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Biografia dell'autore
 

Andrea Marchini

 

 

 

INDIFFERENZA

 

Era tardi, ma non tardissimo, forse i suoi amici lo stavano ancora aspettando. Franco iniziò a correre a perdifiato, attraversando la strada come un fulmine. Scansò per poco un’auto che lo stava per investire, e travolse un paio di persone scendendo giù per la scala che lo avrebbe portato alla piazza principale della città.

Arrivato, si piegò in due ad ansimare, mentre si detergeva la fronte fradicia e con gli occhi scrutava in mezzo alla gente, alla ricerca di una traccia che indicasse la presenza dei suoi amici.

Non c’erano, ovviamente se ne erano andati senza di lui.

E figurati. Che rabbia.

Afferrò per la gola un passante e glie la aprì con l’affilatissimo rasoio che teneva sempre in tasca. Quando il sangue sgorgò come acqua da un contenitore troppo pieno, fu lesto a togliere la mano, per non imbrattarsi la giacca.

Fece dietrofront e se ne tornò indietro.

 

Da qualche parte, un palazzo venne squassato da una esplosione, e tutto il terzo piano fu avvolto dalle fiamme. Gli inquilini, terrorizzati, cercavano disperatamente un modo per fuggire, e quelli intrappolati negli appartamenti ben presto ebbero i polmoni invasi dal fumo o finirono come poltiglia sul marciapiede sottostante.

Nessuno chiamò i pompieri.

I “pompieri” in questo momento erano in giro, ognuno per i fatti suoi.

Uno degli inquilini del palazzo, miracolosamente scampato alle fiamme, scese in strada e qui si lasciò cadere a terra supino. La sua faccia e le sue mani erano nere di fuliggine, tossiva con forza per espellere tutto il fumo che aveva respirato, mentre si stringeva il torace squassato da quelle esplosioni con entrambe le braccia.

Un inquilino del secondo piano, un po’ bruciacchiato, gli si avvicinò e lo prese a calci “volevi giocare col fuoco, stronzo? Io ci ho rimesso la casa!”

 

Stefano inchiodò bruscamente. C’era mancato poco. Per poco quello stronzetto disattento non gli rovinava la macchina nuova andandoci contro. E che cavolo, un bolide come quello in così buono stato non si trovava così facilmente: aveva dovuto girare tutto un giorno per trovarne uno di suo gusto, e aveva passato ancora più tempo a togliere l’odore del vecchio proprietario dai sedili.

Per non parlare della benzina, poi. Ormai non c’erano più distributori funzionanti da… boh?

Per fare il pieno quindi bisognava prendere il carburante dalle auto parcheggiate. Lui era stato fortunato: ne aveva trovata un sacco dentro una vecchia autocisterna dei pompieri.

 

Lucia si rialzò un po’ dolorante dal fondo della scalinata, e iniziò a massaggiarsi il ginocchio destro che doveva aver battuto mentre rotolava giù. Fortunatamente si trovava quasi in fondo, e la sua caduta era stata molto breve. Si guardò intorno e vide che alcuni altri non erano stati altrettanto fortunati: la scala era vecchia e all’arrivo di quel fulmine sotto forma di ragazzo alcuni erano stati schiacciati contro il corrimano che, essendo ormai vecchiotto, aveva ceduto.

Un tizio coi pantaloni beige e una giacca blu era caduto di testa, spappolandosela contro un cassonetto di metallo, un altro era stato più fortunato: era caduto in mezzo alla spazzatura e ora cercava di emergerne, anche se il  braccio formava un angolo innaturale. Vedeva chiaramente sia Lucia che altri passanti per la strada alla base della scala, ma non chiedeva aiuto: sapeva che sarebbe stata una perdita di tempo e fiato.

Lucia si rialzò cercando di appoggiare la maggior parte del peso sul ginocchio sano e si diresse verso la spazzatura: non lo avrebbe lasciato lì.

Si avvicinò al cadavere spappolato e lo tirò giù dal cassonetto, trascinandolo in un punto più agevole della strada e qui, guardandosi intorno di tanto in tanto, iniziò a frugargli nelle tasche.

 

Mauro vide il cadavere sgozzato a terra, la pelle era ormai pallida e già altri avevano perquisito e saccheggiato il corpo, mentre probabilmente ancora si dibatteva emettendo grida strozzate dalla gola senz’aria.

Se ne andò seccato.

 

*************

 

“Tutto ciò è stupefacente, Bhaal”

“Assolutamente vero, Asmodeo”

Le due creature si trovavano in cima ad un alto palazzo.

Entrambi i loro corpi, rosso carminio e dotati di ampie ali cuoiose da pipistrello, fremevano di gioia per lo spettacolo sottostante. Bhaal contemplava il tutto sommamente soddisfatto, affilando gli artigli acuminati contro una vicina roccia; Asmodeo masticchiava i resti di un braccio mentre faceva guizzare lo sguardo stupito da un passante all’altro.

Uno spettacolo meraviglioso.

Ingoiò il resto del pasto e ruttò sonoramente, dopodiché toccò la spalla del suo compagno.

“Ma dimmi… come avete fatto a ottenere questo risultato? Quali complotti avete ordito?”

Bhaal ghignò soddisfatto: se c’era una cosa migliore di un piano ben congegnato, questo era il raccontare il successo di un piano ben congegnato.

“In realtà è bastato applicare un po’ di. Ehm.” inspirò teatralmente “pensiero laterale. Il resto è venuto da sé

Asmodeo lo guardò con i suoi stolidi occhi bovini.

“Pensiero laterale?”

“Sì: è una cosa degli uomini… ti spiego: Gordio, signore di Frigia, aveva legato il suo carretto sacro con un nodo talmente complicato che nessuno era stato in grado di scioglierlo. Era nata la leggenda che chi ci fosse riuscito sarebbe stato destinato a divenire il signore di tutta l’Asia”

Ancora lo sguardo bovino. Povero Asmodeo, così legato alle vecchie tradizioni di fiamme, fruste e forconi.

“Forse la stai prendendo un po’ alla lontana”

“No, fidati: lasciami finire e capirai tutto: Alessandro il Macedone, davanti al nodo faticò come uno schiavo cercando di scioglierlo, ma senza risultato”

“E…?”

“Quindi capì che l’unica cosa sensata da fare sarebbe stato prendere la sua spada e tagliarlo con un fendente.”

Asmodeo evidentemente continuava a non capire; Bhaal rise sotto i baffi.

“E questo sarebbe il pensiero laterale?”

“Beh, è un esempio. Qui abbiamo più o meno fatto la stessa cosa”

“Ovvero?”

“Non ci arrivi? Eppure è semplicissimo! Come matti siamo andati avanti per secoli a cercare di spingere gli uomini a fare del male, eppure nelle cose peggiori che riuscivano a combinare noi non centravamo nulla. Era l’approccio a essere sbagliato: sarebbe bastato fin da subito dir loro di smettere di fare del bene”.