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Biografia dell'autore
 

Valerio Converti
 

 

 

 

BRACCATO

 

Sono fermamente convinto che morirò  …

Carcerieri sconosciuti mi tengono segregato da tempo immemore; ho ricordi molto vaghi di come sia successo, non sono nemmeno sicuro che si tratti di ricordi, probabilmente sono solo sogni; le memorie più definite risalgono al giorno in cui aprì gli occhi e mi trovai incatenato in questo antro.

A giudicare dalle pareti rocciose e dal rumore d’acqua che gocciola, presumo di essere trattenuto in una grotta, le pareti sono ricoperte ti strani simboli mistici e pentacoli quasi certamente dipinti col sangue; alcune carcasse di animali giacciono al suolo col ventre squartato, sulla parete più vicino a me, sono incise strane figure antropomorfe ed esseri bizzarri, le stesse che ornano le massicce catene con cui sono trattenuto.

Ho riflettuto molto sul mio aspetto, probabilmente era quello che li spingeva a trattenermi qua sotto, il colore della pelle o qualcosa nella mia fisionomia, una deformità forse, ma non riuscivo a vedere nulla di sbagliato specchiandomi nelle pozze d’acqua che si formavano qua e là nella grotta.

Il tempo passava lentamente,  la fame e la noia non sono buone compagne e aumentavano pesantemente col passare del tempo; temetti di impazzire ancor prima di morire, almeno mi avrebbe dato sollievo prima che giungesse la fine.

Dopo giorni, forse settimane o più, le catene improvvisamente si aprirono, fui estremamente cauto e sospettoso al riguardo, ma la gioia e il desideri o di tornare alla libertà, mi spinsero ad attraversare la caverna. Dopo pochi passi notai che l’entrata era ornata con un arcata su cui vi erano incisioni simili a quelle delle catene e iscrizioni varie, l’odore di morte che impregnava l’antro si allontanava gradualmente da me, quando giunsi all’esterno vidi che la luna piena brillava in cielo, non feci in tempo ad assaporare l’aria fresca che un rumore sospetto mi fece voltare di scatto, un essere raccapricciante, basso e goffo, con una veste marrone che lo ricopriva quasi interamente lasciando liberi solo gli arti e il volto, l’aspetto antropomorfo sembrava una caricatura della vita, tuttavia la sua sola presenza mi metteva a disagio; mi fisso per qualche secondo con aria stupita poi afferrò un bastone e lo brandì verso di me, non saprei dire perché ma agendo di istinto fuggii.

Intorno a me si estendeva un bosco fitto e buio, una mescolanza di emozioni mi assalirono, non avevo alcun ricordo del mondo esterno, ero terrorizzato ed al contempo felice; la mia gioia durò poco infatti notai che un gruppo di esseri simili a quello precedente mi stava inseguendo, erano armati di fiaccole e oggetti di oscura provenienza, nonostante la loro dimensione ridotta e la loro goffaggine, si muovevano con estrema velocità tra gli alberi, erano almeno una decina, sarebbe stato impossibile affrontarli tutti quindi continuai a correre nella speranza di trovare un nascondiglio.

Vidi delle luci in lontananza e in breve mi ritrovai in un villaggio di piccole dimensioni, le abitazioni erano strane, molto diverse da quelle che si vedono abitualmente, erano quasi primitive,  entrato in una di esse  trovai un altro di quegli esseri, con impressionante rapidità afferrò un oggetto che non avevo mai visto prima; ci misi poco a capire che non aveva intenzione di aiutarmi . Uscii velocemente dalla casa, imboccai la prima strada che trovai  e ricominciai a correre; rumori assordanti riecheggiavano nell’aria, lo strano villaggio si illuminò in maniera sinistra, un numero impressionante di quelle deformità si riversò nelle strade, in breve mi trovai circondato.

L’intero villaggio mi stava dando la caccia, cercai di sfruttare le loro ridotte dimensioni per avere la meglio in uno scontro fisico. Individuai il gruppo di inseguitori con meno elementi e mi ci scagliai addosso, due caddero rovinosamente a terra aprendomi una minima via di fuga che non esitai a sfruttare, tornai nel bosco e corsi finché non trovai una nuova caverna in cui nascondermi e recuperare le energie.

Non trovavo alcuna spiegazione logica nel fatto che un intero villaggio potesse essere d’accordo sul tenermi imprigionato in quell’antro buio, abbandonandomi alla fame e alla sete senza fornirmi alcuna spiegazione. Poteva il mio aspetto diverso causare tale odio nei miei confronti? E soprattutto, che luogo era mai questo? Abitato da creature deformi come non ne avevo mai viste prima. Forse era proprio quello il punto, forse non volevano essere scoperte e io che ora conosco la loro esistenza non posso più essere lasciato andare.

La mia mente vacillò scossa da una paura attanagliante e da un invasione di domande senza risposta, sperai di non perdere i sensi per paura di svegliarmi e ritrovarmi nuovamente incatenato … o peggio.

Le grida stridule di quelle creature si fecero più vicine e concitate, non potevo più stare nella caverna, vicino a me si trovava il fiume, lo sentivo scrosciare; forse risalendolo sarei riuscito ad uscire da questo incubo.

Ricominciai la mia folle corsa, trovai subito il fiume e iniziai a risalirlo, purtroppo però i miei inseguitori avevano già preso in considerazione questa ipotesi infatti mi furono rapidamente alle costole , fiaccole e armi di forma strana venivano branditi minacciosamente verso di me, rumori assordanti tuonavano minacciosi.

Qualcosa mi colpì ad una gamba, ignorai il dolore e cercai di continuare la fuga, ma fui nuovamente colpito, questa volta toccò al braccio, era come se l’aria mi attaccasse.

Non potevo trovare pace, oltre all’elevato numero, erano in grado di colpirmi anche a distanza,non avevo alcuna possibilità di fuggire a meno che non fossi riuscito a raggiungere un vero villaggio, un minimo aiuto, potevo anche tentare di ragionare con quegli esseri.

I miei pensieri furono bruscamente interrotti da una fitta di inaudito dolore alla testa, senza nemmeno accorgermene, crollai in ginocchio nel fiume, l’acqua rifletteva la mia immagine e potei vedere che qualcosa mi aveva aperto un buco in piena fronte, la mia pelle rossastra era bruscamente interrotta più o meno all’altezza delle mie corna, prima di lasciare definitivamente che il buio mi avvolgesse, udì delle parole più distinte –Colpito! Una fucilata, il demone è finalmente morto!-