietti nelle case di cura, ai  pensionati decrepiti in fase morente negli ospizi; nei dormitori degli accattoni, dai derelitti, tra sporchi mendicanti, fra coloro che la società umana non vuole. Fanno meno notizia, quando muoiono, purtroppo per loro...

Finché una sera, affranta di dover stare pendula senza cibo, tra i cornicioni delle case e dei palazzi in strada, pensò di aver trovato la soluzione ai problemi di sostentamento in maniera definitiva: senza accorgersene iniziarono i suoi guai. Una zona dell’ospedale asettica, con una pulizia estrema, contraddistinta dal colore giallo e da segnalazioni particolari. Creò nella vampira una specie di repulsione.

Veniva da vomitare: sapori disgustosi le impastavano la bocca. Ebbe un rigurgito e un rivolo di sangue uscì dal naso. Leccò avidamente dalle proprie mani quel rimasuglio di antipasto serale: provava tanto malessere per quegli ambienti troppo lindi, troppo perfetti. “Centro Analisi” con dentro agli armadi tante buone sacche. Era il momento di aprirne un’altra. Ma questo disguido, questo incubo, questo malessere… doveva penzolare a testa in giù dalla trave, appendersi come i pipistrelli, far circolare il sangue verso il cervello: così aveva vissuto più di una vita, non era abituata a stare distesa su un letto morbido. Forse doveva togliersi qualche sfizio, una preda giovane, plasma fresco appena sfornato dalle arterie e non dalle vene, quindi ben ossigenato. Bacilli pericolosi giravano in quelle sacche, virus dell’epatite, dell’aids: non era indicato berseli tutti, così, tutto d’un fiato, come un’ossessa, dimenticando ogni minima regola comportamentale della buona succhiatrice. Soprattutto quel “baciami baby!”, ormai terrificante incubo, lacerante, fastidioso: un personaggio uscito da qualche misterioso film dell’orrore, tipo Freddy Crueger in Nightmare.

Senza tregua, neanche appesa riusciva a ragionare: si stava forse innamorando di lui?

Esiste veramente e vuole sfidarmi come ha fatto con Jason?

Cosa può fare? Non restare ferma ad aspettare: bisogna reagire, avvolgerlo tra le nebbie.

I vampiri sono i veri esseri infernali, nessuna trasfusione con sangue infetto potrà mai fermarli.

Bruttissimo, intenso, cupo, bestiale.

Per questo i vampiri non dormono mai: per soffrire.

Nemmeno incontrare i propri sogni, perché non ne hanno.

L’inconsistenza del loro riposo: solo gli incubi rimangono tali e possono diventare reali…

 

La notte stava finendo.

Arrivò al castello.

Qualcuno la stava aspettando: c’erano dei segni precisi, incisioni molto profonde, sul fondo della bara…