INCONTRI
Alessandro accese gli
abbaglianti, ma la campagna rimase immersa nell'oscurità.
«Non si vede una mazza»
mormorò.
Marco, seduto accanto a
lui, aspirò dalla sigaretta e appoggiò il braccio sul bordo del finestrino.
Buttò via il fumo dalla bocca e osservò il foglio che teneva nell'altra mano.
C'erano le foto di due ragazze, e un breve testo riportato affianco.
«Spero solo che siano
davvero queste» disse Marco.
«La mia è uguale alla
foto, l'ho vista in webcam» fece Alessandro, senza distogliere lo sguardo dalla
strada.
«Io ci ho solo parlato in
chat. Ma... cioè, stavano su un sito di incontri, ma a me non sembrano cerchino
proprio l'anima gemella...»
Alessandro rise. «Che ti
frega? Per una sola sera, va bene. Piuttosto, tu lo vedi, 'sto casale?»
Marco guardò prima
attraverso il finestrino e poi attraverso il parabrezza. Quindi distese un
braccio e indicò davanti a sé: «Eccolo, vedi?»
Alessandro esitò, poi
ingranò una marcia superiore e l'auto accelerò, sobbalzando sulla strada
sterrata. Il casale abbandonato era un'ombra tra le ombre; i fari della macchina
si proiettarono sui muri scalcinati stampandovi la sagoma dell'erba e dei
cipressi che vi crescevano davanti.
Alessandro spense il
motore ma tenne acceso il quadro. «E ora?» disse.
«Un attimo» fece Marco,
frugando nelle tasche dei jeans. Accese la luce sul tettuccio, rivelando una
barba vecchia di qualche giorno, e una stempiatura evidente. Estrasse dalla
tasca posteriore un foglio malridotto, piegato in quattro. Dopo averlo disteso,
disse: «Ecco, i numeri di cellulare. Chiamiamo... uhm... Aneta o... Greta?»
«Aneta. Dammi qua.»
Alessandro prese il cellulare dopo che Marco ebbe composto il numero. Era
libero.
«Pronto?» rispose una voce
femminile.
«Ehi, ciao Aneta, sono
Alessandro!»
«Ehi, ciao, Alessandro?
Dove siete?» Aveva una pronuncia incerta.
Marco intanto gesticolava
coi pugni chiusi, come se avesse vinto la sua squadra del cuore, e si sfregava
le mani.
«Oh, be', noi siamo
davanti al casale, ma voi piuttosto dove siete? Non vi...»
Nell'oscurità la luce di
un cellulare danzò, tracciando un arco. La luce si avvicinò, poi sparì. I fari
della macchina illuminarono due ragazze che avanzavano, entrambe in minigonna,
una nera, l'altra rosso scuro.
Quando passarono davanti
ai fari e la luce le inondò, Marco emise un verso stridulo e diede una serie di
pacche sulla spalla di Alessandro, saltando felice sul sedile. «Evvai, Ale!»
diceva.
Una delle due donne,
quella con la minigonna nera, giunta accanto alla portiera del conducente si
abbassò.
Alessandro era ormai certo
che le due non fossero ragazze in cerca dell'amore... Abbassò il finestrino.
«Ciao Alessandro» disse la
ragazza. Labbra rosse, matita sottile agli occhi, viso bianco e capelli biondi.
Dall'altra parte della macchina l'amica bussò al finestrino di Marco. «Ce lo
facciamo un giro?» continuò la ragazza.
“Sarebbe di certo meno
squallido che restare qua” pensò Alessandro. «Sicuro» disse invece sorridendo.
«Entrate.» Accese la radio ma sistemò il volume al minimo.
Le due entrarono. L'amica
di Aneta sghignazzava come una stupida – ma Marco le sorrideva, più invaghito
che mai.
Alessandro si girò, e ora
i quattro si potevano guardare in faccia, sotto la debole luce del tettuccio.
«Io sono Aneta, comunque,
piacere» disse la ragazza porgendo la mano ad Alessandro e Marco.
«Io Greta» disse l'amica,
ridendo, imitando l'altra. Aveva i capelli neri, ma per il resto poteva essere
la sorella gemella di Aneta.
«Bene, allora» disse
Alessandro. «Che bel posticino...»
Le due risero.
«Come mai proprio...
qui...?»
«È una storia lunga»
rispose Aneta. «Diciamo che ci ha accompagnate un amico, per sicurezza.»
«Fa caldo qua dentro...»
si lamentò Greta, come una bambina. «Marco, andiamo a fare due passi?»
Marco non se lo fece
ripetere due volte; si precipitò fuori dall'auto insieme alla ragazza.
Aneta si mise al posto
vicino al conducente. «Studi filosofia, quindi?»
«Sì, sono al terzo anno. E
te che fai?»
«Studiavo lettere, in
Romania» rispose. Spense la luce del tettuccio. «Poi ho lasciato.» Posò una mano
sulla coscia di Alessandro. «Senti, che ne dici se...»
Alessandro annuì e con
foga e si sfilò la giacca. Si accorse che per sbaglio aveva premuto
l'accendisigari. Aneta si mise a cavalcioni sul ragazzo, aiutandolo a
spogliarsi.
Poi dall'esterno provenne
un grido. “Marco che fa il cretino” pensò Alessandro. Non vi badò.
Aneta cominciò a baciarlo.
Ci fu un altro grido, che
si smorzò all'improvviso.
«Ma che cazz...» disse
Alessandro, scrutando attraverso il finestrino, quando girandosi vide il viso di
Aneta contrarsi, la bocca aperta da cui brillavano canini appuntiti. Lo strinse
con forza mentre, ruggendo, si abbassava su di lui.
Alessandro la allontanò,
lei lo strinse fino a fargli sanguinare la pelle; l'accendisigari scattò, il
ragazzo lo prese e lo premette sulla guancia di Aneta, che sfrigolò e cominciò a
sgretolarsi. Alessandro si tolse la ragazza dalle gambe e uscì dalla macchina.
Sentiva dei rumori dal
casale abbandonato. Vi si diresse, camminando nell'erba alta. Non era neanche
arrivato che Marco sbucò dalle tenebre, aggrappandosi allo stipite della porta.
Si trascinava sulla pancia, il volto corrugato nello sforzo. Alzò lo sguardo
verso l'amico. Una parte del collo era rossa, lucida, e altri schizzi gli
macchiavano una guancia. La pelle era ingrigita, gli occhi cerchiati di nero.
Alessandro inciampò in
un'asta di ferro che gli lacerò i pantaloni. L'afferrò e si avvicinò all'amico.
«C-chiamo un'ambulanza, tieni duro...» disse.
Marco scosse la testa,
tossì, mugugnò e non si mosse più.
Alessandro si voltò verso
la macchina. Aneta barcollava verso di lui sorridendo. Gli saltò addosso, lui le
conficcò la barra nel collo.
Aneta cadde in ginocchio
rantolando.
Greta uscì dall'ombra
soffiando come un gatto, afferrò Alessandro e insieme rotolarono nell'erba.
Il ragazzo si dimenò
finché non sentì più la presa della ragazza. Si alzò tenendosi alla barra di
ferro.
Alzò la testa.
Un'enorme figura nera lo
sovrastava.
«Basta, Greta» disse.
Aveva un voce cavernosa. I fari della macchina lo illuminavano da dietro
nascondendo le sue sembianze. «Lascialo a me, ora.»
La figura si chinò sul
ragazzo.
“Incontri online...” pensò
Alessandro, amareggiato.
Non riuscì a gridare.