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Biografia dell'autore
 

Andrea Zanchi

 

 

 

LA SCOGLIERA DELL’ ORRORE PURO

 

Era sempre stata affascinata da quella vecchia casa, che si stagliava sulla scogliera spumeggiante di bianche onde … La casa dei sogni … La casa dell’amore ... Jane e Tommy finalmente ne erano entrati in possesso dopo il loro matrimonio sulla spiaggia. L’aria era tersa e il profumo del mare entrava nelle nari, quale beneficio divino di una sorte inquieta che li stava aspettando ... La casa era lì, era di loro possesso e la casa li stava per possedere a sua volta …

Una notte mentre giacevano nel talamo nuziale, un venticello muoveva la tenda bianca alla finestra … E ad un certo punto il loro sonno fu interrotto da un pesante rumore di catene … sì di catene che proveniva dalla soffitta …. Jane si stringeva al petto forte e villoso di Tommy per cercare protezione e aveva il cuore a mille … mille battiti al minuto … provava paura e angoscia per quello che sentiva al piano di sopra. Tommy si alzò in boxer e si diresse con una mazza da baseball su per le scale per andare a vedere la fonte di tanto caos mentale.

Entrato nella polverosa soffitta, un groviglio di ragnatele si impadronì del suo volto e lui si retrasse per pulirsi; accese la fievole luce della candela e si diresse verso una cassapanca che stava sotto uno scuro trave. I rumori delle catene erano cessati da tempo, ma quella cassapanca dipinta a mano lo inquietava. Dovette rompere il rugginoso lucchetto con una pinza che stava lì vicino e ne trasse il contenuto. Un velo da sposa un tempo bianco e una fotografia in bianco e nero di una giovine donna in abito da sposa con una chioma fluente.

Ridiscese le scale con celerità, portò il bottino all’amata ancora sul letto tremante. Mentre assieme osservavano la fotografia, gli occhi della donna li fissavano in modo inquietante e profondo, si quegli occhi non erano facili da dimenticare. Ad un certo punto, come se nulla fosse, prese fuoco nelle mani di Tommy, che la lasciò cadere al suolo. Il terrore brillava negli occhi della giovine coppia e nell’aria si avvertiva un profumo gelido di morte, di carogne, di malevolo. Non erano soli nella stanza vi era anche lei Sarah.

La fiammella della candela tremolava, Jane urlava perché non capiva che stava succedendo e Tommy roteava la mazza in aria colpendo mosche. Ad un certo punto il volto di Sarah si rese palese sul muro della stanza e iniziò a cantare una sordida nenia. Mugugni infernali discesero in quella stanza e lo zolfo entrava nella psiche come diabolico profumo. Sarah era lì e voleva il suo riscatto. Voleva da loro la libertà che aveva perso, quando il marito, dopo il loro matrimonio dopo aver scoperto era incinta di un altro uomo, la aveva sgozzata nella vasca da bagno al piano di sotto.

Si voleva ottenere la sua libertà da Jane e Tommy neosposini innamorati. Potersene andare finalmente in pace in Paradiso accanto al suo bambino mai nato. Ma doveva convincere la coppia ad aiutarla nell’ intento. Jane le chiese urlando cosa volesse dalla loro vita! Perché li stava terrorizzando in quel modo! Una penna e un foglio di carta si diressero nelle mani di Jane e la penna scriveva “AIUTATEMI!”. Tommy capì che Sarah non era una entità sovrannaturale malvagia o perversa, ma una anima in pena in cerca di porre rimedio alle sue sofferenze che la legavano ancora al mondo dei vivi.

Sarah scomparve e Tommy subito telefonò alla zia che era dedita alle sedute spiritiche e la invitò a casa loro il giorno successivo a prendere un tè. La cara vecchietta all’indomani bussò alla porta con le sue mani rugose e vedendo Jane la abbracciò con gioia e diede un bacio a Tommy. Calda fu l’accoglienza alla zia. Il profumo del tè era inebriante e finalmente Tommy arrivò al punto decisivo: chiedere alla zia Clara se quella stessa sera fosse stata in grado di mettersi in contatto con la sposa.

La zia era abituata a parlare con i non vivi o coi cari estinti e non fece una piega alla sua richiesta. Accese due candele sopra un tavolino a tre piedi e disse alla coppia di unire le mani alle sue sopra lo stesso per creare un circolo, così da potere catalizzare tutte le energie positive nel suo corpo. La zia iniziò ad evocare lo spirito ma Sarah non voleva rispondere. Proprio quando si stavano rassegnando, dalla porta una folata di vento, gli oggetti della sala iniziavano a volare in ordine sparso ovunque e le finestre a sbattere … Sarah era lì con  loro. La medium iniziava a parlare dicendo frasi apparentemente senza senso per la coppia. Poi si espresse in termini umani e si rivolse a Tommy dicendo di chiamarsi Sarah e di essere stata uccisa dal marito subito dopo le nozze, perché portava in grembo il figlio di un altro. Non poteva trovare pace finchè non si fosse ricongiunta al suo figliolo Tim. Il marito infatti la aveva sgozzata nella vasca da bagno e aveva squarciato il suo addome con una fredda lama per estrarre il feto. Lei poi era stata seppellita nel giardino dietro casa vicino alla scogliera.

Tommy e Jane dovevano infatti ritrovare un piccolo baule nella proprietà, dove all’interno era conservato in formalina il feto abortito. Il baule era ai piedi di una quercia maestosa come indicato da Sarah. La tomba della madre fu aperta e nelle mani posto il feto abortito.

Finalmente lo spirito di Sarah era libero e poteva  ascendere al cielo e trovare la somma pace di cui sentiva l’immenso bisogno e necessità dopo anni di sofferenza imprigionata in quella bianca casa sulla scogliera. Tommy e Jane ce la avevano fatta e Jane era incinta e pronta a vivere la sua vita accanto ad un uomo meraviglioso e a suo figlio Tim.