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Biografia dell'autore
 

Luigi Locatelli

 

 

 

“LA VENDETTA  DI OLATAF”

 

OGGI: mattino

Desmod: “Non sto scherzando! L’ho vista veramente; ho trovato l’ingresso, ma  non ne avevo ancora parlato con nessuno; sei il primo a cui lo dico; avevo litigato con mio padre e sono scappato di casa…”; una pausa seguì quelle parole mentre la mano andò a posarsi lentamente, appena sopra l’occhio destro, andando a coprire una ferita in via di guarigione, lievemente disegnata su uno sfondo di viola livido; per un momento impercettibile all’attenzione del giovane ascoltatore, l’espressione seria del narratore, lascio spazio ad un mezzo sorriso, che immediatamente come era apparso, scomparve …

”… ho corso come accecato, senza voltarmi e, solo quando mi sono fermato,mi sono accorto di essere arrivato ai confini del bosco…”

Sirt: “il bosco? Lo sai che è proibito; hai forse dimenticato le storie che si raccontano sulle creature che vivono in quei posti?

Desmod:”no! Non ho dimenticato, ma quel giorno, la paura si è dissolta nel nulla innanzi all’odio che provavo; non mi importava di niente; qualsiasi cosa si nascondesse, sapevo che sarebbe stata migliore di quello che lasciavo alle mie spalle, se così non fosse stato, se solo avessi ascoltato la mia paura, non avrei mai conosciuto la verità; ci hanno sempre mentito, capisci?

Sirt: “verità? Quale verità, dillo anche a me; quale verità?”

Desmod:”basta fare domande, le tue risposte sono oltre gli alberi, vuoi seguirmi? Vuoi venire a vedere, oppure hai paura?

Sirt:”ho paura…”

Sirt cominciò a piangere…

Desmod:”non devi avere paura piccolo, vieni qui fatti abbracciare, ci sarò  io a difenderti “

Sirt:”v-a… v-a b-e-n-e… (silenzio)… Umf! Umf! …ma torniamo prima di cena o mia madre mi metterà in castigo, andiamo…”

 

OGGI: pomeriggio

Desmod:”andiamo…”

I due ragazzi, si inoltrarono nel fitto della boscaglia lasciandosi alle spalle le case, i genitori, la luce del sole… il tempo cessò di avere importanza…

Sirt:”è ancora lontano il posto?, non ce la faccio più, torniamo a casa…”

Desmod:”vuoi tornare a casa? Prego accomodati…” e indicando alle loro spalle, il sentiero che si mimetizzava nel verde, aggiunse con una voce che sembrava non appartenergli … “va!  nessuno ti obbliga a rimanere con me…”

Sirt:”perché fai così?”

Desmod:”così come? Avanti, andiamo, manca poco, guarda, è tra quei cespugli… ecco…”

Davanti ai loro occhi c’era l’ingresso di una grotta chiusa da una grande grata completamente ricoperta da quello che sembrava un innaturale muschio dal colore rosso sangue; sotto la grata il buio della notte, chiamava a se ogni pensiero, mentre lo sguardo impotente era obbligato a fermarsi sulla soglia di quell’antro.

Desmod:”siamo arrivati”

Sirt:”cos’è questo posto?

Due mani uscirono dal buio ed impugnarono le sbarre della grata, poi, una voce che sembrava provenire dalla terra stessa, pronunciò delle parole incomprensibili che terminarono con un suono simile ad un ruggito. Il sottosuolo tremò.

L’urlo di terrore di Sirt si spense in gola ancora prima di uscire, quando nel voltarsi verso Desmod per scappare fu colpito in faccia da una pietra. L’ultima cosa che vide il giovane, fu il volto dell’amico, trasfigurato in un’espressione di trionfo tipica di chi ha conseguito il suo obiettivo.

 

TRE GIORNI PRIMA

Desmod ancora  piangendo, smise di correre e si mise a sedere su un tronco; gli alberi che fino a quel momento lo avevano osservato silenziosamente, sembravano ora bisbigliare mossi dal vento. D’improvviso, una voce turbò l’equilibrio di quel momento.

Voce cavernosa:”ti stavo aspettando Desmod.”

Solo allora, sentendo chiamare il suo nome, si accorse voltandosi ,che qualche metro più in la, alle sue spalle, c’era un grande buco nero chiuso da una grata; le parole provenivano da li.

Voce cavernosa:”avvicinati, non temere…”

La paura svanì; D’un attimo i motivi che lo avevano portato in quel luogo, cessarono di esistere. Desmod si avvicinò;

L’ingresso di quella tetra dimora, era situato al centro di un pentacolo composto di pietre levigate, sulle quali erano incisi degli strani simboli; segni che aveva già visto sfogliando di nascosto i libri di suo padre… le parole finivano con la frase : qui è confinato Olataf, demone della menzogna e della distruzione, confinato cinquecento anni fa qui da Fix, al termine della grande battaglia.

Desmod:”chi sei? Come fai a conoscermi?

Voce cavernosa:”il mio nome è Olataf, ti stavo aspettando; so perché sei qui, riesco a leggere dentro di te; l’odio che pervade la tua anima, accomuna i nostri pensieri; aiutami, fa si che accomuni anche i nostri destini, ti aiuterò a porre fine alle tue sofferenze…guarda nei miei occhi… GUARDA NEI MIEI OCCHI…”

Desmod:”dimmi, come posso liberarti?”

Olataf:”cancella dalle pietre, le parole dell’incantesimo che mi tiene prigioniero; per farlo dovrai usare il sangue di un’anima incontaminata… un anima le cui lacrime siano pure come rugiada del mattino…va ora, tuo padre ti sta cercando…torna da me  tra tre giorni, ci sarà luna piena…”

 

OGGI notte

…le istruzioni del demone furono seguite alla lettera… l’imponente cancellata che chiudeva l’apertura della grotta, sembrò dissolversi scomparendo nel nulla; dal buio cominciò a materializzarsi una figura dalla testa di drago,  coperta da un’armatura rossa che pareva rotta in più punti, a testimonianza di quella che doveva essere stata davvero, come dicevano le parole, una grande battaglia.

Desmod rimase immobile per qualche istante, poi, trovò il coraggio per rivolgersi a quella creatura misteriosa di cui si era fidato, con un’innocenza rimasta offuscata fino ad allora, dal fatto di non comprendere l’origine dei suoi sentimenti;

Desmod:”mi aiuterai ora?”

Olataf:”ma certo… …la nostra vendetta… la mia vendetta…, comincia proprio ora, non lo senti il profumo della vittoria?

Con un movimento fulmineo, il demone sbranò il piccolo interlocutore. Contemporaneamente gli alberi si aprirono chinandosi, lasciando intravedere un’immensa luna pallida che faceva sfoggio della sua bellezza in cielo,  per  tornare poi a chiudersi ,dopo il passaggio di Olataf che scomparve in volo nella notte.

 

EPILOGO

Erano ormai tre ore da quando Fix aveva cominciato la ricerca di suo figlio Desmod, senza alcun esito positivo; d’improvviso, nell’intera vallata riecheggiò una risata malefica che lascio nuovamente posto al silenzio. Un brivido di terrore percorse la schiena di Fix che cadde sulle ginocchia; la luna ed il cielo si colorarono di rosso.

 

-Gordon-