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L’ADESCATORE
Da che si era trasferito in quel quartiere due settimane
prima, tutte le sere alle sette precise, quel bambino
passava sotto la sua finestra. Nei primi giorni aveva
cercato di evitarla la finestra a quell'ora, ma la sua mente
tornava sempre lì e il piccolo adescatore lo sapeva. Di
sicuro sapeva che lui lo osservava e lo desiderava, e il suo
passare lì sotto tutte le sere esattamente a quell'ora era
una provocazione. Perché altrimenti passare proprio di lì e
proprio in quel momento e con quella precisione? Così era
tornato a guardare... Di sicuro il piccolo lo voleva, si
vedeva da come camminava che lo voleva... Allora si era
concesso di guardare e non toccare, avrebbe potuto
soddisfare se stesso con le sue mani nelle proprie fantasie;
per una settimana la cosa aveva anche funzionato.. ogni
giorno al loro appuntamento davanti alla finestra, si
prendeva quei due minuti in cui il suo giovane seduttore
rimaneva nella cornice, divorandone tratti e movenze con gli
occhi. Ma ancora più se ne saziava e più la fame aumentava,
il desiderio si nutriva di se stesso diventando sempre più
forte e ancora era arrivato al punto in cui, un paio di
giorni prima, ne era stato vinto e dopo aver passato una
terribile giornata a combattere contro se stesso non aveva
saputo resistere ed era dovuto andare oltre la cornice.
Aveva perso la battaglia un minuto prima dell'ora
dell'appuntamento, e per arrivare in strada in tempo si era
quasi rotto l'osso del collo giù per le scale; quando se lo
era ritrovato davanti gli era quasi venuto un infarto, il
piccolo lo aveva guardato per un attimo e, passando, lo
aveva sfiorato con una spalla: aveva quasi avuto un orgasmo
in quel preciso momento, ma per qualche motivo era riuscito
a contenersi quel tanto da tornare in casa; aveva consumato
quell'eccitazione nell'ingresso del suo appartamento, in
piedi, con la testa appoggiata alla porta. Gli ultimi tre
giorni erano stati il solito autentico inferno, ancora
provava a combattere contro se stesso, sapeva a cosa andava
incontro, che avrebbe dovuto di nuovo scappare, e che la
cosa questa volta avrebbe dato nell'occhio, che qualcuno
avrebbe collegato le cose e avrebbe capito tutto... Eppure
alle sette meno cinque era sceso in strada, e si era seduto
sui gradini dell'ingresso del palazzo. La prima sera si era
limitato a restare lì. L'aveva solo spiato mentre passava,
fingendo di leggere un libro. Il bambino lo aveva di nuovo
guardato, con malizia... avrebbe quasi giurato che gli
avesse ammiccato, con quei due occhioni neri... la seconda
sera non aveva resistito: lo aveva salutato e gli aveva
chiesto dove fosse diretto. Il bambino, con una certa
diffidenza si era avvicinato, ma non era stato difficile
vincere quella riluttanza: in poche chiacchiere il piccolo
aveva riferito di chiamarsi Dimitri e di abitare a poche
centinaia di metri da lì, che tutte le sere andava dal
tabaccaio a prendere le sigarette per il padre, prima che
uscisse per il turno di notte in fabbrica e che gli piaceva
moltissimo giocare con i videogiochi. Le due sere successive
Dimitri aveva giocato con il Nintendo DS comprato
appositamente quel pomeriggio, chiacchierando allegramente,
prima di portare le sigarette a papà. Quella sera il
videogioco era rimasto nel cassetto in cui era stato
lasciato dopo l'incontro della sera prima. Al suo arrivo
Dimitri salutò, e cercò la consolle con gli occhi vispi.
“Ciao! Niente DS oggi?”
“No,
non ne avevo voglia. Ma di sopra ho la Play3, ci vuoi
giocare?”
“Ho sempre voglia di giocare...”
Un brivido gli corse lungo la schiena... era certo di aver
colto un'allusione in quella risposta. Con fatica deglutì la
saliva che gli si era formata in bocca.
“HO.. ho comprato dei giochi molto molto belli, vorresti
provarli?”
Il bambino guardò l'orologio titubante.
“Via, solo per una partita, nel giro di cinque minuti potrai
andare a casa!”
Il bambino ci pensò su ancora per un attimo, ma alla fine
sorrise e lo seguì nel portone.
Dopo
cinque minuti il portone si aprì nuovamente e Dimitri ne
uscì con la più soddisfatta sazietà dipinta sul volto
crudele, che da pallido e malaticcio era ora diventato
roseo. Si pulì con la manica del maglioncino la bocca e le
zanne dal sangue perlustrando la strada buia con feroci
occhi fiammeggianti, poi le fiamme si spensero e gli occhi
tornarono ad essere neri e cerulei. Il bambino riprese la
strada, voltò l'angolo e svanì, fondendosi tra le ombre
sempre più fitte.
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