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Biografia dell'autore
 

Claudio Boccuni
 

 

 

 

JACK WONDER

 

“E’ giunto il tuo momento, Alfred!”

Furono queste le parole pronunciate da Jack Wonder, famoso mago illusionista. La sua età era collocabile intorno alla settantina. I suoi capelli erano di un particolare color argenteo. I suoi occhi di un penetrante ed inquietante azzurro. Per l’occasione indossava uno strano mantello color grigio scuro che scendeva giù fino al pavimento.

“Cosa vuoi? Sicurezza!” urlò Alfred.

Erano nella lussuosa suite dell’albergo Royal, dove Alfred, ricco industriale risiedeva per quella notte.

“Non possono sentirti…”

“Ma cosa vuoi da me? Aspetta…tu sei quel mago! Ho visto il tuo spettacolo”

“Ed è stato lì che io ho visto te. Sai, un tempo ero costretto a seguire determinate regole. Ero costretto ad attendere il naturale corso degli eventi. Ora non più!”

I suoi occhi iniziarono a fiammeggiare e lentamente tutto il suo corpo iniziò ad essere avvolto dalle fiamme. Il fuoco iniziò a diffondersi nella stanza.

“Aiuto! Aiutatemi!” gridava Alfred, mentre le fiamme iniziavano a cambiare colore. Ora erano di un intenso e penetrante viola scuro.

“E’ inutile sforzarsi. Nel momento stesso in cui tu hai messo piede in questa città ho potuto avvertire la vera essenza della tua anima”

Il corpo dell’illusionista cominciò a carbonizzarsi. La sua pelle era completamente bruciata dalle fiamme. Anche la sua voce cambiò. Era più roca e risuonava sulle pareti.

“Io conosco i tuoi segreti e conosco anche le tue paure nascoste. Io nasco dal dolore che gli uomini generano durante la loro esistenza. Ed è a causa di gente come te che io sono cambiato”

“Perché mi fai questo?”

Le fiamme arrivarono ad Alfred ed iniziarono a divorarlo. Lancinanti grida echeggiarono nella stanza per diversi minuti. Il corpo di Alfred però rimase integro, seppur avvolto dal fuoco.

All’improvviso tutto cessò. Era come se niente fosse accaduto. Alfred iniziò a convincersi di aver avuto un’allucinazione. Una terrificante allucinazione.

Aprì la porta del bagno per andarsi a rinfrescare. L’acqua però non usciva dal rubinetto. Si rigirò verso la porta per chiamare la reception dell’hotel e scoprire cosa non andasse nell’impianto idraulico, ma l’unica cosa che ottenne fu quella di picchiare violentemente la testa contro alcune mattonelle. La porta era scomparsa e al suo posto si era come materializzato un invalicabile muro.

“Credevi che fosse tutto finito?” era di nuovo la voce di Jack Wonder.

Alfred battè violentemente con i pugni sulle mattonelle che avevano sostituito la porta. Poi cercò nuovamente di chiedere aiuto. Le sue azioni, però non sortivano alcun effetto.

“Ora non è tempo di agire. E’ tempo di osservare!”

Tutto diventò improvvisamente buio.

“Che cosa succede?” gridò Alfred spaventato.

“Taci e guarda di fronte a te!”

Era come guardare un film in bianco e nero dei primi anni del Novecento. Le immagini erano un po’ sfocate, ma ciò che stava accadendo era chiaro. Un Alfred molto più giovane passeggiava nervosamente sulla riva di un lago con una ragazza decisamente più giovane di lui.

“No, non voglio più farlo” diceva lei “Non puoi costringermi”

L’immagine svanì e fu di nuovo Jack a parlare.

“Questa era Katie, trovata morta affogata ventidue anni fa in quel lago. Il colpevole non è mai stato preso”

Poi si materializzarono altre scene.

“Mi dispiace, ma il capo ha deciso che io offro maggiori garanzie per quel posto. Darà a me la promozione!”

Fu ancora Jack a parlare:

“Questo era Jacob, scomparso diciannove anni fa e mai più ritrovato. Il suo cadavere è ancora lì, nelle profondità degli abissi. Il suo assassino ha pensato di privare i suoi cari anche del suo corpo senza vita”

E, così continuando, andò avanti per quasi un’ora, mostrando ogni ignobile azione commessa da quell’uomo, fino all’ultima in ordine di tempo.

“Julia! Aveva solo dieci anni. Come hai potuto? Le hai tolto la felicità. Per lei sarebbe stato meglio morire! Come potrà avere una vita serena d’ora in avanti. Come potrà fidarsi delle persone?”

“Ma tu cosa vuoi da me?”

“Io contengo in me il dolore, la paura e il rancore di tutte queste anime. E non sono più disposto a seguire le regole da Lui impartite! Un uomo come te non merita di continuare a vivere!”

“Si può sapere chi sei?”

Ormai si leggeva il terrore negli occhi di Alfred. Un ancestrale paura che improvvisamente si era risvegliata nel suo animo.

“Io credo che tu abbia già compreso la mia vera natura”

Improvvisamente la stanza iniziò a riempirsi d’acqua.

“Ti prego! Non voglio morire”

“Ma non devi preoccuparti. La data della tua morte su questa Terra è già scritta ed io non posso cambiarla. Non è mio potere”

“Quindi non morirò?”

L’ultimo suo barlume di speranza era racchiuso in quell’ultima domanda. L’acqua, nel frattempo, era arrivata sino al torace. Non ci fu però nessuna risposta.

 

Nonostante la consulenza di decine di specialisti nessuno riusciva a comprendere cosa fosse successo ad Alfred Patterson. Era ora costretto immobile su un letto, mentre i più eminenti dottori studiavano il suo caso.

“Non ha reazioni e neanche con i farmaci riusciamo a rilassare i suoi muscoli”

“Mio Dio! E’ terribile. Il suo cuore batte ancora, ma…”

“Non solo non sappiamo cosa ha, ma non riusciamo neanche ha togliere quell’espressione dal suo viso”

“E’ terrificante! E’ spaventoso. Deve aver visto qualcosa di orribile!”

“Già. Ed ora sembra svuotato”

“Come se qualcuno gli avesse rubato l’anima!”

L’ultima frase fu pronunciata dall’ennesimo medico convocato dall’ospedale per indagare su quello strano caso. Questi si avvicinò ad Alfred per guardarlo diritto negli occhi. Sul suo volto comparve uno strano ghigno.

La targhetta appuntata sul camice diceva: dott. Jack Wonder.