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Biografia dell'autore
 

Giancarlo Ferraris

 

 

 

BALLATA DI MORTE

 

 

            “T’ho detto che devi fare il bravo!... Capito, Jacopo!?... Devi fare il bravo bambino!... Altrimenti chiamo il Re degli Elfi*!”

            “E chi è il Re degli Elfi?”

            “Uno cattivo… Che ti verrà a prendere se non farai il bravo… Senti un po’…”:

 

Chi cavalca, così tardi attraverso la notte ed il vento?

È un padre con suo figlio;

tiene il bambino stretto nelle braccia,

lo tiene forte, lo mantiene caldo.

 

“Figlio mio, perché è così spaventato il tuo viso?”

“Padre, non vedi il Re degli Elfi?

Il Re degli Elfi con corona e scettro?”

“Figlio mio, è solo la nebbia”.

 

“Dai, bambino mio, vieni con me!

Giocherò con te a tanti bei giochi.

Sulla spiaggia ci sono molti fiori colorati,

mia mamma ha dei vestiti dorati”.

 

“Padre mio, padre mio, non senti,

le promesse che il Re degli Elfi mi sussurra?”

“Stai calmo, rimani calmo, bambino mio;

è il vento che stormisce tra le foglie secche”.

 

“Vuoi venire con me, mio buon ragazzo?

Le mie figlie già ti aspettano;

le mie figlie ti metteranno a letto ogni notte,

e ti culleranno, danzeranno e canteranno”.

 

*Celebre ballata composta da J.W. Goethe e musicata da F. Schubert.

“Padre mio, padre mio, non vedi laggiù?

Le figlie del Re degli Elfi in quel luogo cupo?”

“Figlio mio, figlio mio, vedo distintamente,

i vecchi prati appaiono così grigi”.

 

“Ti voglio bene, la tua bella persona mi intriga;

e se non collabori, userò la forza”.

“Padre mio, padre mio, ora mi prende!

Il Re degli Elfi mi ha fatto del male!”

 

Il padre ha un fremito, cavalca come il vento,

tiene fra le braccia il bambino febbricitante,

raggiunge il maso con paura e urgenza,

nelle sue braccia, il bambino era morto.

 

            “Anch’io conosco una storia… Si chiama La Donna Nera!”

            “La Donna Nera?!... Ma vah! E com’è questa fiaba, figlio mio?”

            “È un po’ come la tua, papà… Non c’è il Re degli Elfi, ma La Donna Nera… E poi finisce in modo diverso… E poi non è una fiaba, ma una storia vera”.

            “Addirittura!... Su!... Dai!... Raccontamela questa favoletta che tu che consideri vera”.

            “Non te la posso mica raccontare, papà! Sei tu che devi vederla, come un film al cinema!”

            “E… Dove posso vederla questa Donna Nera?”

            “La puoi vedere nella notte, nel vento e nella nebbia, fuori dalla nostra casa. E lei mi ha anche detto che puoi vederla soltanto tu”.

            “Lei chi?”

            “La Donna Nera”.

            “Oh, certo!... La Donna Nera… E perché soltanto io posso vederla e tu no?”

            “Perché tu devi morire, non io”.

            “Ah, io dovrei morire!?... Bravo, figlio mio!... Vuoi proprio bene al tuo papà. E… Senti un po’, carino!? Chi ti ha messo nella testolina questa Donna Nera? Scommetto che è stata quella stronzetta di Alice… Sì!.. È proprio una bella stronzetta quella tua amichetta!”

            “No, papà!... Non è stata Alice!... Me lo ha detto proprio lei, La Donna Nera che tu devi morire!... Devi morire perché La Donna Nera ti vuole con sé”.

            “Dai!… Vediamola insieme questa Donna Nera!”

            “Ti ho detto che solo tu puoi vederla! Io posso vedere soltanto te che muori”.

            “Ma questa Donna Nera ti è apparsa?... Insomma… Tu l’hai vista? Mi dici com’è fatta?”

            “No papà!... La Donna Nera mi ha soltanto parlato… Io non l’ho mai vista”.

            “Dai!... Dimmi dove posso vederla questa donna”.

 

            Jacopo si alza dal divano prendendo per mano il padre e lo conduce davanti alla grande finestra del salone di casa poco illuminato. Fuori è notte, il vento soffia tra i rami degli alberi carichi di foglie rinsecchite. C’è una nebbia strana, un po’ luminosa e un po’ scura, che inizia a fluttuare increspandosi in onde. Jacopo guarda con la curiosità ingenua dei bambini. Ogni tanto saltella. Sta quasi trepidando nell’attesa dell’evento. All’improvviso il padre ha un sussulto. Si sente male, la sua mente barcolla mentre sul volto si disegna un’espressione di terrore e di intenso dolore.

 

            “Che cos’hai papà?... Perché sei spaventato?... Non stai bene?” gli chiede Jacopo con tono quasi canzonatorio.

            “Dio!... Non vedi La Donna Nera, figlio mio?... La Donna Nera sta arrivando… Sta venendo a prendermi… Non è un brutto sogno!… È tutto vero”.

“Ma no, papà!... Quella è soltanto la nebbia” gli fa Jacopo sempre con tono canzonatorio.

 

“Vieni con me, uomo…

Vieni con me…

Ti voglio...

Nessuno può dire di no a me,

La Donna Nera”.

 

            “Non è la nebbia, Jacopo… Non è la nebbia... E non senti che La Donna Nera mi sta parlando?... Dice che devo andare con lei… Mi sta sussurrando che mi vuole”.

            “Ma no, papà!... È soltanto il vento… Il vento che soffia tra le foglie secche perché siamo in autunno… Lo ha detto la maestra a scuola” gli dice Jacopo con il medesimo tono.

 

“Vieni con me, uomo…

Vieni con me…

Ti voglio...

Nessuno può dire di no a me,

La Donna Nera”.

 

            “Eccola, Jacopo!... Eccola!... È lei!... La Donna Nera!... Adesso la vedo chiaramente… Dove c’è quella grande onda di nebbia!... E continuo a udire la sua voce”.

            “Ma no, papà!... È soltanto la terra!... Lì c’è soltanto la terra” replica Jacopo.

           

“Vieni con me, uomo…

Vieni con me…

Ti voglio...

Nessuno può dire di no a me,

La Donna Nera”.

 

            “Aiutami, Jacopo!... Aiutami!... Mi ha preso!”

 

            Il padre di Jacopo cade sul pavimento del salone. Si dimena nelle spire della paura e negli spasimi dell’agonia e si rende conto che la vita gli sfugge davanti a suo figlio che ride e saltella. Ride e saltella contento perché quello che ha detto prima è vero, è accaduto realmente. Poi inizia a guardare il padre con occhi pieni di odio, di malvagità, di morte. Sono occhi strani, che non possono appartenere ad un bambino di sette anni. Sono occhi femminili. Sono gli occhi di una creatura terribile: La Donna Nera. Jacopo corre in cucina e ritorna nel salone brandendo un grosso coltello. E vibra il colpo mortale nel cuore di suo padre.