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EROS E THANATOS
Si
svegliò di soprassalto, nel cuore della notte. Nonostante
tutti i suoi sforzi per rimediare all’insonnia non riusciva
mai a godere di un sonno profondo. Tastò l’altro lato del
letto, era vuoto. Dov’era sua moglie? Si alzò per cercarla.
Il palazzo era avvolto in un buio imperscrutabile per
l’occhio umano.
La sua
gente l’aveva criticato per la scelta di vivere come un
nobile di provincia, un notabile di paese circondato da
gente ordinaria, tra cui aveva scelto la sua sposa. Quanto
la disprezzavano! Uno come lui, dicevano, avrebbe dovuto
trovarsi una compagna che gli fosse pari. Non comprendevano
l’unicità di lei, l’ammaliante attrazione della sua purezza,
del suo candore. A volte, annebbiato dalle loro critiche,
aveva pensato di provare a cambiarla ma non l’avrebbe fatto
finché poteva evitarlo. Benché di umili natali, ella
possedeva una luce intrinseca, bianca e cristallina ma da
tempo ormai il suo splendore si stava affievolendo e adesso…
dov’era?
Forse
sperava di poter tornare dai genitori che l’avevano venduta
in cambio di una generosa rendita e una parentela illustre,
ingenua com’era sempre stata.
Lui
scese le scale e dalla finestra dell’anticamera vide
qualcosa cadere nel cortile dal piano superiore. Cos’era
quell’involucro bianco così leggero da sembrare per un
istante sospeso in aria, prima di rovinare al suolo?
Era
lei, aveva trovato un altro modo per sfuggirgli. Lui non
l’avrebbe permesso.
Uscì
fuori, le si inginocchiò accanto, sussurrandole in un
orecchio, tentando di spiegarle che il loro era un vincolo
eterno. Poi la morse sul collo. Bevve il suo sangue finché
fu necessario. Adesso sarebbe stata come loro, questo era
l’unico modo per non doverle dire addio. Si staccò dal suo
collo e la baciò, le labbra ancora sporche di sangue.
Fu
così che non si avvide della diversa luce nei suoi occhi e
quando lei trafisse il suo cuore egli non ebbe nemmeno il
tempo di accorgersi che la propria esistenza era finita.
Lei si
alzò, libera dalla prigionia di mattoni e di virtù in cui
era stata rinchiusa e aveva rinchiuso sé stessa. Nessuno
l’aveva mai soccorsa, nessuno le aveva offerto un gesto
d’aiuto o un’occasione di salvezza. Adesso avrebbe avuto la
sua vendetta.
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