La goccia di sangue rivolò
dalla cute lungo la fronte, disegnò l'incavo del suo occhio destro e discese
raccogliendosi tremolante nella parte superiore delle labbra rosee.
Non osò dischiudere la
bocca neanche per un secondo, i conati di vomito le stavano sconquassando lo
stomaco e non voleva provare ad immaginare cosa le sarebbe accaduto una volta
uscita allo scoperto.
I capelli lisci e neri
respiravano assieme al suo petto, incollati per metà alle tempie, per metà al
legno spezzato del suo nascondiglio.
Desiderò piangere, urlare,
dormire, distendersi sotto le ombre filiformi degli alberi per scorgere le
stelle tra gli scorci di cielo sopra il suo capo.
Immobile.
Respirava quasi
affannosamente, ma senza emettere suono. Nella sua mente le urla continuavano a
squarciarle le orecchie, ma fuori il suo corpo tutto rimaneva silenzioso e
statico e così sarebbe stato fino l'arrivo dell'alba.
La salvezza della luce.
Una lacrima sgorgò dalla
fragile barriera di ciglia e si unì al rivolo di sangue per discendere fin sotto
il mento.
Serrò gli occhi
imponendosi il controllo, mentre altre fuggiasche perle bianche rotolavano lungo
le guance e sembravano volerle urlare “E' tutto reale, siamo qui, ci senti?
Piccola idiota, morirai anche tu come Liam, te ne rendi conto o vuoi continuare
a giocare al gatto e il topo?”
Le parve di sentire l'eco
dei loro freddi sorrisi.
Un brivido le corse dietro
la schiena.
Portò freneticamente una
mano al volto e deterse le guance bagnate quasi a volerle scarnificare.
Stava impazzendo.
Le gocce di sangue
continuavano ad inzupparle i capelli sebbene si fosse portata ancor più sotto la
porta rotta, riversa a terra.
L'uragano aveva devastato
ogni cosa e di casa sua non rimaneva altro che una massa di travi di legno
informe.
Poi c'era Liam.
Liam al centro della
stanza.
Liam, con la gola
squarciata PENZOLANTE ad un metro da terra, al centro della stanza.
Il suo sangue non
accennava a smettere di gocciolare e la pazienza di Tracy era giunta oltre il
limite della sopportazione.
Sarebbe morta prima ancora
di combattere contro quell'essere indefinito che le dava la caccia ormai da tre
ore.
“Tesoro... so dove sei,
non ti sei ancora stancata di giocare con me?”
La voce fredda e verde le
si insinuò sotto i vestiti, accarezzò i suoi capelli fradici, le leccò la pelle,
le esplose nella testa facendola rantolare di dolore.
L'essere agguantò il corpo
inerme del suo ragazzo e lo squartò come fosse stato un biscotto.
Tracy pianse
sommessamente, il suo nascondiglio oramai compromesso, la sua resistenza
sbriciolata come le ossa rotte del corpo gettato sotto i suoi occhi.
Accadde in un istante e la
porta sotto cui si era riparata fu sbalzata all'altro capo della camera.
Un urlo le seccò la gola e
pattinò con i piedi sulla terra cercando la stabilità delle gambe, senza
riuscire a trovare il controllo per attuare il proposito.
Il ghigno sommesso
dell'essere incombeva sul suo capo mentre tentava invano di fuggire dai denti
aguzzi e avorio tanto affilati da tagliare la carne come fosse burro.
Le urla si confondevano
con i singhiozzi, il sudore con il pianto, la paura con l'istinto di
sopravvivenza.
“Adesso basta giocare
ragazzina, mi sono stancato. Voglio mangiare prima di dormire...” Un sorriso
attraversò le sue parole, infantile e giocoso, terribile.
Tracy voltò lo sguardo
lucido verso i crateri gialli ai lati di quell'orrido scheletro che era il
vampiro e notò l'aurea polverosa che lo circondava.
Affinò lo sguardo e
comprese, esultando.
Gli occhi si allargarono
illuminati dall'alba appena fiorita e la speranza cominciò a galoppare con il
suo cuore, il sorriso appena accennato sulle labbra.
Ma Lui non si mosse né
parve scomporsi.
La mente vacillò e le
labbra si accartocciarono in una maschera di autentico terrore.
“Non mi fa nulla bimba, il
sole non mi fa nulla...”
La creatura si abbassò e
le lisciò i capelli corvini, annusò l'aria, le si avventò addosso.
Il buio calò con
improbabile lentezza, il sangue defluì dal collo, percettibile ai sensi di Tracy
quasi come lo vedesse da spettatrice esterna; le lacrime, secche e silenziose ,
nacquero negli occhi ma non discesero, rimanendo ad imperlarle le ciglia per
sempre.
La creatura saziò il suo
bisogno affannoso, leccò i resti e sorrise erigendosi al disopra del corpo
esanime della ragazza.
Il sole inondò la stanza
mentre spire di tenebre avvolgevano il corpo informe del vampiro che chiuse gli
occhi e si dissolse.
La nube nera fumo
scomparve e in terra, al suo posto, rimase un bambino rannicchiato e tremante.
I soccorsi scovarono la
casa dopo ore di ricerche e trovarono il bimbo spaventato e sporco tra le
macerie e i detriti della devastazione NATURALE.
“Mio Dio, erano i tuoi
fratelli piccolo?”
Il bambino non rispose,
limitandosi a fissare i resti della casa e i suoi interlocutori mossi a pietà
dal suo aspetto trasandato.
“Andiamo, ti porto in un
posto dove potrai riscaldarti e mangiare tutto ciò che desideri!”
Il ragazzino fissò il
vigile del fuoco che lo aveva preso tra le braccia e sorrise.
“Nascerà un nuovo
uragano...”
“No, non preoccuparti, è
tutto finito, basta uragani...”
“Nascerà un nuovo uragano
e io mangerò ancora...”
L'uomo, perplesso, fissò
il bambino studiandolo, poi scoppiò in una fragorosa risata.
“Mangerai ogni volta che
vorrai da Tiffany, basta chiedere!
Anzi, sono certo che con
quei tuoi occhioni striati di giallo e il sorriso contagioso farai innamorare
mia moglie!”
Un sorriso infantile e
giocoso pervase il silenzio e il bambino si adagiò sui sedili posteriori della
jeep, i capelli scossi da improvvise raffiche di vento e gli occhi accesi nel
bagliore del giorno sul viale del tramonto.