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Biografia dell'autore
 

Federico Russo
 

 

 

 

INCONTRI

 

Alessandro accese gli abbaglianti, ma la campagna rimase immersa nell'oscurità.

«Non si vede una mazza» mormorò.

Marco, seduto accanto a lui, aspirò dalla sigaretta e appoggiò il braccio sul bordo del finestrino. Buttò via il fumo dalla bocca e osservò il foglio che teneva nell'altra mano. C'erano le foto di due ragazze, e un breve testo riportato affianco.

«Spero solo che siano davvero queste» disse Marco.

«La mia è uguale alla foto, l'ho vista in webcam» fece Alessandro, senza distogliere lo sguardo dalla strada.

«Io ci ho solo parlato in chat. Ma... cioè, stavano su un sito di incontri, ma a me non sembrano cerchino proprio l'anima gemella...»

Alessandro rise. «Che ti frega? Per una sola sera, va bene. Piuttosto, tu lo vedi, 'sto casale?»

Marco guardò prima attraverso il finestrino e poi attraverso il parabrezza. Quindi distese un braccio e indicò davanti a sé: «Eccolo, vedi?»

Alessandro esitò, poi ingranò una marcia superiore e l'auto accelerò, sobbalzando sulla strada sterrata. Il casale abbandonato era un'ombra tra le ombre; i fari della macchina si proiettarono sui muri scalcinati stampandovi la sagoma dell'erba e dei cipressi che vi crescevano davanti.

Alessandro spense il motore ma tenne acceso il quadro. «E ora?» disse.

«Un attimo» fece Marco, frugando nelle tasche dei jeans. Accese la luce sul tettuccio, rivelando una barba vecchia di qualche giorno, e una stempiatura evidente. Estrasse dalla tasca posteriore un foglio malridotto, piegato in quattro. Dopo averlo disteso, disse: «Ecco, i numeri di cellulare. Chiamiamo... uhm... Aneta o... Greta?»

«Aneta. Dammi qua.» Alessandro prese il cellulare dopo che Marco ebbe composto il numero. Era libero.

«Pronto?» rispose una voce femminile.

«Ehi, ciao Aneta, sono Alessandro!»

«Ehi, ciao, Alessandro? Dove siete?» Aveva una pronuncia incerta.

Marco intanto gesticolava coi pugni chiusi, come se avesse vinto la sua squadra del cuore, e si sfregava le mani.

«Oh, be', noi siamo davanti al casale, ma voi piuttosto dove siete? Non vi...»

Nell'oscurità la luce di un cellulare danzò, tracciando un arco. La luce si avvicinò, poi sparì. I fari della macchina illuminarono due ragazze che avanzavano, entrambe in minigonna, una nera, l'altra rosso scuro.

Quando passarono davanti ai fari e la luce le inondò, Marco emise un verso stridulo e diede una serie di pacche sulla spalla di Alessandro, saltando felice sul sedile. «Evvai, Ale!» diceva.

Una delle due donne, quella con la minigonna nera, giunta accanto alla portiera del conducente si abbassò.

Alessandro era ormai certo che le due non fossero ragazze in cerca dell'amore... Abbassò il finestrino.

«Ciao Alessandro» disse la ragazza. Labbra rosse, matita sottile agli occhi, viso bianco e capelli biondi. Dall'altra parte della macchina l'amica bussò al finestrino di Marco. «Ce lo facciamo un giro?» continuò la ragazza.

“Sarebbe di certo meno squallido che restare qua” pensò Alessandro. «Sicuro» disse invece sorridendo. «Entrate.» Accese la radio ma sistemò il volume al minimo.

Le due entrarono. L'amica di Aneta sghignazzava come una stupida – ma Marco le sorrideva, più invaghito che mai.

Alessandro si girò, e ora i quattro si potevano guardare in faccia, sotto la debole luce del tettuccio.

«Io sono Aneta, comunque, piacere» disse la ragazza porgendo la mano ad Alessandro e Marco.

«Io Greta» disse l'amica, ridendo, imitando l'altra. Aveva i capelli neri, ma per il resto poteva essere la sorella gemella di Aneta.

«Bene, allora» disse Alessandro. «Che bel posticino...»

Le due risero.

«Come mai proprio... qui...?»

«È una storia lunga» rispose Aneta. «Diciamo che ci ha accompagnate un amico, per sicurezza.»

«Fa caldo qua dentro...» si lamentò Greta, come una bambina. «Marco, andiamo a fare due passi?»

Marco non se lo fece ripetere due volte; si precipitò fuori dall'auto insieme alla ragazza.

Aneta si mise al posto vicino al conducente. «Studi filosofia, quindi?»

«Sì, sono al terzo anno. E te che fai?»

«Studiavo lettere, in Romania» rispose. Spense la luce del tettuccio. «Poi ho lasciato.» Posò una mano sulla coscia di Alessandro. «Senti, che ne dici se...»

Alessandro annuì e con foga e si sfilò la giacca. Si accorse che per sbaglio aveva premuto l'accendisigari. Aneta si mise a cavalcioni sul ragazzo, aiutandolo a spogliarsi.

Poi dall'esterno provenne un grido. “Marco che fa il cretino” pensò Alessandro. Non vi badò.

Aneta cominciò a baciarlo.

Ci fu un altro grido, che si smorzò all'improvviso.

«Ma che cazz...» disse Alessandro, scrutando attraverso il finestrino, quando girandosi vide il viso di Aneta contrarsi, la bocca aperta da cui brillavano canini appuntiti. Lo strinse con forza mentre, ruggendo, si abbassava su di lui.

Alessandro la allontanò, lei lo strinse fino a fargli sanguinare la pelle; l'accendisigari scattò, il ragazzo lo prese e lo premette sulla guancia di Aneta, che sfrigolò e cominciò a sgretolarsi. Alessandro si tolse la ragazza dalle gambe e uscì dalla macchina.

Sentiva dei rumori dal casale abbandonato. Vi si diresse, camminando nell'erba alta. Non era neanche arrivato che Marco sbucò dalle tenebre, aggrappandosi allo stipite della porta. Si trascinava sulla pancia, il volto corrugato nello sforzo. Alzò lo sguardo verso l'amico. Una parte del collo era rossa, lucida, e altri schizzi gli macchiavano una guancia. La pelle era ingrigita, gli occhi cerchiati di nero.

Alessandro inciampò in un'asta di ferro che gli lacerò i pantaloni. L'afferrò e si avvicinò all'amico. «C-chiamo un'ambulanza, tieni duro...» disse.

Marco scosse la testa, tossì, mugugnò e non si mosse più.

Alessandro si voltò verso la macchina. Aneta barcollava verso di lui sorridendo. Gli saltò addosso, lui le conficcò la barra nel collo.

Aneta cadde in ginocchio rantolando.

Greta uscì dall'ombra soffiando come un gatto, afferrò Alessandro e insieme rotolarono nell'erba.

Il ragazzo si dimenò finché non sentì più la presa della ragazza. Si alzò tenendosi alla barra di ferro.

Alzò la testa.

Un'enorme figura nera lo sovrastava.

«Basta, Greta» disse. Aveva un voce cavernosa. I fari della macchina lo illuminavano da dietro nascondendo le sue sembianze. «Lascialo a me, ora.»

La figura si chinò sul ragazzo.

“Incontri online...” pensò Alessandro, amareggiato.

Non riuscì a gridare.