L’UOMO DEI
FALO’
“Ma…cosa sono tutte quelle
luci laggiù?!”,si chiese ad alta voce il macchinista alla guida. Il collega
sobbalzò,scuotendosi dal
torpore incipiente e fissò sorpreso un punto lontano nella notte. “E’
vero”,rispose perplesso,”sembrano tanti fuochi accesi.” In poco tempo il treno
si avvicinò a quelle
luci e i due agenti
appurarono che si trattava di un susseguirsi di falò ardenti lungo una strada di
paese che costeggiava la
linea ferroviaria. Erano fuochi che innalzavano lingue rossastre e sinuose
verso il cielo,fugando le
ombre vicine nel completo silenzio di un piccolo borgo addormentato. “Che cosa
strana…”,mormorò Gianni,il macchinista alla guida,”sarà qualche usanza di queste
parti.” “Guarda…guarda là!”,disse Lucio,l’altro macchinista,con tono di voce
allarmato,indicando in avanti. Un corteo di piccole luci stava attraversando
lentamente la via ferrata,come in una
processione. “Ma che fanno
quelli…ci sarà un passaggio a livello chiuso…non possono passare
adesso!” Una ditata al
pulsante della tromba e un suono penetrante e vibrato si sparse nel buio
increspato da festoni di
nebbia. Il susseguirsi delle lucine bianche continuò imperterrito a scorrere
da un lato all’altro del
passaggio. Ormai il treno era troppo vicino. Gianni buttò il rubinetto del
freno a fine corsa e
attese col fiato in gola che i ceppi metallici mordessero avidamente i cerchioni
delle ruote. Con uno
stridio lungo e lacerante il convoglio prese a rallentare,ma lo sfilare continuo
delle luci si avvicinava
troppo in fretta. Si cominciarono a distinguere figure umane avvolte in vesti
chiare simili a sai,che tenevano in mano lanterne accese. “Li prendiamo,li
prendiamo!”,urlò
Gianni,mentre Lucio si
ancorava al sedile e guardava con occhi spiritati il corteo di persone
incappucciate che sembrava non finire mai in quell’incedere passivo.
L’ultimo,proprio l’ultimo uomo che passava apparentemente incurante del
pericolo,fu investito dalla macchina che si arrestò
Parecchi metri oltre con
uno scossone tremendo. Lucio si guardò intorno esterefatto. “Ma dove
sono andati tutti quei
pazzi?! Non c’è più nessuno qua attorno!” Gianni mantenne il treno frenato e
prese la lanterna a pile
in dotazione alla macchina. “Dai,scendiamo e andiamo a vedere chi abbiamo
messo sotto…è una cosa
incredibile!” I due scesero veloci dalla scaletta del locomotore e andarono
subito a controllare la
parte anteriore della macchina. Appeso al gancio di trazione c’era un saio color
sabbia e null’altro;non una goccia di sangue lì vicino né resti umani. “Questo è
fuori della mia
immaginazione”,disse
Gianni al collega,”come può non esserci niente di chi abbiamo investito,oltre
all’abito!” “Andiamo a
vedere dietro”,propose Lucio con voce arrochita dall’ansia. Calpestando le
pietre spigolose della
massicciata cominciarono a percorrere a ritroso il verso del treno. Dopo un po’
trovarono una lanterna spenta col vetro rotto. “C’è anche la lanterna,ma
dell’uomo nulla…è
impossibile!”,disse
Gianni,facendo fluttuare il fascio luminoso della sua,tra le ruote dei carri
merci. Arrivarono in prossimità del passaggio a livello;neanche lì vi era alcun
segno che confermasse
l’incidente avvenuto.
Lucio diede di gomito al collega.
“Guarda là…c’è qualcuno
che ci osserva.” Appoggiato alla sbarra dell’attraversamento pedonale
stava infatti un uomo
anziano dalla barba grigia e incolta. “Buonanotte”,lo salutò Gianni,”ha visto
se abbiamo investito una
persona poco fa? Ci è passato davanti con le sbarre chiuse e lo abbiamo
preso in pieno…però non
riusciamo a trovare il corpo…dev’essere qua intorno per forza!” L’uomo
non si mosse dal suo posto
e rispose con voce leggermente gracchiante:”Chi avete investito esattamente?”
“Era un uomo col saio e una lanterna in mano…anzi,c’era un’intera processione di
persone,dovrebbe averle
viste…” “Ho capito,avete visto il corteo dei morti che andava in paese.”
All’espressione incredula
e sbigottita dei due ferrovieri,l’uomo proseguì:”Come certo saprete stanotte è
la commemorazione dei defunti. Tutti gli anni,in questa ricorrenza,i nostri
morti escono
dal cimitero e vengono in
paese a trascorrere la nottata. Dicono,ma non è sicuro,che se toccano un
vivo,questi muore dopo
pochi minuti. Perciò abbiamo acceso tutti questi falò;servono a tener lontani i
morti dalle case. Io quest’anno sono l’addetto ai falò. Li ho accesi alle prime
ombre della sera e li spegnerò alle prime luci dell’alba…sono l’uomo dei
falò,insomma.” I due macchinisti si
guardarono sconcertati,poi
fecero spaziare lo sguardo intorno. I fuochi sulla strada ardevano divorando
cataste di legna e riflettevano sui muri delle case bagliori incandescenti.
Gianni parlò,
guardando fisso il
vecchio:”Lei vorrebbe farci credere che abbiamo visto passare dei fantasmi o
roba simile,che vanno in giro di notte proprio qui?!” “E’ esatto. Capisco la
vostra perplessità,ma è
proprio così. Come
spiegate il fatto che non avete trovato il corpo dell’investito? Siete stati
testimoni di un evento che noi del paese teniamo nascosto per non creare brutte
dicerie.” I due
macchinisti non erano
assolutamente convinti. “Allora dovremmo far finta che nulla sia successo e
riprendere la nostra
strada…” “Bè”,rispose l’altro,”se lo raccontassimo ai nostri superiori
rischieremmo di esser presi per pazzi visionari…non sarebbe una bella
situazione.” “Visto?”,asserì
l’uomo dei falò,con un
ghigno ironico sotto i peli della barba,”sarà meglio per tutti che il fatto
resti
tra di noi e basta.
Riprendete il vostro viaggio e buon proseguimento a voi che lavorate di notte
come me.” Tese la mano verso i due agenti di macchina che,incerti e
confusi,gliela strinsero per
educazione. Salutarono
l’uomo,diedero uno sguardo verso il paese,attorno al quale brillavano i rossi
fuochi e ritornarono alla locomotiva. Una volta in macchina Gianni disse al
collega:”A parte
tutto quello che ci è
capitato stanotte,hai sentito che mano aveva quell’uomo? Pareva di toccare una
gomma antistress,una cosa molle e senza vita…” Un tonfo improvviso lo fece
voltare. Lucio
stava riverso sul banco
vicino con gli occhi sbarrati,la bocca aperta e le braccia ciondoloni. In un
attimo Gianni comprese l’assurda verità. Ricordò le parole dell’uomo dei falò.
“Se i morti toccano
un vivo,questi muore dopo
pochi minuti.” Anche lui aveva toccato quel dannato vecchio dal viso
ferino! Un urlo straziante
proruppe dalla sua gola e si perse incontrastato nella pianura vicina.
Appoggiato alla sbarra del
passaggio a livello,l’uomo dei falò udì e annuì col capo. Era certo che il
buon nome del suo paese
non sarebbe stato infangato da certe ignobili e assurde
dicerie.