[Home]|[Racconti]|[Disegni]|[Forum]|[Interviste]|[Fumetti]|[Concorso]|[Recensioni]  
  [Vampiri]|[Segnalazioni]|[e-Book]|[Chi siamo]|[Cortometraggi]|[Link]  

 
Biografia dell'autore
 

Jacopo Mondini
 

 

 

 

L’ULTIMO PIANO

 

“Sono una fanciulla mondana e disinibita, sembrano le caratteristiche più comuni e infantili di tutte le ragazzine d’oggi eppure sono pronta a giurare che per me invece è un dono.

Non sono mai stata una di quelle che vanno alle festicciole squallide di fine anno scolastico, giusto per indossare una minigonna lisa e fuori moda e farsi poi corteggiare da qualche idiota.

Dove vado io le persone che contano sono all’apice del potere, sono forti, sono… nude. Domani a mezzanotte sarò lì e la vera regina della grande festa trionferà.

In fondo, come tutti sanno… le cattive ragazze vanno sempre dappertutto.

Killer Kiss Angie.”

 

Queste erano le ultime righe del mio diario. La pagina che segue avrebbe riportato nel dettaglio tutto quello che avevo fatto nel party di una lussuosissima villa fuori città.

Mi chiamo Angela, Dalila e Giorgia sono le mie fedeli compagne d’avventura e il fatto di avere poco più di diciotto anni ci ha dato un potere immenso quella sera.

Uomini e donne ci rivolgevano sguardi accattivanti che si confondevano a invidia e ammirazione in un solo istante.

Quella sottile perversione ci faceva impazzire.

Lo ripeto, non siamo le sfigate insignificanti che fanno tutto quello che i genitori e la società gli dicono, le cose ce le prendiamo quando vogliamo… per noi è solo così.

 

Avevo conosciuto Alex, uno dei tanti ragazzi belli della festa, fregandomene se l’avrei rivisto avevo da subito messo in conto che doveva essere mio. Pur sapendo che non mi sarei accontentata solo di lui, già puntavo altre prede che al mio sguardo si piegavano come servi.

Ragazzi, uomini, addirittura donne, sembravano sostenere senza timore la nostra immagine di piccole dive. Non era un gioco più grande di noi, era semplicemente quello che volevamo.

 

Nell’ultimo piano della villa, c’erano delle stanze calde, eleganti, enormi.

In piena libertà mi sono ritrovata completamente nuda a scopare come non avevo mai fatto prima. Maschi e femmine si concedevano senza problemi.

Sorrisi, carezze e posizioni sessuali anche fin troppo fantasiose dominavano l’atmosfera in un’orgia magica.

 

Avevo perso di vista Dalila e Giorgia, non m’ importava, sicuramente se la spassavano in qualche altra sala.

La coca che c’era stata gentilmente offerta dalla casa, era la più buona del pianeta. Un altro piccolo preambolo che ci faceva capire quanto tutto diventava in fretta maledettamente eccitante.

 

Mi sdraiavo poco dopo in mezzo ad un folto gruppo di persone, che senza inibizioni ripassavano l’intero Kamasutra. L’impressione che mi stavano aspettando era fortissima.

Le mani mi scorrevano lungo i fianchi e la pancia con disinvoltura, due ragazzi mi baciavano sulla bocca, sui seni, sulle cosce e sui glutei.

Una ragazza bellissima invece, mi sfiorava con le dita e con le labbra le parti intime, ricordo ancora i suoi incantevoli occhi azzurri, mentre mi affondava la lingua in mezzo alle gambe. Mi fissava vogliosa di mostrarsi come un’abile amante. L’idea mi divertiva… in realtà sapevo benissimo che ero io a possederla.

I ragazzi nella camera cominciavano ad eccitarsi ancora di più, uomini e donne entravano ed uscivano senza abiti dalla stanza.

Ero al centro dell’attenzione… ero la dea che tutti adoravano.

Come una direttrice severa e pretenziosa, dirigevo i giochi erotici del “popolo” che sembrava sottomettersi sempre più ai mie desideri.

Violenti e voluttuosi baci si alternavano a piccoli morsi, piacevolmente dolorosi. Chiudendo gli occhi, il bruciore aumentava, se li riaprivo, tutti intorno ricominciavano a leccarmi e ad “esplorarmi” in ogni singolo centimetro della pelle.

Ero stregata dal ridondante desiderio di provare piacere e dolore insieme, una sensazione che mi rapiva di secondo in secondo.

 

E’ stato così per parecchi minuti, forse delle ore. Il tempo correva velocissimo, eppure tutto sembrava un’enorme clessidra che continuava a re mi batteva all’impazzata, il respiro diventava sempre più affannoso. Sapevo ormai che da lì a breve sarebbe arrivato l’impatto fatale.

Stavo per avere un orgasmo, ma non capivo esattamente chi per primo godeva in quegli attimi di dolce ed insana confusione dei sensi.

 

Dentro sentivo scivolare il fuoco, ma non avevo paura, solo una leggera preoccupazione che lentamente accresceva il fascino di uno strano mistero.

 

Quando ho riaperto gli occhi per l’ultima volta, mi sono accorta che i miei “amanti” mi stavano letteralmente divorando.

Il mio corpo era interamente ricoperto da piccole e profonde ferite. Da quei tagli sgorgava il sangue che in quel momento dava da “bere” agli individui che mi stavano accanto. Ogni singola goccia veniva succhiata con inaudito vigore da coloro che mi avevano accerchiato come topi famelici.

Restavo distesa senza forze, muta e paralizzata. I volti dei ragazzi e delle ragazze che da prima cercavano in me il consenso per prolungare la lussuria, sembravano adesso distorti e posseduti da quel nettare rosso che usciva senza sosta dalle mie forme.

 

Un’angoscia tremenda mi sventrava lo stomaco e il cervello.  

Sembrava impossibile, ma non riuscivo a piangere… sarebbe stato un privilegio fantastico, ma il terrore che anche quelle ultime lacrime potevano servire al loro nutrimento, mi avvolgeva l’anima con candida crudeltà.

 

Per parecchio tempo rimasi costretta a fissare un enorme specchio sul soffitto che prima non avevo notato.

Rifletteva soltanto un’immagine… la principessa sdraiata in un’immensa pozza di sangue.

Un silenzio raggelante regnava in tutta la villa durante il macabro pasto, soltanto lo stridere dei loro denti che laceravano con infernale perizia la mia carne, interrompeva ogni tanto la quiete.

Poi… il buio.

 

Non ho idea di che fine abbiano fatto Dalila e Greta... senza dubbio, non sono tornate a casa.

 

Quanti giorni sono passati, forse settimane… non lo so.

 

Sto aspettando in una stanza tetra e asettica che qualcuno venga a cercarmi.

La totale assenza di rumori e di luce, mi fa presagire che tutto da adesso è cambiato.

 

La mia pelle è ghiacciata, ho una fame disumana e sento ad ogni singolo rintocco della lingua, i canini appuntirsi sempre di più.