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Biografia dell'autore
 

Luca Martusciello

e

Stefania Piu

 

 

 

 

EFFETTI INDESIDERATI

 

Davanti allo specchio, come ogni sera, Marco contemplava straziato la disfatta.

Aveva provato di tutto per arrestare la calvizie ormai incipiente, ma senza risultati, anzi...

Inutilmente continuava a cospargersi la testa di creme prodigiose, a lavarsi la scarna capigliatura con balsami miracolosi ed ad ingurgitare pillole e pozioni dagli effetti risolutivi, solo che mai i risultati promessi manifestavano i loro effetti e così, i pochi capelli rimasti, si erano ritirati da tempo dietro la nuca, sconfitti ed umiliati, lasciando campo libero ad una lucida ed imbarazzante pelata.

Ostinatamente però Marco proseguiva la sua personalissima lotta e se solo ci fosse stata una possibilità di vittoria, non avrebbe esitato a frizionarsi la testa con guano d’uccello, fango di palude o intestini di varano di Comodo.

Niente era troppo quando si trattava di arrestare la caduta dei capelli. Perciò la battaglia proseguiva anno dopo anno, con alterne fortune, ma senza mai cambiare di molto il destino che vedeva Marco giovane, bello, ma senza capelli. Marco era stanco degli sguardi divertiti dei vicini e delle battutacce dei colleghi. Un giorno, ne era sicuro, i suoi sforzi sarebbero stati premiati e avrebbe infine smesso di indossare cappelli in ogni stagione ma, soprattutto, di architettare complicati e fantasiosi riporti, stirando i quattro capelli rimasti a coprire malamente la fronte spoglia.

E quel giorno era finalmente arrivato perché aveva trovato ciò di cui aveva bisogno: l’arma finale! Pensare che gli era stata recapitata direttamente a casa, in un anonimo pacchetto a solo nove euro e novantanove centesimi, spese di spedizione comprese, pagabili in contrassegno.

Non si spiegava come non si fosse accorto prima della reclame di quel grandioso prodotto nel piccolo spazio dell’ultima pagina della sua rivista di fumetti preferita. Pensare che stava lì, tra la pubblicità delle scimmie di mare, le pistole scacciacani ed  occhiali a raggi X.

Prometteva eccezionali effetti, ricrescita assicurata al cento per cento, risultati visibili e GARANTITI già dalla prima applicazione. nessun dubbio, doveva funzionare, perché se non si era soddisfatti degli esiti, si poteva chiedere il rimborso. Quale migliore garanzia di riuscita?

Aprì il barattolo con impazienza ed annusò il contenuto; l’odore pungente lo fece rabbrividire.

Guardando il barattolo che aveva in mano non poté fare a meno di  dare una  definizione a quello che l’esalazione dell’unguento gli ricordava: putrefazione di carne marcescente mista ad odore di cane bagnato.

Marco si fermò incerto sul da farsi, guardando con la coda dell’occhio il letto matrimoniale nella stanza accanto nel quale dormiva sua moglie, Caterina. Il tanfo l’avrebbe svegliata sicuramente ed avrebbe dovuto sopportare non solo lo schifo sulla testa, ma anche le sue lamentele circa i soldi buttati in inutili tentativi, i rischi per la salute per l’uso di articoli di dubbia provenienza e, per giunta, decisamente puzzolenti.

Guardò sconsolato l’immagine stampata sul barattolo: la figura di un uomo villoso e dai capelli lunghi ammiccava dall’etichetta colorata. Il disegno sembrava incitarlo, infondendogli coraggio e decisione. Marco, spronato da quella solidarietà maschile, ruppe gli indugi e si cosparse la testa di quella pomata viscida e maleodorante. Molto maleodorante.

Frizionò con cura il cuoio capelluto per diversi minuti, fece assorbire lentamente il prodotto e si guardò speranzoso allo specchio. Sicuramente suggestionato, gli sembrò di intravedere una sottile peluria spuntargli sulla testa, prima completamente glabra. Eccitato, prese dell’altro unguento e ripeté l’applicazione con rinnovato impegno. Ora non aveva più dubbi: folti peletti stavano crescendo rapidamente. Pazzo di gioia continuò a frizionarsi la testa, esaurendo quasi completamente il contenuto del vasetto.

L’odore nel piccolo bagno era diventato oramai insopportabile, costringendolo ad aprire la finestra. La fredda aria notturna entrò in casa, facendolo rabbrividire. Una luna piena si stagliava nel cielo e Marco ebbe quasi voglia di urlare a lei la sua felicità, di svegliare il quartiere addormentato con le sue grida di gioia. Aprì di nuovo il rubinetto per sciacquarsi le mani, ma un dolore terribile lo percorse non appena toccò l’acqua fredda. Il male gli tolse il respiro, facendolo piegare sulle gambe. Si costrinse a respirare con calma e, dopo alcuni minuti il tormento cessò quasi del tutto. Si rialzò tremando e l’immagine che gli rimandò lo specchio lo lasciò atterrito: una chioma folta ed ispida gli ricopriva completamente la testa ricadendogli fin sulle spalle. Sul torace crescevano a vista d’occhio fitti peli che, quasi animati di vita propria, man mano andavano estendendosi sulle braccia e sulle mani. Marco inorridito non ebbe il tempo di pensare ad altro: una morsa sembrava schiacciargli la faccia, mentre un dentista sadico gli estirpava i denti uno ad uno. Cadde per terra senza riuscire ad alzarsi. Le gambe e le braccia sembravano rattrappite, costringendolo ad incurvarsi su se stesso. Passandosi la lingua su quelle che una volta era la sua bocca, si accorse che ai denti si erano sostituite lunghe ed affilate zanne. Le mani erano oramai degli artigli e le gambe si erano trasformate in grosse e muscolose zampe. La sua voce non esisteva più. Si costrinse a tenere le fauci chiuse, per evitare che un lungo e straziante ululato gli uscisse da lì. Con terrore si accorse d’avere fame, una fame da lupi, una fame tale che l’idea di assaggiare ancora una volta della carne marcia non gli faceva più tanto ribrezzo. Ma certo era preferibile un pasto fresco. Il sangue cominciò a pulsargli nelle vene spinto da un istinto primordiale, come quello di una belva quando inizia la caccia. Mentre leccandosi le labbra, guardava le gambe di sua moglie che spuntavano da sotto le lenzuola, l’occhio gli cadde sulle avvertenze stampate sul barattolo che lui, preso dalla foga non si era curato di leggere. Con quella poca umanità che ancora gli rimaneva, prima di avventarsi sul corpo addormentato di Caterina, lesse:

ATTENZIONE: contiene estratti di ghiandole endocrine di canidi geneticamente modificati.

Non somministrare ai bambini al di sotto dei 12 anni e alle donne in gravidanza.

NON UTILIZZARE DURANTE IL PLENILUNIO.