BALLATA DI MORTE
“T’ho detto
che devi fare il bravo!... Capito, Jacopo!?... Devi fare il bravo bambino!...
Altrimenti chiamo il Re degli Elfi*!”
“E chi è il Re
degli Elfi?”
“Uno cattivo… Che ti verrà a prendere se non farai il bravo… Senti
un po’…”:
Chi cavalca, così tardi
attraverso la notte ed il vento?
È un padre con suo
figlio;
tiene il bambino
stretto nelle braccia,
lo tiene forte, lo
mantiene caldo.
“Figlio mio, perché è
così spaventato il tuo viso?”
“Padre, non vedi il Re
degli Elfi?
Il Re degli Elfi con
corona e scettro?”
“Figlio mio, è solo la
nebbia”.
“Dai, bambino mio,
vieni con me!
Giocherò con te a tanti
bei giochi.
Sulla spiaggia ci sono
molti fiori colorati,
mia mamma ha dei
vestiti dorati”.
“Padre mio, padre mio,
non senti,
le promesse che il Re
degli Elfi mi sussurra?”
“Stai calmo, rimani
calmo, bambino mio;
è il vento che stormisce
tra le foglie secche”.
“Vuoi venire con me,
mio buon ragazzo?
Le mie figlie già ti
aspettano;
le mie figlie ti
metteranno a letto ogni notte,
e ti culleranno,
danzeranno e canteranno”.
*Celebre ballata composta
da J.W. Goethe e musicata da F. Schubert.
“Padre mio, padre mio,
non vedi laggiù?
Le figlie del Re degli
Elfi in quel luogo cupo?”
“Figlio mio, figlio
mio, vedo distintamente,
i vecchi prati appaiono
così grigi”.
“Ti voglio bene, la tua
bella persona mi intriga;
e se non collabori,
userò la forza”.
“Padre mio, padre mio,
ora mi prende!
Il Re degli Elfi mi ha
fatto del male!”
Il padre ha un fremito,
cavalca come il vento,
tiene fra le braccia il
bambino febbricitante,
raggiunge il maso con
paura e urgenza,
nelle sue braccia, il
bambino era morto.
“Anch’io
conosco una storia… Si chiama La Donna Nera!”
“La Donna
Nera?!... Ma vah! E com’è questa fiaba, figlio mio?”
“È un po’ come
la tua, papà… Non c’è il Re degli Elfi, ma La Donna Nera… E poi finisce in modo
diverso… E poi non è una fiaba, ma una storia vera”.
“Addirittura!... Su!... Dai!... Raccontamela questa favoletta che tu che
consideri vera”.
“Non te la
posso mica raccontare, papà! Sei tu che devi vederla, come un film al cinema!”
“E… Dove posso
vederla questa Donna Nera?”
“La puoi
vedere nella notte, nel vento e nella nebbia, fuori dalla nostra casa. E lei mi
ha anche detto che puoi vederla soltanto tu”.
“Lei chi?”
“La Donna
Nera”.
“Oh, certo!...
La Donna Nera… E perché soltanto io posso vederla e tu no?”
“Perché tu
devi morire, non io”.
“Ah, io dovrei
morire!?... Bravo, figlio mio!... Vuoi proprio bene al tuo papà. E… Senti un
po’, carino!? Chi ti ha messo nella testolina questa Donna Nera? Scommetto che è
stata quella stronzetta di Alice… Sì!.. È proprio una bella stronzetta quella
tua amichetta!”
“No, papà!...
Non è stata Alice!... Me lo ha detto proprio lei, La Donna Nera che tu devi
morire!... Devi morire perché La Donna Nera ti vuole con sé”.
“Dai!…
Vediamola insieme questa Donna Nera!”
“Ti ho detto
che solo tu puoi vederla! Io posso vedere soltanto te che muori”.
“Ma questa
Donna Nera ti è apparsa?... Insomma… Tu l’hai vista? Mi dici com’è fatta?”
“No papà!...
La Donna Nera mi ha soltanto parlato… Io non l’ho mai vista”.
“Dai!... Dimmi
dove posso vederla questa donna”.
Jacopo si alza
dal divano prendendo per mano il padre e lo conduce davanti alla grande finestra
del salone di casa poco illuminato. Fuori è notte, il vento soffia tra i rami
degli alberi carichi di foglie rinsecchite. C’è una nebbia strana, un po’
luminosa e un po’ scura, che inizia a fluttuare increspandosi in onde. Jacopo
guarda con la curiosità ingenua dei bambini. Ogni tanto saltella. Sta quasi
trepidando nell’attesa dell’evento. All’improvviso il padre ha un sussulto. Si
sente male, la sua mente barcolla mentre sul volto si disegna un’espressione di
terrore e di intenso dolore.
“Che cos’hai
papà?... Perché sei spaventato?... Non stai bene?” gli chiede Jacopo con tono
quasi canzonatorio.
“Dio!... Non
vedi La Donna Nera, figlio mio?... La Donna Nera sta arrivando… Sta venendo a
prendermi… Non è un brutto sogno!… È tutto vero”.
“Ma no, papà!... Quella è
soltanto la nebbia” gli fa Jacopo sempre con tono canzonatorio.
“Vieni con me, uomo…
Vieni con me…
Ti voglio...
Nessuno può dire di no a
me,
La Donna Nera”.
“Non è la
nebbia, Jacopo… Non è la nebbia... E non senti che La Donna Nera mi sta
parlando?... Dice che devo andare con lei… Mi sta sussurrando che mi vuole”.
“Ma no,
papà!... È soltanto il vento… Il vento che soffia tra le foglie secche perché
siamo in autunno… Lo ha detto la maestra a scuola” gli dice Jacopo con il
medesimo tono.
“Vieni con me, uomo…
Vieni con me…
Ti voglio...
Nessuno può dire di no a
me,
La Donna Nera”.
“Eccola,
Jacopo!... Eccola!... È lei!... La Donna Nera!... Adesso la vedo chiaramente…
Dove c’è quella grande onda di nebbia!... E continuo a udire la sua voce”.
“Ma no,
papà!... È soltanto la terra!... Lì c’è soltanto la terra” replica Jacopo.
“Vieni con me, uomo…
Vieni con me…
Ti voglio...
Nessuno può dire di no a
me,
La Donna Nera”.
“Aiutami,
Jacopo!... Aiutami!... Mi ha preso!”
Il padre di
Jacopo cade sul pavimento del salone. Si dimena nelle spire della paura e negli
spasimi dell’agonia e si rende conto che la vita gli sfugge davanti a suo figlio
che ride e saltella. Ride e saltella contento perché quello che ha detto prima è
vero, è accaduto realmente. Poi inizia a guardare il padre con occhi pieni di
odio, di malvagità, di morte. Sono occhi strani, che non possono appartenere ad
un bambino di sette anni. Sono occhi femminili. Sono gli occhi di una creatura
terribile: La Donna Nera. Jacopo corre in cucina e ritorna nel salone brandendo
un grosso coltello. E vibra il colpo mortale nel cuore di suo padre.