LA CACCIATRICE
“Non
lasciarmi”, disse Catrina guardando Alex. La pelle del ragazzo stava diventando
bianca, troppo bianca. Il suo respiro si fece improvvisamente affannato, piccoli
respiri brevi e rapidi indicavano una fine imminente. Gli occhi divennero
vitrei, e dopo alcuni secondi Catrina capì che la vita aveva lasciato
definitivamente il corpo di suo marito. Senza esitare, tornò a essere fredda
come sempre: si guardò intorno e notò che il solaio di quella casa era colmo di
oggetti. Sulla parete a sud vide una scure: scattò in piedi e l’afferrò, ma non
si staccava. Tirò ancora, ma il maledetto attrezzo era stato fissato con chiudi
a U: a cosa serviva quell’arnese se veniva inchiodato alla parete? Catrina sentì
che il corpo del marito stava lentamente riprendendo a respirare, ma non era
vivo, non in senso UMANO. Entro breve la fame di sangue si sarebbe fatta
sentire e Alex avrebbe ripreso le capacità motorie. Catrina piantò un piede alla
parete e fece leva con tutte le sue forza: la scure si staccò; quindi girò su se
stessa e colpì il marito alla gola: la testa si staccò dio netto.
Dopo
otto anni vissuti pericolosamente a caccia di vampiri, Catrina aveva imparato
che paletti di legno, crocifissi e acqua benedetta non servono a un bel niente
contro i succhiasangue: devi tagliare loro la testa, punto e basta. “Non c’è
niente di magico o di mistico nei vampiri”- le aveva insegnato Alex, il migliore
di tutti i Cacciatori- “E’ semplicemente una mutazione: infettanoil nostro
sangue, e noi mutiamo. Fine della storia. Si nutrono esclusivamente di sangue
umano e non sono immortali: vivono a lungo, certo, ma alla fine lasciano anche
loro questa valle di lacrime.”
Catrina
guardò la testa del marito: nell’attimo in cui la lama aveva colpito la gola, la
bocca si era spalancata in un ghigno di dolore e rabbia, rimanendo immobile,
come una maschera di cera. I denti erano intatti, ma le gengive erano già
gonfie: pochi minuti e i canini si sarebbero allungati e induriti, pronti a
perforare la giugulare di qualche umano. La donna si voltò per non guardare:
quanti ne avevano ammazzati, loro due insieme? Centinaia. “Prima o poi dovremo
pagare per questa strage”, diceva sempre suo marito. Non amavano uccidere quegli
esseri, ma era il loro lavoro, e sapevano che serviva a difendere altre vite.
Catrina ricordava ancora la prima volta che si era trovata di fronte all’opera
dei vampiri: un’intera famiglia sterminata, incluso due bambini di nemmeno tre
anni. La madre e i figli erano morti sul colpo, il loro fisico non aveva retto
lo shock, mentre il padre si stava già trasformando quando arrivarono Alex e
Catrina: lei lo colpì con diversi colpi della sua Beretta, e Alex gli staccò la
testa di netto con il suo spadino affilato. Quell’esperienza bastò alla donna
per entrare a far parte del gruppo dei Cacciatori: si innamorò del suo mentore,
e dopo pochi mesi si sposarono. “Niente figli”, era la regola che si erano
imposti, e vi avevano tenuto fede: con il loro mestiere rischiavano di mettere
al mondo un futuro orfano. O peggio ancora.
Il
sangue di Alex scivolò lentamente verso i piedi della donna: chiudendo gli
occhi, Catrina vi intinse un dito e ne spalmò alcune gocce sul proprio viso, in
segno di addio e di guerra.
La
lotta doveva riprendere, più dura e cruenta che mai.
Conosceva l’aspetto del vampiro che aveva azzannato il suo uomo: era riuscito a
scappare un attimo dopo l’agguato ad Alex. Un finestra aperta ed era salto giù
come un gatto, scomparendo nella notte. Ma Catrina lo aveva colpito con diversi
colpi di pistola: le ferite dei vampiri si rimarginavano in fretta, ma aveva
almeno un paio d’ore a disposizione, e il sangue perso da quel maledetto era
molto.
Bastava
seguire la scia.
Bastava
conoscere il nemico.
Catrina
si voltò un’ultima volta vero Alex: “Ti vendicherò” disse uscendo dalla finestra
e calandosi nel giardino.
Sentì
il dolore della perdita, ma subito dopo l’odore della caccia tornò a essere
intenso, e Catrina si ritrovò a inseguire nuovamente il suo destino.