“LA VENDETTA DI OLATAF”
OGGI: mattino
Desmod:
“Non sto scherzando! L’ho vista veramente; ho trovato l’ingresso, ma non ne
avevo ancora parlato con nessuno; sei il primo a cui lo dico; avevo litigato con
mio padre e sono scappato di casa…”; una pausa seguì quelle parole mentre la
mano andò a posarsi lentamente, appena sopra l’occhio destro, andando a coprire
una ferita in via di guarigione, lievemente disegnata su uno sfondo di viola
livido; per un momento impercettibile all’attenzione del giovane ascoltatore,
l’espressione seria del narratore, lascio spazio ad un mezzo sorriso, che
immediatamente come era apparso, scomparve …
”… ho corso come accecato,
senza voltarmi e, solo quando mi sono fermato,mi sono accorto di essere arrivato
ai confini del bosco…”
Sirt:
“il bosco? Lo sai che è proibito; hai forse dimenticato le storie che si
raccontano sulle creature che vivono in quei posti?
Desmod:”no!
Non ho dimenticato, ma quel giorno, la paura si è dissolta nel nulla innanzi
all’odio che provavo; non mi importava di niente; qualsiasi cosa si nascondesse,
sapevo che sarebbe stata migliore di quello che lasciavo alle mie spalle, se
così non fosse stato, se solo avessi ascoltato la mia paura, non avrei mai
conosciuto la verità; ci hanno sempre mentito, capisci?
Sirt:
“verità? Quale verità, dillo anche a me; quale verità?”
Desmod:”basta
fare domande, le tue risposte sono oltre gli alberi, vuoi seguirmi? Vuoi venire
a vedere, oppure hai paura?
Sirt:”ho
paura…”
Sirt cominciò a piangere…
Desmod:”non
devi avere paura piccolo, vieni qui fatti abbracciare, ci sarò io a difenderti
“
Sirt:”v-a…
v-a b-e-n-e… (silenzio)… Umf! Umf! …ma torniamo prima di cena o mia madre mi
metterà in castigo, andiamo…”
OGGI: pomeriggio
Desmod:”andiamo…”
I due ragazzi, si
inoltrarono nel fitto della boscaglia lasciandosi alle spalle le case, i
genitori, la luce del sole… il tempo cessò di avere importanza…
Sirt:ӏ
ancora lontano il posto?, non ce la faccio più, torniamo a casa…”
Desmod:”vuoi
tornare a casa? Prego accomodati…” e indicando alle loro spalle, il sentiero che
si mimetizzava nel verde, aggiunse con una voce che sembrava non appartenergli …
“va! nessuno ti obbliga a rimanere con me…”
Sirt:”perché
fai così?”
Desmod:”così
come? Avanti, andiamo, manca poco, guarda, è tra quei cespugli… ecco…”
Davanti ai loro occhi
c’era l’ingresso di una grotta chiusa da una grande grata completamente
ricoperta da quello che sembrava un innaturale muschio dal colore rosso sangue;
sotto la grata il buio della notte, chiamava a se ogni pensiero, mentre lo
sguardo impotente era obbligato a fermarsi sulla soglia di quell’antro.
Desmod:”siamo
arrivati”
Sirt:”cos’è
questo posto?
Due mani uscirono dal buio
ed impugnarono le sbarre della grata, poi, una voce che sembrava provenire dalla
terra stessa, pronunciò delle parole incomprensibili che terminarono con un
suono simile ad un ruggito. Il sottosuolo tremò.
L’urlo di terrore di Sirt
si spense in gola ancora prima di uscire, quando nel voltarsi verso Desmod per
scappare fu colpito in faccia da una pietra. L’ultima cosa che vide il giovane,
fu il volto dell’amico, trasfigurato in un’espressione di trionfo tipica di chi
ha conseguito il suo obiettivo.
TRE GIORNI PRIMA
Desmod ancora piangendo,
smise di correre e si mise a sedere su un tronco; gli alberi che fino a quel
momento lo avevano osservato silenziosamente, sembravano ora bisbigliare mossi
dal vento. D’improvviso, una voce turbò l’equilibrio di quel momento.
Voce cavernosa:”ti
stavo aspettando Desmod.”
Solo allora, sentendo
chiamare il suo nome, si accorse voltandosi ,che qualche metro più in la, alle
sue spalle, c’era un grande buco nero chiuso da una grata; le parole provenivano
da li.
Voce cavernosa:”avvicinati,
non temere…”
La paura svanì; D’un
attimo i motivi che lo avevano portato in quel luogo, cessarono di esistere.
Desmod si avvicinò;
L’ingresso di quella tetra
dimora, era situato al centro di un pentacolo composto di pietre levigate, sulle
quali erano incisi degli strani simboli; segni che aveva già visto sfogliando di
nascosto i libri di suo padre… le parole finivano con la frase : qui è confinato
Olataf, demone della menzogna e della distruzione, confinato cinquecento anni fa
qui da Fix, al termine della grande battaglia.
Desmod:”chi
sei? Come fai a conoscermi?
Voce cavernosa:”il
mio nome è Olataf, ti stavo aspettando; so perché sei qui, riesco a
leggere dentro di te; l’odio che pervade la tua anima, accomuna i nostri
pensieri; aiutami, fa si che accomuni anche i nostri destini, ti aiuterò a porre
fine alle tue sofferenze…guarda nei miei occhi… GUARDA NEI MIEI OCCHI…”
Desmod:”dimmi,
come posso liberarti?”
Olataf:”cancella
dalle pietre, le parole dell’incantesimo che mi tiene prigioniero; per farlo
dovrai usare il sangue di un’anima incontaminata… un anima le cui lacrime siano
pure come rugiada del mattino…va ora, tuo padre ti sta cercando…torna da me tra
tre giorni, ci sarà luna piena…”
OGGI notte
…le istruzioni del demone
furono seguite alla lettera… l’imponente cancellata che chiudeva l’apertura
della grotta, sembrò dissolversi scomparendo nel nulla; dal buio cominciò a
materializzarsi una figura dalla testa di drago, coperta da un’armatura rossa
che pareva rotta in più punti, a testimonianza di quella che doveva essere stata
davvero, come dicevano le parole, una grande battaglia.
Desmod rimase immobile per
qualche istante, poi, trovò il coraggio per rivolgersi a quella creatura
misteriosa di cui si era fidato, con un’innocenza rimasta offuscata fino ad
allora, dal fatto di non comprendere l’origine dei suoi sentimenti;
Desmod:”mi
aiuterai ora?”
Olataf:”ma
certo… …la nostra vendetta… la mia vendetta…, comincia proprio ora, non lo senti
il profumo della vittoria?
Con un movimento fulmineo,
il demone sbranò il piccolo interlocutore. Contemporaneamente gli alberi si
aprirono chinandosi, lasciando intravedere un’immensa luna pallida che faceva
sfoggio della sua bellezza in cielo, per tornare poi a chiudersi ,dopo il
passaggio di Olataf che scomparve in volo nella notte.
EPILOGO
Erano ormai tre ore da
quando Fix aveva cominciato la ricerca di suo figlio Desmod, senza alcun esito
positivo; d’improvviso, nell’intera vallata riecheggiò una risata malefica che
lascio nuovamente posto al silenzio. Un brivido di terrore percorse la schiena
di Fix che cadde sulle ginocchia; la luna ed il cielo si colorarono di rosso.
-Gordon-