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LEGGERE ATTENTAMENTE LE AVVERTENZE
L’avevano adocchiata in uno di quei vecchi negozi di
antiquariato in cui ci si imbatte nelle tante piccole viuzze
dell’incantevole città di Santo Domingo. E senza pensarci su
due volte, l’avevano comprata. Comprata si fa per dire.
Visto che i seicentocinquanta pesi domenicani spesi per
l’acquisto corrispondevano a circa quindici euro.
Praticamente si era trattato di un regalo vero e proprio o
comunque un’inezia, se paragonato a quanto finora avevano
sborsato per procurarsi un po’ di erba buona e qualche
caliente pollastrella con cui divertirsi.
E poi
era meglio levarsi da subito il pensiero dei regali da fare.
La lista era lunga, certo, ma non avrebbero mai potuto
dimenticare il regalo per Gabriella, la figlia dei vicini,
altrimenti se la sarebbero dovuta sorbire per tempo
immemorabile al ritorno, quella piccola peste.
“Portatemi un regalo!” – aveva sbraitato la mattina della
partenza, appena tre giorni prima – “Mi raccomando.
Altrimenti non vi vorrò più bene!”.
E
nell’esternare quelle cose, aveva fatto una tale tenerezza
che per poco a Matteo non era scappata una lacrima. Poi
l’avevano salutata, promettendole che l’avrebbero
accontentata.
Il
negozio era praticamente un vero e proprio buco, oblungo,
quasi totalmente buio nonostante qualche candela accesa. Era
decisamente il più fatiscente e misterioso fra quelli
visitati finora ma, allo stesso tempo, il più fornito di
tutti.
Disposti alla rinfusa, senza una possibile parvenza di
ordine, erano esposti i soliti souvenir isolani come
i
sigari, il rhum, le bamboline di legno, la varietà di erbe
mamajuana, i batik con rappresentazioni di scene di mercato,
tramonto, spiagge e palme oppure con figure di divinità
precolombiane stilizzate, collane e braccialetti in corallo,
ambra e larimar.
Erano
entrati in quel negozio incuriositi da quella strana bambola
dalle dimensioni e fattezze umane, perfettamente simile a
una bambina sui quattro, cinque anni. Così come le altre,
anch’essa presentava l’insolita caratteristica comune alle
bambole finora viste. Era completamente
senza volto, a
testimoniare l'impossibilità di definire lineamenti
caratteristici ai dominicani visti i numerosi mescolamenti
di razze, così come fu loro spiegato, in un inglese assai
incerto, dal vecchio venditore.
Laddove doveva campeggiare il volto umano di una bambina,
era invece presente un’informe massa, malamente levigata, di
un qualcosa che lontanamente somigliava a un viso deforme.
Fatta
questa eccezione, però, il manufatto era in grado di fare
cose che, almeno fino a quel momento, non avevano avuto mai
la possibilità di poter osservare nemmeno nella più moderna
europa continentale.
Infatti, chissà in base a quali strani dispositivi e
ingranaggi, la bambola sembrava poter eseguire
meccanicamente tutti gli ordini che le venivano impartiti
dal venditore.
E così
erano rimasti letteralmente senza parole quando le era stato
chiesto di mettersi a sedere, alzare le braccia o
semplicemente girare la testa.
Era
qualcosa di assolutamente stupefacente, si trovarono a
convenire i due giovani. Una cosa che avrebbe, senza ombra
di dubbio, stupito non solo la piccola peste ma anche
l’intero vicinato.
Al
tatto la bambola si rivelò decisamente fredda e anche un po’
repellente, a dire il vero, sensazione questa che ebbero
entrambi i ragazzi: Ma si trattava semplicemente
dell’essenza del particolare legno impiegato per la sua
realizzazione, ci tenne a precisare vagamente il vecchio,
desideroso di concludere al più presto l’affare.
Fu
così che i due, senza pensarci su più di tanto, decisero di
acquistarla non prestando particolare attenzioni alle
raccomandazioni sciorinate da quella sorta di mummia vivente
mentre inscatolava la bambola nella sua apposita confezione.
Come
avevano promesso alla partenza e, soprattutto pronosticato
al momento dell’acquisto, il regalo si rivelò sorprendente
oltre ogni dire.
Nello
stesso momento in cui Gabriella scartocciò il pacco regalo,
rimase un po’ perplessa dinanzi a quella bambola senza
volto. A dire il vero, la allontanò con una sorta di
malcelata repulsione, quasi come se avesse toccato la pelle
gelida di un cadavere.
Lo
stesso Matteo evitò di incrociare lo sguardo del signor
Raffaele, il genitore della bambina, presagendo un
giustificato rimprovero da parte di questi.
Ma
bastarono pochi istanti per far tornare il sorriso sulle
labbra di padre e figlia, trasformando l’iniziale, legittima
perplessità in uno stupore senza fine.
Appena
qualche minuto dopo, l’esile vocina di Gabriella erompeva in
un reboante “Grazie tantissimissimo”, prima di involare ai
due giovani un dolce bacio sulla guancia.
La
trovò con il volto completamente scarnificato, il mattino
successivo. Un’immagine così cruda e surreale che la giovane
donna non avrebbe certamente dimenticato per il resto dei
suoi giorni.
Un
lento stillicidio, cadenzato, tesseva in silenzio la tela
del tempo dipingendo, ai piedi del lettino della piccola
Gabriella, un lago di sangue color cremisi. Laddove poche
ore prima campeggiava il volto di una gaudente bambina di
quattro anni, ora non c’era altro che un piccolo cranio
ricoperto da brandelli di pelle, grumi di sangue e profondi
solchi che, dalla mandibola, risalivano fino all’attaccatura
dei capelli.
Le
urla della donna riecheggiarono nell’oscurità della camera
come uno tsunami inimmaginabile. Ma furono un fioco lamento
paragonate a quelle che la stessa fu in grado di emettere
appena qualche istante dopo.
Alzando lo sguardo dal lettino, infatti, notò la bambola
seduta di lato sulla sedia che, con una lentezza quasi
onirica, simile a una scena proiettata al rallentatore,
cominciava a girare indicibilmente la testa, rivelando un
abominio senza nome.
Il
volto informe di Gabriella, perfettamente aderente alla
superficie scabra del viso del manufatto, madido di sangue e
frammenti di cute, sussurrò due semplici parole in una
gorgogliante e quasi irriconoscibile voce atona.
Furono
sufficienti quelle semplici parole per farla sprofondare nei
più profondi abissi della follia.
“Buongiorno
mamma”.
La
confezione della bambola giaceva nel bidone della
spazzatura, a qualche metro di distanza dal corpo esanime
della piccola Gabriella. I genitori se ne erano disfatti
immediatamente dopo l’apertura del regalo perché troppo
ingombrante. E non avevano prestato alcuna attenzione alle
istruzioni per l’uso riportate all’interno dell’involucro di
cartone, né alla provenienza del manufatto, nonostante la
scritta “leggere attentamente le avvertenze” campeggiasse, a
caratteri cubitali, su più parti della confezione.
Poupe
Zonbi

Made in Haiti
Tenere CATEGORICAMENTE
lontano dalla portata dei bambini dai 4 ai 6 anni
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