I DETTI NON
SBAGLIANO MAI!
Erano le 22:33 e come al
solito l’autobus era in ritardo, ma un ritardo più lungo del solito. Infatti
l’orario previsto era quello delle 22:05, anche se in realtà prima delle dieci e
un quarto non era mai passato.
La fermata a richiesta
della società di trasporti locali si trovava nella parte bassa del paese, più
precisamente di fronte il cimitero lungo la Strada Statale, diciamo non il posto
più allegro della zona!
Pensavo, sicuramente sarà
saltata la corsa.
A formulare tale pensiero,
la mia attenzione fu rapita da una figura umana - non so se fosse un uomo o una
donna - che dall’interno del cimitero si sbracciava attraverso le sbarre del
cancello come per cercare aiuto.
Da quella distanza non
riuscivo a capire se effettivamente era così o se era solamente l’orario da
sonno che mi faceva vedere cose che non c’erano.
- Fanculo - dissi.
Perso per perso la mia
indole mi fece decidere che forse avvicinarmi per vedere meglio cosa stava
succedendo lì, a circa trecento metri di distanza, non mi avrebbe fatto perdere
tempo più di quanto ne avrei perso con il ritardo del bus.
Così mi avviai verso la
salitella alberata a cipressi che portava al cimitero, mentre mi avvicinavo
all’entrata si faceva sempre più concreta l’idea che qualcosa di anormale stava
succedendo, allora subito misi mano nello zaino che portavo sulle spalle per
tirar fuori la mia Pistola Beretta 9mm che avevo in dotazione.
Ebbene si, avevo una
pistola, anche perche il mio lavoro era quello di guardiano notturno presso un
istituto bancario.
Sinceramente un brivido mi
attraversò la pelle in tutto il corpo, però la convinzione che avevo di vedere
cosa stava effettivamente succedendo all’interno del cimitero si fece forte.
Ormai ero giunto
all’entrata, la figura che avevo visto da lontano non la vedevo più e davanti a
me si presentava un cancello alto circa tre metri composto da numerose sbarre
una vicino l’altra, ma non troppo fitte tali da poterci guardare attraverso e
una catena con un lucchetto che teneva chiuse entrambe le ante che componevano
il cancello.
Gridai attraverso le
sbarre del cancello.
- Ehi c’è qualcuno?-
dissi con voce preoccupata.
Niente, nessuna risposta,
nel frattempo si era sollevata una gelida brezza di tramontana, il che non era
raro da quelle parti e mentre cercavo di intravedere qualcosa attraverso il
cancello si udì un grido abominevole provenire dall’interno del cimitero.
- Cazzo! – esclamai.
A dire ciò non esitai un
attimo, ma a differenza di come avevo visto fare in molti film dove per aprire i
cancelli sparano sul lucchetto, tra l’altro rischiando di colpirsi da soli col
rimbalzo del proiettile, mi lanciai verso un tondino di ferro che si trovava
casualmente per terra insieme ad altri materiali per l’edilizia lasciati vicino
ad un muretto in rifacimento.
Così facendo, spaccai il
lucchetto col tondino di ferro e aprì il cancello avviandomi in fretta e furia
verso l’interno del cimitero, lapidi e croci si facevano sempre più numerose
alla mia vista e il senso di angoscia che mi avvolgeva aumentava.
Girato l’angolo di una
cappella di famiglia la scena che mi si presentava era allucinante e a dir poco
sconvolgente, una donna, sicuramente quella che avevo intravisto da lontano, era
stesa su di una lapide e tenuta mani e gambe da quattro esseri.
Erano inginocchiati
ognuno ad un angolo della lapide, uno si leccava un braccio uno una gamba, come
se fossero pronti per consumare il proprio pasto di carne fresca.
Non potevo crederci,
quegli esseri non potevano essere zombie, gli zombie non esistono, mi continuavo
a ripetere nella mia testa, ma tale scena non sembrava presagire una cosa
differente, quegli esseri erano proprio degli zombie e stavano per compiere uno
scempio di quella donna.
Non persi più tempo a
chiedermi se quella fosse realtà o meno, armai la pistola e cominciai a sparare,
i primi tre colpi andarono a segno sul corpo di uno degli zombie distogliendolo
solamente da ciò che stava facendo, fu allora che mi ricordai che esseri del
genere muoiono solamente con colpi sparati alla testa, così mi avvicinai verso
la scena e ad uno ad uno sparai un colpo alla testa dei quattro zombie facendo
schizzare su di me e sulla donna sangue e pezzi di cervello.
L’infausto banchetto si
interruppe con l’accasciamento a lato della lapide dei quattro corpi che ancora
si muovevano a scatti come se animati dalla presenza dell’ultima carica di
adrenalina rimastagli in corpo.
La donna vista la
situazione si sentì sollevata e forse poteva ritenersi salva.
I suoi lunghi capelli neri
impastati da sudore misto a sangue e materia celebrale gli coprivano quasi per
intero il volto nascondendomi la sua identità, magari poteva essere qualcuna che
conoscevo.
Anche io non ero da meno
per quanto riguardava la sudorazione e lo sporco che mi ritrovavo addosso
provocato dall’esplosione di quelle teste putride e tumefatte degli
zombie-cannibali, rinfrancato e tranquillizzato però dal fatto che ora in zona
c’ero solamente io e la donna.
Mi avvicinai alla donna
per aiutarla a rialzarsi, porgendole la mano la donna l’afferrò con forza
tirandomi verso di lei e inevitabilmente facendomi cadere al suo fianco proprio
sopra la lapide a pancia in sotto, con una mossa repentina si mise a cavalcioni
su di me, durante la caduta avevo perso dalle mani anche la pistola e ora mi
trovavo inerme sotto il suo corpo e con una potente morsa che teneva entrambe le
mie braccia dietro la schiena.
-Finalmente!- esclamo la
donna - mi ero proprio stufata di rianimare quei luridi corpi decomposti per
berne del sangue vecchio e amaro. Ora si che mi potrò gustare un po’ di sangue
novello e fresco! Ah Ah Ah! –
E così facendo si chinò su
di me affondando i propri canini sul mio collo facendone sgorgare sangue a più
non posso.
Da questo triste finale si
apprende che i vecchi detti non sbagliano mai:
chi si fa gli affari suoi
campa cento anni!