CACCIATORE DI
FANTASMI
Claudio faceva il
disinfestatore a tempo pieno e il cacciatore di fantasmi a tempo perso.
Il paranormale lo
affascinava molto, a differenza degli insetti che combatteva quotidianamente.
Dopo anni, gli era
finalmente capitata l’occasione di disinfestare una vecchia casa, che si diceva
abitata dalle anime dei molti morti per incidente nella buia strada che la
costeggiava, a causa della nebbia e dell’asfalto rovinato, ma soprattutto, della
stretta curva a gomito, assai poco visibile.
Era appena fuori dal paese
e per tutti era la casa maledetta. Per lui, invece, poteva essere una miniera
d’oro; la possibilità, dopo tanti falsi allarmi in altre case disinfestate, di
assistere a un fenomeno paranormale, magari riuscendo anche a catturarlo con i
suoi sofisticati e costosi sensori di ultima generazione, che custodiva nel
doppio fondo della sua enorme sacca da lavoro, soprannominata “la spezzaschiena”.
I proprietari
dell’immobile avevano finalmente trovato degli affittuari, ma prima, per fortuna
di Claudio, dovevano liberare gli ambienti dai piccoli inquilini zampettanti
indesiderati.
Dopo aver fatto il suo
dovere, irrorando di prodotti chimici le tubature, passate le 23-00, Claudio
piazzò i sensori nelle stanze, concludendo l’operazione Ghost, così si era
divertito a soprannominarla, nella cantina, da dove molti testimoni, passando a
piedi per la stradina, avevano giurato di aver sentito dei lamenti, nonostante
la casa, in quel momento, fosse disabitata.
La prima, fitta nebbia
autunnale ne aveva già avvolto le mura, come un freddo sudario, cancellando il
paesaggio e dando a Claudio l’impressione di essere quasi prigioniero.
Scese le scale
scricchiolanti che portavano allo scantinato, facendo molta attenzione, visto
che il legno era vecchio. Poi, dopo aver dato un’occhiata in giro, piazzò gli
ultimi due sensori negli angoli della piccola stanza.
Vuoi per la suggestione,
ma anche per l’odore di muffa piuttosto intenso, preferì togliersi in fretta da
quell’ambiente e, con passo spedito, risalì le scale, impaziente di iniziare la
sua veglia notturna. Ma proprio mentre era a metà della rampa, accadde qualcosa.
Improvvisamente, attorno a lui si fece tutto buio.
Claudio rimase
pietrificato, non tanto per la totale mancanza di luce, ma per il freddo intenso
che stava sentendo. Gli penetrava nelle ossa, togliendogli il fiato.
"Sta succedendo qualcosa,
qualcosa di grosso… e io ci sono proprio in mezzo" pensò, mentre con la mano
destra cercava di raggiungere la cerniera della sacca per estrarre la telecamera
a infrarossi. Ma era come se fosse sparita; non ne avvertiva più il peso.
Arrivò addirittura a
pensare che l’entità responsabile di tutto quello gli fosse entrata dentro,
perché non sentiva braccia e gambe. Oppure, per la prima volta da quando aveva
preso il posto del padre, poteva essersi intossicato con le sostanze chimiche.
Forse aveva sbagliato il dosaggio, anche se era certo di aver fatto tutto a
regola d’arte, in assoluta sicurezza per la sua incolumità.
A quel punto, si rassegnò
a restare immobile, sperando che tutto finisse, che tornasse la luce e che quel
poltergeist, o qualunque cosa fosse, gli permettesse di andarsene.
Fu l’anziano proprietario
della casa a trovarlo.
Dopo averlo chiamato al
cellulare per tutta la mattina, senza ottenere risposta, andò a controllare di
persona.
Quando aprì la porta dello
scantinato, la luce era ancora accesa: lo era sempre stata.
Claudio era disteso in
fondo alle scale, riverso su un fianco, con la sacca a pochi centimetri. Mentre
saliva, uno degli scalini aveva ceduto e il ragazzo era ruzzolato giù,
rompendosi l’osso del collo.
Nel momento in cui l’uomo
arrivò all’altezza del gradino rotto, ebbe una strana, sgradevole sensazione,
tanto che gli sembrò di soffocare.
Intimorito, lo oltrepassò
rapidamente, giungendo a pochi centimetri dal corpo.
Claudio era morto sul
colpo. Ma qualcosa di lui era ancora lì, a metà scalinata, in attesa che la luce
si accendesse e tutto tornasse come prima.