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Biografia dell'autore
 

Consuelo Poloni

 

 

 

LA CASA IN COLLINA

 

  Nessuno sapeva in paese a che anno datasse la casa in cima alla collina. Tutti, persino i più vecchi degli abitanti, ricordavano averla vista da bambini nello stato di adesso: abbandono e decrepitezza. Di solito se ne parlava come qualcosa di un'epoca trascorsa. Qualcuno giurava che avesse cent'anni e anche di più, o che fosse esistita da sempre, eretta in secoli antichi e ristrutturata nel tempo. Congetture naturalmente.

Neppure era noto a chi fosse in passato appartenuta. Si conosceva solo nome e cognome dell'ultimo inquilino, che un giorno era sparito all'improvviso, da un giorno all'altro, senza che qualcuno lo avesse saputo né visto traslocare.

Voci di mistero presero a circolare sulla casa in cima alla collina. Voci che fosse stregata, maledetta, infestata dai fantasmi... fantasmi di quanti l'avevano abitata negli anni e che erano scomparsi,  a quanto si diceva, uccisi macabramente da un orribile mostro. Ma chi in paese poteva giurare che le cose stessero proprio così? Nessuno.. Di sicuro c'era che tutti avevano paura solo a nominare la casa e pochi parlavano di quei poveri sventurati che l'avevano abitata. Nessuno del resto era salito sulla collina – per paura di incantesimi, maledizioni o qualcosa di peggio – ad  appurare che quanto si diceva fosse vero. Un fatto strano che succedeva di rado era che la casa sembrava abitata quando invece non lo era, priva di inquilini fumava dal camino, o si sentivano le serrande sbattere o ancora provenivano voci direttamente dal suo interno. Si pensava che qualche barbone o viandante di passaggio si rifugiasse nella casa per qualche giorno, per scaldarsi nel caminetto, riposare al coperto o ancora cucinare qualcosa prima di ripartire. Altri giuravano che era l'anima di qualche fantasma che ogni tanto ritornava nella casa.

Un giorno la gente del paese decise che era giunto il momento di  svelare il mistero. Ognuno prese quante più armi possibili – coltelli, fucili, pistole – e con passo deciso salirono la collina, in fila indiana, con ordine e attenzione perchè il mostro  o chiunque  ci fosse lì dentro non li attaccasse all'improvviso. La casa si vedeva ormai vicina e già aleggiava una sensazione di  macabro mistero omicida tra la gente, che continuava la scalata. Uno strano odore, un misto di carne bruciata e sangue usciva dall' unica finestra aperta: quella al piano di sopra, dalla quale fuoriusciva anche un leggero fumo, non fitto ma sufficiente a far tossire  la gente che si scompose dalla fila indiana fino allora tenuta ordinatamente. Ormai di fronte alla porta non si potevano tirare indietro, arrivati fin là dovevano portare a termine la missione. L a porta principale era aperta come se qualcuno all'interno stesse aspettando visite, una volta dentro la loro attenzione fu presa da leggeri scricchiolii provenire dal primo piano, salirono  le scale in fretta con l'intento di finire al più preso quella perlustrazione. Lo spettacolo che si prestò davanti a quei poveri malcapitati fu inorridente. L'ultima vittima del mostro era un ragazzo giovane che giaceva a terra in una posizione innaturale, quasi prova dell'atroce sofferenza che aveva dovuto subire prima della sua morte. In diverse parti del corpo aveva conficcate piccole lame di ferro che sgorgavano sangue e pezzi di carne e, alla testa e nel torace aveva una lama più grande che lo trapassava. Il mostro aveva colpito ancora....