Faranno dei cimiteri le loro cattedrali
e delle città le vostre tombe...
Quando mio padre si
avvicina con le braccia protese in un abbraccio, quasi mi viene da piangere.
Non lo ha mai fatto prima.
Avrei tanta voglia di
abbracciarlo anche io, di lasciarmi andare, dimenticare tutto e stringerlo a me.
Ma questo mio pensiero
dura solo un attimo, poi stringo più forte l’ascia che ho tra le mani e gliela
pianto dritto nel cervello.
Il sangue mi schizza in
faccia mentre quello che non era più mio padre si accascia al suolo inondando di
sangue e di materia cerebrale la stanza.
L’epidemia è cominciata
circa un mese fa.
Non so come, è successo e
basta.
So solo che
improvvisamente la gente ha cominciato a uccidere e a divorare le sue vittime.
All'inizio alla TV e alla
radio dicevano di non allarmarsi, che tutto sarebbe finito presto, che si
trattava solo di una strana infezione, ma che tutto era sotto controllo e tutto
si sarebbe risolto.
Ma intanto i giorni
passavano e nelle strade succedeva di tutto.
Quelli che una volta erano
stati uomini, donne, bambini, avanzavano barcollando alla ricerca di nuove
prede.
Ho visto corpi ridotti a
brandelli, sventrati a mani nude e dilaniati da denti aguzzi.
Le strade insanguinate
sono diventati macelli a cielo aperto e nel giro di pochi giorni del vecchio
mondo è rimasto ben poco.
Anche la TV ha smesso di
trasmettere, così come la radio.
E allora mi sono barricata
in casa.
Ho dovuto abbattere mia
mamma, mio fratello, mia sorella e adesso mio padre.
Per sopravvivere.
Li avevano infettati,
forse in quelle poche incursioni che facevano per prendere qualcosa da mangiare
al supermarket all'angolo della strada.
Io, la più piccola, sono
sempre rimasta dentro, al sicuro.
Ma ora che sono sola e
un’altra notte sta per cominciare, un agghiacciante interrogativo affolla la mia
mente.
Chi sono io per cambiare
il mondo?
Sono solo una bambina di
dodici anni, che fino a un mese fa ero preoccupata solo dalla scuola, dal
ragazzino di cui credevo di essere innamorata e dalle liti con la mamma.
Poi, in poche settimane,
ho sterminato la mia famiglia e vivo sigillata in casa nel terrore che prima o
poi quei mostri riescano a entrare.
E allora chi sono
veramente?
Un’ assassina, ecco cosa
sono.
Ormai la terra non è più
nostra, ma di una nuova specie. In questo nuovo mondo noi superstiti non siamo
altro che cibo.
Non abbiamo il diritto di
uccidere chi sta per prendere il nostro posto.
Ci siamo cibati per secoli
degli animali del mare e della terra ed ora è giunto il momento di passare la
mano.
Ora tocca a noi
contribuire alla crescita di chi ha preso il nostro posto.
Allora vado a dormire
serena, ormai stanca di combattere, lasciando la porta aperta…
…buonanotte…