[Home]|[Racconti]|[Disegni]|[Forum]|[Interviste]|[Fumetti]|[Concorso]|[Recensioni]  
  [Vampiri]|[Segnalazioni]|[e-Book]|[Chi siamo]|[Cortometraggi]|[Link]  

 
Biografia dell'autore
 

Emilia Santoro
 

 

 

 

LA TENTAZIONE

 

 

Passava quotidianamente dinanzi a quella casa ormai da tre mesi. Lo aveva stregato. Le persiane chiuse, consumate dal tempo. L’intonaco scrostato dalle pareti una volta bianche, il tutto avvolto in uno spesso strato di polvere.

Ma lei era sempre stata lì. Sempre alla stessa finestra, quella in alto, che dava sulla strada.

Ogni volta che Laurel du Bojs girava l’angolo e scorgeva la casa, lei compariva.

Bianca, eterea, trasparente. Lunghi capelli chiari, di un colore indefinito, che le ricoprivano le spalle in morbidi boccoli.

Dal marciapiede non riusciva a vederle gli occhi ma sapeva, percepiva nel profondo di sé che erano inchiodati nei suoi.

Scostava lentamente la tenda, un vecchio drappo strappato e logorato dalle tarme, e lo guardava, immobile, da dietro i vetri sporchi.

Lui la fissava, per un tempo indefinibile.

Poi d’un tratto, accadeva sempre un qualcosa che lo distraeva.

E quando tornava su di lei, dopo pochi istanti, era già svanita.

Quel giorno d’ottobre, l’ennesimo da tre mesi a quella parte, pioveva a dirotto. Laurel era stato in redazione a correggere le sue bozze come tutte le mattine, poi al caffé più avanti. E come tutti i pomeriggi, prima di rincasare, stava andando a trovarla.

Gli bastava vedere le sue vesti sottili, il suo viso ovale, ed era felice.

Non gl’importava non sapere cosa fosse. Se a vederla era l’unico in tutta Parigi.

Si sentì svenire, quando vide che quella volta lei non c’era.

Riparato da un piccolo ombrello grigio, Laurel attese.

Quindici minuti, venti minuti, un’ora.

Lei non arrivò.

Esasperato, il cuore in gola, i palmi delle mani sudate, Laurel asciugò gli schizzi di pioggia dai baffi con un fazzoletto di seta e, a rapidi passi, girò il muro che lo divideva dalla casa e si portò dinanzi al grosso cancello.

Con stupore, vide che era socchiuso.

Senza esitazione né paura, Laurel lo aprì. Si guardò intorno, uno spazio ampio dove un tempo doveva sorgere un rigoglioso giardino colmo di fiori, e fece un passo in avanti, nel terriccio divenuto fango.

Poi, i suoi occhi cerulei individuarono un movimento, e si spostarono in avanti.

Il piccolo portone d’ingresso si era aperto.

Una luce, un debole bagliore rosato s’intravedeva dall’interno.

Laurel deglutì.

Gli scrosci di pioggia aumentarono, l’ombrello si piegò. L’uomo salì il primo gradino, una foglia morta schioccò sotto il suo tacco. Il secondo, il terzo.

Varcò la soglia.

La pioggia restò fuori, subentrò la polvere. Un timido sorriso inarcò i suoi folti baffi, mentre il cuore tamburellava d’estasi.

Poi, un sibilo profondo proruppe dal fondo della casa, immersa nel buio. Un fulmine porpora squarciò il cielo, e il tuono che seguì confermò la sua potenza.

Laurel du Bojs non fece nemmeno in tempo a voltarsi.

La porta cigolò, si mosse, si chiuse di schianto.

E fu il nulla.  

 

Quando la polizia sfondò la porta della villa, lui era lì, appisolato pacificamente su un divano nel salone principale, l’espressione quieta e serena.

Urlò di terrore nell’attimo in cui seppe che lo stavano cercando da cinque giorni. Non ricordava nulla, se non una strana sensazione di benessere che lo pervadeva, e si rifiutò di andare in ospedale per farsi medicare i due fori incrostati di sangue che aveva sul collo, per niente infastidito dalla loro presenza.

Sua moglie Veronique, nell’ingenuità dei propri ventun anni, lo strinse forte a sé sulla soglia di casa, piangendo e ridendo allo stesso tempo.

Nei giorni seguenti gli stette appiccicata come un devoto cagnolino, e non gli negò mai un sorriso, neppure dinanzi al suo rifiuto di stare alla luce del sole tiepido e carezzevole d’autunno.

Gli preparò i suoi piatti preferiti malgrado sembrasse non aver più fame, e sedette accanto a lui raccontadogli dei suoi progressi come ricamatrice, benchè l’uomo continuasse ad avere lo sguardo perso dietro il tessuto delle tende sempre chiuse, la mente altrove.

Veronique era felice. Talmente felice che non sentì i suoi passi sul marmo quando, due settimane dopo il suo ritrovamento, in piena notte si avventurò in strada, lasciandola avvolta nelle coperte in un sonno profondo.

Laurel aveva provato quasi compassione di fronte ai suoi innocenti sforzi, al auo amore infantile e incondizionato, ma fin da subito non aveva avuto altro pensiero che ritornare da lei.

La sognava, la voleva… la desiderava con ogni fibra di se stesso.

Era un’ossessione!

Quella bocca, quella pelle bianca come porcellana, quel corpo morbido e suadente. Un impeto che non era riuscito a contenere, una passione violenta e insaziabile.

Aveva fame… fame di lei?

Non riusciva a capirlo.

A passi veloci sotto la neve, con soltanto la camicia da notte indosso, si diresse deciso verso la villa deturpata dal tempo, leccandosi le labbra e i denti come un gatto che ha capito dove si è nascosta la prossima preda.

Sobbalzò quando vide che lo stava aspettando, affacciata ad una piccola finestra del secondo piano.

Si guardarono per molti istanti, mentre i fiocchi di neve continuavano a precipitare giù dal cielo candidi e fitti. Istanti che parvero millenni di fronte alla smania di Laurel quasi insopportabile… una scarica di pugni sul petto che sarebbe continuata all’infinito se non fossa stata soddisfatta.

La grande porta si aprì, il buio al suo interno lo attrasse a sé come una dolce litania.

Ipnotizzato, Laurel entrò. La porta si richiuse alle sue spalle.

Per un attimo, la neve sembrò indugiare, scossa da una raffica di vento tagliente come lama.

Poi tornò a cadere lenta, meccanica.

Le orme di Laurel svanirono.

La stessa casa parve perdersi nel manto bianco.

Tutto si zittì.

Tutto divenne soltanto foschia.

 

Veronique du Bojs non rivide mai più suo marito. La polizia lo cercò ancora in quella casa, ma trovò soltanto silenzio, e odore di vecchio.

Ancora adesso Veronique lo cerca, lo sogna, lo immagina arrivare da lontano, seduta accanto alla finestra del salotto, priva di altre lacrime.

Ancora adesso Veronique lo ama.

E spera… mentre da qualche parte nella vasta Francia un uomo si consuma per la sua donna.

Un uomo che amerà per l’eternità.