JACK WONDER
“E’
giunto il tuo momento, Alfred!”
Furono
queste le parole pronunciate da Jack Wonder, famoso mago illusionista. La sua
età era collocabile intorno alla settantina. I suoi capelli erano di un
particolare color argenteo. I suoi occhi di un penetrante ed inquietante
azzurro. Per l’occasione indossava uno strano mantello color grigio scuro che
scendeva giù fino al pavimento.
“Cosa
vuoi? Sicurezza!” urlò Alfred.
Erano
nella lussuosa suite dell’albergo Royal, dove Alfred, ricco industriale
risiedeva per quella notte.
“Non
possono sentirti…”
“Ma
cosa vuoi da me? Aspetta…tu sei quel mago! Ho visto il tuo spettacolo”
“Ed è
stato lì che io ho visto te. Sai, un tempo ero costretto a seguire determinate
regole. Ero costretto ad attendere il naturale corso degli eventi. Ora non più!”
I suoi
occhi iniziarono a fiammeggiare e lentamente tutto il suo corpo iniziò ad essere
avvolto dalle fiamme. Il fuoco iniziò a diffondersi nella stanza.
“Aiuto!
Aiutatemi!” gridava Alfred, mentre le fiamme iniziavano a cambiare colore. Ora
erano di un intenso e penetrante viola scuro.
“E’
inutile sforzarsi. Nel momento stesso in cui tu hai messo piede in questa città
ho potuto avvertire la vera essenza della tua anima”
Il
corpo dell’illusionista cominciò a carbonizzarsi. La sua pelle era completamente
bruciata dalle fiamme. Anche la sua voce cambiò. Era più roca e risuonava sulle
pareti.
“Io
conosco i tuoi segreti e conosco anche le tue paure nascoste. Io nasco dal
dolore che gli uomini generano durante la loro esistenza. Ed è a causa di gente
come te che io sono cambiato”
“Perché
mi fai questo?”
Le
fiamme arrivarono ad Alfred ed iniziarono a divorarlo. Lancinanti grida
echeggiarono nella stanza per diversi minuti. Il corpo di Alfred però rimase
integro, seppur avvolto dal fuoco.
All’improvviso tutto cessò. Era come se niente fosse accaduto. Alfred iniziò a
convincersi di aver avuto un’allucinazione. Una terrificante allucinazione.
Aprì la
porta del bagno per andarsi a rinfrescare. L’acqua però non usciva dal
rubinetto. Si rigirò verso la porta per chiamare la reception dell’hotel e
scoprire cosa non andasse nell’impianto idraulico, ma l’unica cosa che ottenne
fu quella di picchiare violentemente la testa contro alcune mattonelle. La porta
era scomparsa e al suo posto si era come materializzato un invalicabile muro.
“Credevi che fosse tutto finito?” era di nuovo la voce di Jack Wonder.
Alfred
battè violentemente con i pugni sulle mattonelle che avevano sostituito la
porta. Poi cercò nuovamente di chiedere aiuto. Le sue azioni, però non sortivano
alcun effetto.
“Ora
non è tempo di agire. E’ tempo di osservare!”
Tutto
diventò improvvisamente buio.
“Che
cosa succede?” gridò Alfred spaventato.
“Taci e
guarda di fronte a te!”
Era
come guardare un film in bianco e nero dei primi anni del Novecento. Le immagini
erano un po’ sfocate, ma ciò che stava accadendo era chiaro. Un Alfred molto più
giovane passeggiava nervosamente sulla riva di un lago con una ragazza
decisamente più giovane di lui.
“No,
non voglio più farlo” diceva lei “Non puoi costringermi”
L’immagine svanì e fu di nuovo Jack a parlare.
“Questa
era Katie, trovata morta affogata ventidue anni fa in quel lago. Il colpevole
non è mai stato preso”
Poi si
materializzarono altre scene.
“Mi
dispiace, ma il capo ha deciso che io offro maggiori garanzie per quel posto.
Darà a me la promozione!”
Fu
ancora Jack a parlare:
“Questo
era Jacob, scomparso diciannove anni fa e mai più ritrovato. Il suo cadavere è
ancora lì, nelle profondità degli abissi. Il suo assassino ha pensato di privare
i suoi cari anche del suo corpo senza vita”
E, così
continuando, andò avanti per quasi un’ora, mostrando ogni ignobile azione
commessa da quell’uomo, fino all’ultima in ordine di tempo.
“Julia!
Aveva solo dieci anni. Come hai potuto? Le hai tolto la felicità. Per lei
sarebbe stato meglio morire! Come potrà avere una vita serena d’ora in avanti.
Come potrà fidarsi delle persone?”
“Ma tu
cosa vuoi da me?”
“Io
contengo in me il dolore, la paura e il rancore di tutte queste anime. E non
sono più disposto a seguire le regole da Lui impartite! Un uomo come te non
merita di continuare a vivere!”
“Si può
sapere chi sei?”
Ormai
si leggeva il terrore negli occhi di Alfred. Un ancestrale paura che
improvvisamente si era risvegliata nel suo animo.
“Io
credo che tu abbia già compreso la mia vera natura”
Improvvisamente la stanza iniziò a riempirsi d’acqua.
“Ti
prego! Non voglio morire”
“Ma non
devi preoccuparti. La data della tua morte su questa Terra è già scritta ed io
non posso cambiarla. Non è mio potere”
“Quindi
non morirò?”
L’ultimo suo barlume di speranza era racchiuso in quell’ultima domanda. L’acqua,
nel frattempo, era arrivata sino al torace. Non ci fu però nessuna risposta.
Nonostante la consulenza di decine di specialisti nessuno riusciva a comprendere
cosa fosse successo ad Alfred Patterson. Era ora costretto immobile su un letto,
mentre i più eminenti dottori studiavano il suo caso.
“Non ha
reazioni e neanche con i farmaci riusciamo a rilassare i suoi muscoli”
“Mio
Dio! E’ terribile. Il suo cuore batte ancora, ma…”
“Non
solo non sappiamo cosa ha, ma non riusciamo neanche ha togliere
quell’espressione dal suo viso”
“E’
terrificante! E’ spaventoso. Deve aver visto qualcosa di orribile!”
“Già.
Ed ora sembra svuotato”
“Come
se qualcuno gli avesse rubato l’anima!”
L’ultima frase fu pronunciata dall’ennesimo medico convocato dall’ospedale per
indagare su quello strano caso. Questi si avvicinò ad Alfred per guardarlo
diritto negli occhi. Sul suo volto comparve uno strano ghigno.
La
targhetta appuntata sul camice diceva: dott. Jack Wonder.