Da qualche settimana
riposava molto male: pochi minuto dopo le prime luci dell’alba si ripeteva uno
strano inconveniente. La bara rubata era nascosta nelle secrete all’interno del
castello, tra gli anfratti delle rocce. Nel negozio del becchino del paese sparì
una cassa in una notte tempestosa. Quel giorno la vampira aveva poca voglia di
bagnarsi, ma ormai era stanca di rimanere sempre appesa alla trave portante,
come un pipistrello. La bara, di vero mogano massiccio, con imbottiture di
elevata fattura, altro che plastica! Sembra incredibile quello che sta
accadendo...
L’incubo, perché di questo
ormai si tratta, si svolge esattamente così: sul divano un bel ragazzo, moro,
all’apparenza una vecchia conoscenza, forse una precedente vittima, seduto. Mi
circonda col suo braccio sinistro le spalle. Dice: <<Baciami baby!>>. Poi
inizia la trasformazione: la mano intorno al collo diventa ricca di lame e
quella del dito indice, la più lunga, improvvisamente mi perfora entrambi i
canini della bocca, privandomi delle micidiali armi di tribolazione e morte. Il
sangue esce copioso e il dubbio, la domanda che sorge, è esattamente… come farò,
da vampira, a cibarmi? Non posso succhiare, senza denti… Osservo la sua faccia,
ormai mostruosa, orribile, peggio della mia quando mi trasformo: un ghigno
perfido e la carne cola dai lineamenti, urla e rincara la dose, ripete di nuovo:
<<Baciami baby!>>. Le lame tintinnano sulla mano i canini che mi ha appena
estratto, ha un buffo cappellino in testa, ora lo vedo bene. Ecco: in questo
momento cessa il letargo e il sole non è ancora calato. Le gocce dell’acqua di
condensa cadono dal soffitto sopra il coperchio della bara. Riesco a sentire
quel suono, il ticchettio continuo mi impedisce di sprofondare di nuovo
nell’abisso. Sono nervosa, il gocciolio sembra espandersi su tutto il tumulo
maledetto, rimbombano le pareti. Nelle gallerie sperdute dei sotterranei si
sente lo scricchiolio del legno, qualcosa si sta aprendo in quei meandri; la
luce non entra, dentro lì. Sto male, così decido di appendermi al legno mezzo
marcio della trave. <<Baciami baby!>> mi risuona perennemente nelle orecchie,
chissà chi è quel deficiente che appare nel mio incubo…
Una tecnica del tutto
particolare.
Lei entra di soppiatto
nelle sale quando gli spettacoli sono già iniziati, siede nelle ultime file,
dietro qualche omino. Lo afferra al buio impedendogli di gridare, inserisce le
dita con le lunghe unghie nella sua bocca, tira verso di sé; afferra con forza
le mandibole, blocca le mascelle, immobilizza la lingua. La dentatura è già sul
collo, strattona le carotidi, introduce le zanne nella giugulare… Altri tempi
quando c’erano numerosi cinema a luci rosse, nei quartieri delle città: allora,
con il fascino della bella donna, era semplice catturare; sedeva apposta vicino
alle persone, soprattutto, per non dire i soli, i maschi. Con fare suadente
infilava le mani tra i vestiti della vittima, sentendo l’eccitazione,
toccandoli. <<Come sei bella! Porca!>>, dicevano. Li lasciava giocare un po’...
Poi li avvolgeva tra le braccia, le fauci si aprivano e fiotti di liquido rosso,
ematico, come canali d’acqua, scorrevano, lasciando un corpo sterile, inanimato,
morto, prosciugato di ogni linfa vitale. La pelle diventa incartapecorita,
sembra assorbita anch’essa da una strana pompa idrovora di inaudita potenza. Ha
fame, potere, forza. Deve essere veloce, agile, non lasciare scampo nella
brutalità. Anestetizzarli, farli addormentare tra i sedili, perché nessuno fa
caso ai mugolii e il rantolo si dissolve tra i tanti emessi dagli attori del
film. In molte zone sono convinti che giri un maniaco, il maniaco che uccide i
depravati nei cinema a luci rosse e che adesso colpisce ovunque… forse per
questo le sale si stanno spopolando…
Incominciò a girare i
canili, le stalle, succhiando da qualsiasi mammifero; bazzicò dai vecchietti
nelle case di cura, ai pensionati decrepiti in fase morente negli ospizi; nei
dormitori degli accattoni, dai derelitti, tra sporchi mendicanti, fra coloro che
la società umana non vuole. Fanno meno notizia, quando muoiono, purtroppo per
loro...
Finché una sera, affranta
di dover stare pendula senza cibo, tra i cornicioni delle case e dei palazzi in
strada, pensò di aver trovato la soluzione ai problemi di sostentamento in
maniera definitiva: senza accorgersene iniziarono i suoi guai. Una zona
dell’ospedale asettica, con una pulizia estrema, contraddistinta dal colore
giallo e da segnalazioni particolari. Creò nella vampira una specie di
repulsione.
Veniva da vomitare: sapori
disgustosi le impastavano la bocca. Ebbe un rigurgito e un rivolo di sangue uscì
dal naso. Leccò avidamente dalle proprie mani quel rimasuglio di antipasto
serale: provava tanto malessere per quegli ambienti troppo lindi, troppo
perfetti. “Centro Analisi” con dentro agli armadi tante buone sacche. Era il
momento di aprirne un’altra. Ma questo disguido, questo incubo, questo
malessere… doveva penzolare a testa in giù dalla trave, appendersi come i
pipistrelli, far circolare il sangue verso il cervello: così aveva vissuto più
di una vita, non era abituata a stare distesa su un letto morbido. Forse doveva
togliersi qualche sfizio, una preda giovane, plasma fresco appena sfornato dalle
arterie e non dalle vene, quindi ben ossigenato. Bacilli pericolosi giravano in
quelle sacche, virus dell’epatite, dell’aids: non era indicato berseli tutti,
così, tutto d’un fiato, come un’ossessa, dimenticando ogni minima regola
comportamentale della buona succhiatrice. Soprattutto quel “baciami baby!”,
ormai terrificante incubo, lacerante, fastidioso: un personaggio uscito da
qualche misterioso film dell’orrore, tipo Freddy Crueger in Nightmare.
Senza tregua, neanche
appesa riusciva a ragionare: si stava forse innamorando di lui?
Esiste veramente e vuole
sfidarmi come ha fatto con Jason?
Cosa può fare? Non restare
ferma ad aspettare: bisogna reagire, avvolgerlo tra le nebbie.
I vampiri sono i veri
esseri infernali, nessuna trasfusione con sangue infetto potrà mai fermarli.
Bruttissimo, intenso,
cupo, bestiale.
Per questo i vampiri non
dormono mai: per soffrire.
Nemmeno incontrare i
propri sogni, perché non ne hanno.
L’inconsistenza del loro
riposo: solo gli incubi rimangono tali e possono diventare reali…
La notte stava finendo.
Arrivò al castello.
Qualcuno la stava
aspettando: c’erano dei segni precisi, incisioni molto profonde, sul fondo della
bara…