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Biografia dell'autore
 

Roberto Morchio

 

 

 

L’UOMO  DEI  FALO’

 

 

“Ma…cosa sono tutte quelle luci laggiù?!”,si chiese ad alta voce il macchinista alla guida. Il collega

sobbalzò,scuotendosi dal torpore incipiente e fissò sorpreso un punto lontano nella notte. “E’ vero”,rispose perplesso,”sembrano tanti fuochi accesi.” In poco tempo il treno si avvicinò a quelle

luci e i due agenti appurarono che si trattava di un susseguirsi di falò ardenti lungo una strada di

paese che costeggiava la linea ferroviaria. Erano fuochi che innalzavano lingue rossastre e sinuose

verso il cielo,fugando le ombre vicine nel completo silenzio di un piccolo borgo addormentato. “Che cosa strana…”,mormorò Gianni,il macchinista alla guida,”sarà qualche usanza di queste parti.” “Guarda…guarda là!”,disse Lucio,l’altro macchinista,con tono di voce allarmato,indicando in avanti. Un corteo di piccole luci stava attraversando lentamente la via ferrata,come in una

processione. “Ma che fanno quelli…ci sarà un passaggio a livello chiuso…non possono passare

adesso!” Una ditata al pulsante della tromba e un suono penetrante e vibrato si sparse nel buio

increspato da festoni di nebbia. Il susseguirsi delle lucine bianche continuò imperterrito a scorrere

da un lato all’altro del passaggio. Ormai il treno era troppo vicino. Gianni buttò il rubinetto del

freno a fine corsa e attese col fiato in gola che i ceppi metallici mordessero avidamente i cerchioni

delle ruote. Con uno stridio lungo e lacerante il convoglio prese a rallentare,ma lo sfilare continuo

delle luci si avvicinava troppo in fretta. Si cominciarono a distinguere figure umane avvolte in vesti chiare simili a sai,che tenevano in mano lanterne accese. “Li prendiamo,li prendiamo!”,urlò

Gianni,mentre Lucio si ancorava al sedile e guardava con occhi spiritati il corteo di persone incappucciate che sembrava non finire mai in quell’incedere passivo. L’ultimo,proprio l’ultimo uomo che passava apparentemente incurante del pericolo,fu investito dalla macchina che si arrestò

Parecchi metri oltre con uno scossone tremendo. Lucio si guardò intorno esterefatto. “Ma dove

sono andati tutti quei pazzi?! Non c’è più nessuno qua attorno!” Gianni mantenne il treno frenato e

prese la lanterna a pile in dotazione alla macchina. “Dai,scendiamo e andiamo a vedere chi abbiamo

messo sotto…è una cosa incredibile!” I due scesero veloci dalla scaletta del locomotore e andarono

subito a controllare la parte anteriore della macchina. Appeso al gancio di trazione c’era un saio color sabbia e null’altro;non una goccia di sangue lì vicino né resti umani. “Questo è fuori della mia

immaginazione”,disse Gianni al collega,”come può non esserci niente di chi abbiamo investito,oltre

all’abito!” “Andiamo a vedere dietro”,propose Lucio con voce arrochita dall’ansia. Calpestando le

pietre spigolose della massicciata cominciarono a percorrere a ritroso il verso del treno. Dopo un po’ trovarono una lanterna spenta col vetro rotto. “C’è anche la lanterna,ma dell’uomo nulla…è

impossibile!”,disse Gianni,facendo fluttuare il fascio luminoso della sua,tra le ruote dei carri merci. Arrivarono in prossimità del passaggio a livello;neanche lì vi era alcun segno che confermasse

l’incidente avvenuto. Lucio diede di gomito al collega.

 

“Guarda là…c’è qualcuno che ci osserva.” Appoggiato alla sbarra dell’attraversamento pedonale

stava infatti un uomo anziano dalla barba grigia e incolta. “Buonanotte”,lo salutò Gianni,”ha visto

se abbiamo investito una persona poco fa? Ci è passato davanti con le sbarre chiuse e lo abbiamo

preso in pieno…però non riusciamo a trovare il corpo…dev’essere qua intorno per forza!” L’uomo

non si mosse dal suo posto e rispose con voce leggermente gracchiante:”Chi avete investito esattamente?” “Era un uomo col saio e una lanterna in mano…anzi,c’era un’intera processione di

persone,dovrebbe averle viste…” “Ho capito,avete visto il corteo dei morti che andava in paese.”

All’espressione incredula e sbigottita dei due ferrovieri,l’uomo proseguì:”Come certo saprete stanotte è la commemorazione dei defunti. Tutti gli anni,in questa ricorrenza,i nostri morti escono

dal cimitero e vengono in paese a trascorrere la nottata. Dicono,ma non è sicuro,che se toccano un

vivo,questi muore dopo pochi minuti. Perciò abbiamo acceso tutti questi falò;servono a tener lontani i morti dalle case. Io quest’anno sono l’addetto ai falò. Li ho accesi alle prime ombre della sera e li spegnerò alle prime luci dell’alba…sono l’uomo dei falò,insomma.” I due macchinisti si

guardarono sconcertati,poi fecero spaziare lo sguardo intorno. I fuochi sulla strada ardevano divorando cataste di legna e riflettevano sui muri delle case bagliori incandescenti. Gianni parlò,

guardando fisso il vecchio:”Lei vorrebbe farci credere che abbiamo visto passare dei fantasmi o roba simile,che vanno in giro di notte proprio qui?!” “E’ esatto. Capisco la vostra perplessità,ma è

proprio così. Come spiegate il fatto che non avete trovato il corpo dell’investito? Siete stati testimoni di un evento che noi del paese teniamo nascosto per non creare brutte dicerie.” I due

macchinisti non erano assolutamente convinti. “Allora dovremmo far finta che nulla sia successo e

riprendere la nostra strada…” “Bè”,rispose l’altro,”se lo raccontassimo ai nostri superiori rischieremmo di esser presi per pazzi visionari…non sarebbe una bella situazione.” “Visto?”,asserì

l’uomo dei falò,con un ghigno ironico sotto i peli della barba,”sarà meglio per tutti che il fatto resti

tra di noi e basta. Riprendete il vostro viaggio e buon proseguimento a voi che lavorate di notte come me.” Tese la mano verso i due agenti di macchina che,incerti e confusi,gliela strinsero per

educazione. Salutarono l’uomo,diedero uno sguardo verso il paese,attorno al quale brillavano i rossi fuochi e ritornarono alla locomotiva. Una volta in macchina Gianni disse al collega:”A parte

tutto quello che ci è capitato stanotte,hai sentito che mano aveva quell’uomo? Pareva di toccare una gomma antistress,una cosa molle e senza vita…” Un tonfo improvviso lo fece voltare. Lucio

stava riverso sul banco vicino con gli occhi sbarrati,la bocca aperta e le braccia ciondoloni. In un attimo Gianni comprese l’assurda verità. Ricordò le parole dell’uomo dei falò. “Se i morti toccano

un vivo,questi muore dopo pochi minuti.” Anche lui aveva toccato quel dannato vecchio dal viso

ferino! Un urlo straziante proruppe dalla sua gola e si perse incontrastato nella pianura vicina.

Appoggiato alla sbarra del passaggio a livello,l’uomo dei falò udì e annuì col capo. Era certo che il

buon nome del suo paese non sarebbe stato infangato da certe ignobili e assurde dicerie.