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Biografia dell'autore
 

Ylenia Zanghi 
 

 

 

 

EROS E THANATOS


 

Si svegliò di soprassalto, nel cuore della notte. Nonostante tutti i suoi sforzi per rimediare all’insonnia non riusciva mai a godere di un sonno profondo. Tastò l’altro lato del letto, era vuoto. Dov’era sua moglie? Si alzò per cercarla. Il palazzo era avvolto in un buio imperscrutabile per l’occhio umano.

La sua gente l’aveva criticato per la scelta di vivere come un nobile di provincia, un notabile di paese circondato da gente ordinaria, tra cui aveva scelto la sua sposa. Quanto la disprezzavano! Uno come lui, dicevano, avrebbe dovuto trovarsi una compagna che gli fosse pari. Non comprendevano l’unicità di lei, l’ammaliante attrazione della sua purezza, del suo candore. A volte, annebbiato dalle loro critiche, aveva pensato di provare a cambiarla ma non l’avrebbe fatto finché poteva evitarlo. Benché di umili natali, ella possedeva una luce intrinseca, bianca e cristallina ma da tempo ormai il suo splendore si stava affievolendo e adesso… dov’era?

Forse sperava di poter tornare dai genitori che l’avevano venduta in cambio di una generosa rendita e una parentela illustre, ingenua com’era sempre stata.

Lui scese le scale e dalla finestra dell’anticamera vide qualcosa cadere nel cortile dal piano superiore. Cos’era quell’involucro bianco così leggero da sembrare per un istante sospeso in aria, prima di rovinare al suolo?

Era lei, aveva trovato un altro modo per sfuggirgli. Lui non l’avrebbe permesso.

Uscì fuori, le si inginocchiò accanto, sussurrandole in un orecchio, tentando di spiegarle che il loro era un vincolo eterno. Poi la morse sul collo. Bevve il suo sangue finché fu necessario. Adesso sarebbe stata come loro, questo era l’unico modo per non doverle dire addio. Si staccò dal suo collo e la baciò, le labbra ancora sporche di sangue.

Fu così che non si avvide della diversa luce nei suoi occhi e quando lei trafisse il suo cuore egli non ebbe nemmeno il tempo di accorgersi che la propria esistenza era finita.

Lei si alzò, libera dalla prigionia di mattoni e di virtù in cui era stata rinchiusa e aveva rinchiuso sé stessa. Nessuno l’aveva mai soccorsa, nessuno le aveva offerto un gesto d’aiuto o un’occasione di salvezza. Adesso avrebbe avuto la sua vendetta.