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Biografia dell'autore
 

Nanny Ranz
 

 

 

 

LA ZANZARA


 

Alessia si gira nel suo letto continuamente. Per quanti sforzi faccia, non può fare  a meno di essere in ansia. Perché Pietro non è lì con lei?

Perché l'ha lasciata sola?

Non la consola il sapere che da un momento all'altro entrerà dalla porta e la loro vita insieme potrà cominciare.

-Farò in un attimo, non preoccuparti!

-Stai attento, ti prego!

-Devo solo prendere la mia roba! Non ci vorrà molto!

-Non puoi andare domani?

-E perché?

-Ho paura che tu possa incontrarla.

-Prima o poi accadrà, non posso evitarla.

-Voglio venire con te.

-Alessia...

-Non voglio che tu vada da solo! Non mi piace quella donna, non mi è mai piaciuta.

-Perché?

-I suoi occhi, il suo sguardo, non mi piacciono. Mi incutono paura.

-Per questo non voglio che tu venga.

-Pietro, io...

-Non ti preoccupare, me la caverò. Tu rimani qui e vedrai che quando torno sarà tutto meraviglioso.

Sospira.

I dubbi ci sono e non riesce a cacciarli.

È strano, ha la sensazione di non essere sola. Si sente osservata.

Zzz...

Alza la testa dal cuscino.

Tende l'orecchio.

Silenzio.

Sospira.

“Andiamo bene, adesso inizio a sentire ciò che non esiste! Devo calmarmi!”.

Poggia di nuovo la testa sul cuscino. Guarda la sveglia. È quasi mezzanotte.

“Meglio che provi a dormire un pò”.

Zzz...

Di nuovo. Tende l'orecchio.

Zzz...

Sì, questa volta non l'ha immaginato. Era davvero il ronzio di una zanzara. Ma com'è possibile? Una zanzara in pieno inverno?

Zzz...

Ormai non ci possono essere dubbi. Accende la luce. Scruta la stanza in cerca di quell'insetto schifoso.

Eccola!

È poggiata su un'anta dell'armadio. È gigantesca. Mai vista una zanzara così grossa. Vorrebbe provare a schiacciarla con una mano, ma ha paura di sporcare il mobile di sangue. Va in cucina e torna con l'insetticida.

Lo spruzza.

La zanzara cade al suolo.

La osserva attentamente.

È enorme, ma non è questo che la incuriosisce. Non riesce a spiegarlo, ma le ricorda Pietro, le trasmette la stessa sensazione di calore del suo amato. Si china. La sta quasi per prendere sulla mano.

 

Clara osserva attentamente la scena. Nello sguardo della  rivale vede lo stesso amore che prova lei. Una sensazione di tenerezza la pervade. Chiude gli occhi. Sospira.

-Perché?

-Te l'ho detto il motivo. Dobbiamo finirla qui.

-Io ti amo! Vuoi davvero che finisca così?

-Te l'ho già detto.

-Io ti amo!

-Ma io no!

-Tutti questi anni per te cosa significano? Cosa sono per te?

-Smettila, non renderti ridicola!

-Io cosa sono per te?

-Smettila!

-Io ti amo!

-Io no!

-Non mi hai mai amato?

-Sì, ti ho amato, ti ho voluto bene. Ma adesso è diverso. È finita. Lo vuoi capire? Finita. F-I-N-I-T-A!

No, è giusto! È giusto quello che sto facendo!

Riapre gli occhi. Osserva di nuovo la scena.

È giusto!

 

Pietro cerca di volgere lo sguardo.

-Come puoi essere così crudele?

-Clara...

-Io ho rinunciato a tutto per te!

-Clara...

-Alla mia famiglia, a me stessa. A tutto ciò che ero.

-Ascolta Clara, io...

-Stai andando da quella puttana, vero?

-Non chiamarla così!

-Io la chiamo come mi pare!

-Non azzardarti! Non chiamarla così?

-Te l'ha sbattuta in faccia e tu non hai capito più nulla vero?

-Attenta a quello che dici!

-È la verità!

-Ti avverto: stai lontana da lei! Stai lontana da noi!

-Osi minacciarmi dunque?

-Sei tu che mi costringi!

-Io ti costringo?! Tu mi hai umiliata così e io ti costringo?

-Ascolta Clara, io...

-No, ascolta tu! Non hai il diritto di umiliarmi in questo modo. Non hai il diritto di rovinarmi la vita!

-Io non ti sto rovinando la vita, ma non posso rimanere con te se no ti amo!

-Tu devi essere mio! Mio o di nessun’altra. Non ti lascerò mai a lei!

Incrocia gli occhi di Alessia. Vede il suo sguardo dolce.

Forse ha capito.

Questa debole speranza si fa largo in lui.

 

Alessia sta quasi per toccare la zanzara.

“Devo essere pazza”, pensa mentre un sorriso ironico si dipinge sul suo viso, “Chissà che direbbe Pietro”.

Non esitare. Uccidila.

Questa voce risuona nella sua testa. È strano. Per un attimo le è sembrata la voce di Clara.

“Quella donna mi ossessiona al punto che ora sento anche la sua voce”.

Comunque ha ragione. Quell'insetto schifoso non può rimanere vivo.

 

La mano si allontana.

-Sono io amore, sono io!

Pietro vorrebbe gridare, ma non può. La figura del suo amore è sostituita da quella della pantofola che diventa sempre più grande, si avvicina fino a oscurare tutto.

-No! No! No!, ma le urla risuonano solo nella sua testa.