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Biografia dell'autore
 

Luxor1976

 

 

 

I DETTI NON SBAGLIANO MAI!

 

 

Erano le 22:33 e come al solito l’autobus era in ritardo, ma un ritardo più lungo del solito. Infatti l’orario previsto era quello delle 22:05, anche se in realtà prima delle dieci e un quarto non era mai passato.

La fermata a richiesta della società di trasporti locali si trovava nella parte bassa del paese, più precisamente di fronte il cimitero lungo la Strada Statale, diciamo non il posto più allegro della zona!

Pensavo, sicuramente sarà saltata la corsa.

A formulare tale pensiero, la mia attenzione fu rapita da una figura umana - non so se fosse un uomo o una donna - che dall’interno del cimitero si sbracciava attraverso le sbarre del cancello come per cercare aiuto.

Da quella distanza non riuscivo a capire se effettivamente era così o se era solamente l’orario da sonno che mi faceva vedere cose che non c’erano.

- Fanculo - dissi.

Perso per perso la mia indole mi fece decidere che forse avvicinarmi per vedere meglio cosa stava succedendo lì, a circa trecento metri di distanza, non mi avrebbe fatto perdere tempo più di quanto ne avrei perso con il ritardo del bus.

Così mi avviai verso la salitella alberata a cipressi che portava al cimitero, mentre mi avvicinavo all’entrata si faceva sempre più concreta l’idea che qualcosa di anormale stava succedendo, allora subito misi mano nello zaino che portavo sulle spalle per tirar fuori la mia Pistola Beretta 9mm che avevo in dotazione.

Ebbene si, avevo una pistola, anche perche il mio lavoro era quello di guardiano notturno presso un istituto bancario.

Sinceramente un brivido mi attraversò la pelle in tutto il corpo, però la convinzione che avevo di vedere cosa stava effettivamente succedendo all’interno del cimitero si fece forte.

Ormai ero giunto all’entrata, la figura che avevo visto da lontano non la vedevo più e davanti a me si presentava un cancello alto circa tre metri composto da numerose sbarre una vicino l’altra, ma non troppo fitte tali da poterci guardare attraverso e una catena con un lucchetto che teneva chiuse entrambe le ante che componevano il cancello.

Gridai attraverso le sbarre del cancello.

 - Ehi c’è qualcuno?- dissi con voce preoccupata.

Niente, nessuna risposta, nel frattempo si era sollevata una gelida brezza di tramontana, il che non era raro da quelle parti e mentre cercavo di intravedere qualcosa attraverso il cancello si udì un grido abominevole provenire dall’interno del cimitero.

- Cazzo! – esclamai.

A dire ciò non esitai un attimo, ma a differenza di come avevo visto fare in molti film dove per aprire i cancelli sparano sul lucchetto, tra l’altro rischiando di colpirsi da soli col rimbalzo del proiettile, mi lanciai verso un tondino di ferro che si trovava casualmente per terra insieme ad altri materiali per l’edilizia lasciati vicino ad un muretto in rifacimento.

Così facendo, spaccai il lucchetto col tondino di ferro e aprì il cancello avviandomi in fretta e furia verso l’interno del cimitero, lapidi e croci si facevano sempre più numerose alla mia vista e il senso di angoscia che mi avvolgeva aumentava.

Girato l’angolo di una cappella di famiglia la scena che mi si presentava era allucinante e a dir poco sconvolgente, una donna, sicuramente quella che avevo intravisto da lontano, era stesa su di una lapide e tenuta mani e gambe da quattro esseri.

Erano  inginocchiati ognuno  ad un angolo della lapide, uno si leccava un braccio uno una gamba, come se fossero pronti per consumare il proprio pasto di carne fresca.

Non potevo crederci, quegli esseri non potevano essere zombie, gli zombie non esistono, mi continuavo a ripetere nella mia testa, ma tale scena non sembrava presagire una cosa differente, quegli esseri erano proprio degli zombie e stavano per compiere uno scempio di quella donna.

Non persi più tempo a chiedermi se quella fosse realtà o meno, armai la pistola e cominciai a sparare, i primi tre colpi andarono a segno sul corpo di uno degli zombie distogliendolo solamente da ciò che stava facendo, fu allora che mi ricordai che esseri del genere muoiono solamente con colpi sparati alla testa, così mi avvicinai verso la scena e ad uno ad uno sparai un colpo alla testa dei quattro zombie facendo schizzare su di me e sulla donna sangue e pezzi di cervello.

L’infausto banchetto si interruppe con l’accasciamento a lato della lapide dei quattro corpi che ancora si muovevano a scatti come se animati dalla presenza dell’ultima carica di adrenalina rimastagli in corpo.

La donna vista la situazione si sentì sollevata e forse poteva ritenersi salva.

I suoi lunghi capelli neri impastati da sudore misto a sangue e materia celebrale gli coprivano quasi per intero il volto nascondendomi la sua identità, magari poteva essere qualcuna che conoscevo.

Anche io non ero da meno per quanto riguardava la sudorazione e lo sporco che mi ritrovavo addosso provocato dall’esplosione di quelle teste putride e tumefatte degli zombie-cannibali, rinfrancato e tranquillizzato però dal fatto che ora in zona c’ero solamente io e la donna.

Mi avvicinai alla donna per aiutarla a rialzarsi, porgendole la mano la donna l’afferrò con forza tirandomi verso di lei e inevitabilmente facendomi cadere al suo fianco proprio sopra la lapide a pancia in sotto, con una mossa repentina si mise a cavalcioni su di me, durante la caduta avevo perso dalle mani anche la pistola e ora mi trovavo inerme sotto il suo corpo e con una potente morsa che teneva entrambe le mie braccia dietro la schiena.    

 -Finalmente!- esclamo la donna - mi ero proprio stufata di rianimare quei luridi corpi decomposti per berne del sangue vecchio e amaro. Ora si che mi potrò gustare un po’ di sangue novello e fresco! Ah Ah Ah! –

E così facendo si chinò su di me affondando i propri canini sul mio collo facendone sgorgare sangue a più non posso.

Da questo triste finale si apprende che i vecchi detti non sbagliano mai:

chi si fa gli affari suoi campa cento anni!