IL CUCULO
Eva sfiorò ancora una
volta il dolce declivio del proprio grembo. Era raggiante, bella e raggiante, e
aveva i seni gonfi e tutti i valori in regola. Trentesima settimana di
gestazione, due minuscoli cuori, oltre al suo, le si agitavano dentro. Gemelli,
quasi non le sembrava vero: due nuove vite. Era stata una sorpresa quando il
medico le aveva annunciato che sarebbe stata madre di due gemelli. All'inizio un
pochino l'aveva spaventata l'idea: doppi vestitini, doppia culla, doppio
ruttino... già un bambino era impegnativo, figurarsi due! Aveva pianto, ma poco:
in breve l'idea era stata accettata, e adesso da doppio figlio scaturiva ogni
giorno doppia felicità. Dove ce n'è per uno ce n'è anche per due: Eva pensò per
l'ennesima volta che sarebbe bastato tirare un po' di più la cinghia... lo
pensò, si sorprese a pensarlo ancora. Cos'era quella vaga sensazione in fondo
allo stomaco? Apprensione repressa, un “Andrà tutto bene” mai del tutto
convincente? A volte la notte si svegliava sudata, assieme ai due bambini
un'ansia sottile le cresceva dentro in quelle ore di pensieri. Subito riusciva
ad abortirla e a ricacciarla nel suo pozzo nero. Giù.
Scacciò il pensiero e il
dubbio pigolante guardandosi attorno.
La sala d'attesa era quasi
deserta: un omino anziano asceticamente assopito sedeva in completo marrone
dall'altro lato della stanza, bastone stretto tra le dita come un trespolo, naso
adunco e aquilino che altri tempi e altri luoghi avrebbero chiamato ebraico,
occhi serrati da palpebre minime, uno sguardo addormentato proiettato verso
chissà quale rimasuglio del passato. Lo scrutò con distratta curiosità, quasi
fosse un'antica colonna in rovina o un labirinto diroccato. Percorreva con gli
occhi le rughe insondabili, saliva e scendeva con curiosità lungo i pendii
scavati dal tempo sul viso da prugna rinsecchita. Due grossi occhiali ne
incorniciavano il sonno da sotto le sopracciglia cespugliose, e una piccola
testa lucida, calva come quella di un avvoltoio, sosteneva la montatura.
Quanti anni avrà? Quanti
gliene rimarranno?
Stava immersa in questa
pensosa magia quando il vecchio di colpo spalancò gli occhi, e sgranò serio le
pupille ingigantite dal vetro in quelle di lei. Affondo.
...un battito irregolare?
Trasalì, il cuore impazzì
per un paio di secondi e fu un tutt'uno accorgersi di aver portato le mani a
protezione del pancione. Fu vagamente orgogliosa di quel gesto ancestrale, poi
piano ritrasse le dita. Le venne in mente chissà perché quella notte in auto, la
notte in cui con tutta probabilità era stato piantato il seme delle sue due
creature. Non le tornò alla mente l'amplesso sudato, bensì ripenso al dopo, a
quando si erano rivestiti in fretta perché era stato come se qualcuno -qualcosa-
li scrutasse dall'oscurità. Brividi lungo le braccia, forse perché si erano
stupidamente spaventati a vicenda, forse perché davvero ingranare la marcia era
stata la soluzione più saggia. Non erano mai più tornati ad appartarsi laggiù.
Brividi lungo le braccia,
ora come allora.
Il vecchio la puntellava
con occhi gelati, occhi ipnotici da falco.
“Mamma... una giovane
mamma...”
La voce del vecchio,
stridendo lenta e arrugginita su quella parola infantile, la avvolse piano a
volume minimo. I colpetti di tosse di lui la inchiodarono lentamente allo
schienale. Perché il suo lo sguardo le dava quella sensazione? Sudore di battiti
freddi.
Perché non si apre la
porta e non spunta il volto sorridente del dottore?
“Come lo chiamerà?”
Lo stomaco si strinse
(come quella notte).
Perché ora, perché qui?
“Due.”
“Due?”
“Sono due, aspetto due
gemelli...”
Una risata rantolante
accompagnò l'annuncio.
“Anch'io lo ero... un...
un gemello voglio dire. Per un breve periodo, una trentina di settimane direi.
Poi ho smesso quel vizio.”
Esplosioni di sangue le
pulsarono nelle vene, la testa iniziò a dolerle mentre saliva dolciastra le si
accumulava sotto la lingua.
Cosa?
Il vecchio si alzò
lentamente spingendo sul bastone dalla testa ottonata.
“La generosità vede, è un
pessimo vizio. Più che altro non è naturale...”.
Tossì, barcollò attraverso
la stanza con la lentezza di un albatro senza ali.
“Prenda il cuculo:
deposita i suoi piccoli nei nidi di altri uccelli, e poi vola via. I suoi
piccoli sono più grandi, più forti dei propri... coinquilini...”
E' pazzo, solo un povero
vecchio pazzo...
Ridacchiò tossendo più
forte, torreggiava striminzito a un solo passo di distanza: “Non sono pazzo.”
Come ha fatto a sentirmi
pensare?
La mano gelida del vecchio
mostro le serrò un polso: il cuore prese a battere impazzito, lo stomaco tremò
con una scossa di terremoto.
“Sono solo un cuculo...”
ansimò,
”...un vecchio cuculo...”
ansimò ancora,
“...stanco.”
La voce di lui si era
fatta un sussurro, il cuore di lei un tamburo impazzito. Lui sorrise
stancamente, sentendo il terrore di Eva confessarsi al suo palmo implacabile.
“Più forte degli altri
pulcini, appena può li spinge giù dal ramo verso la morte... sopravvive... si
lascia nutrire finché serve, poi vola via verso il mondo. Come... come me.”
Voglio..?
La carezzò, debolissimo.
“Il cuculo fa qu.. qu...
questo...” - le gambe gli cedettero, un sibilo si librò abbandonando quel
vecchio corpo stanco.
Eva si sentì penetrare il
cuore: seppe, all'improvviso seppe. Qualcosa di appiccicoso prese a colarle tra
le cosce, qualcos'altro iniziò a scivolarle caldo dagli occhi. No no no...
lanciò un grido, un richiamo disperato alla piccola anima che silenziosamente
prendeva il volo dal suo ventre, la piccola anima che veniva spinta di
prepotenza giù dal nido, la piccola anima che andava veloce a schiantarsi al
suolo in un silenzio assordante.
Gridò ancora, gridò mentre
la porta si spalancava come a rallentatore e il medico impallidiva chiamando a
gran voce “Infermiera!”, e mentre il mondo si faceva fosco e la stanza buia Eva
si abbandonò a un oblio singhiozzante.
Il cuculo strinse i
minuscoli pugni e si raggomitolò nel suo nido di liquido amniotico.
Oltre il fragile guscio di
carne piangente che l'avrebbe racchiuso fino al momento propizio, l'avvizzito
involucro che era appena stato abbandonato dalla vita si faceva via via più
freddo.
Il cuculo esultò? Una
nuova vita: dove ce n'è per due ce n'è anche per uno.