[Home]|[Racconti]|[Disegni]|[Forum]|[Interviste]|[Fumetti]|[Concorso]|[Recensioni]  
  [Vampiri]|[Segnalazioni]|[e-Book]|[Chi siamo]|[Cortometraggi]|[Link]  

 
Biografia dell'autore
 

Carmine Cantile
 

 

 

 

LEGGERE ATTENTAMENTE LE AVVERTENZE

 

L’avevano adocchiata in uno di quei vecchi negozi di antiquariato in cui ci si imbatte nelle tante piccole viuzze dell’incantevole città di Santo Domingo. E senza pensarci su due volte, l’avevano comprata. Comprata si fa per dire. Visto che i seicentocinquanta pesi domenicani spesi per l’acquisto corrispondevano a circa quindici euro. Praticamente si era trattato di un regalo vero e proprio o comunque un’inezia, se paragonato a quanto finora avevano sborsato per procurarsi un po’ di erba buona e qualche caliente pollastrella con cui divertirsi.

E poi era meglio levarsi da subito il pensiero dei regali da fare. La lista era lunga, certo, ma non avrebbero mai potuto dimenticare il regalo per Gabriella, la figlia dei vicini, altrimenti se la sarebbero dovuta sorbire per tempo immemorabile al ritorno, quella piccola peste.

“Portatemi un regalo!” – aveva sbraitato la mattina della partenza, appena tre giorni prima – “Mi raccomando. Altrimenti non vi vorrò più bene!”.

E nell’esternare quelle cose, aveva fatto una tale tenerezza che per poco a Matteo non era scappata una lacrima. Poi l’avevano salutata, promettendole che l’avrebbero accontentata.

Il negozio era praticamente un vero e proprio buco, oblungo, quasi totalmente buio nonostante qualche candela accesa. Era decisamente il più fatiscente e misterioso fra quelli visitati finora ma, allo stesso tempo, il più fornito di tutti.

Disposti alla rinfusa, senza una possibile parvenza di ordine, erano esposti i soliti souvenir isolani come i sigari, il rhum, le bamboline di legno, la varietà di erbe mamajuana, i batik con rappresentazioni di scene di mercato, tramonto, spiagge e palme oppure con figure di divinità precolombiane stilizzate, collane e braccialetti in corallo, ambra e larimar.

Erano entrati in quel negozio incuriositi da quella strana bambola dalle dimensioni e fattezze umane, perfettamente simile a una bambina sui quattro, cinque anni. Così come le altre, anch’essa presentava l’insolita caratteristica comune alle bambole finora viste. Era completamente senza volto, a testimoniare l'impossibilità di definire lineamenti caratteristici ai dominicani visti i numerosi mescolamenti di razze, così come fu loro spiegato, in un inglese assai incerto, dal vecchio venditore.

Laddove doveva campeggiare il volto umano di una bambina, era invece presente un’informe massa, malamente levigata, di un qualcosa che lontanamente somigliava a un viso deforme.

Fatta questa eccezione, però, il manufatto era in grado di fare cose che, almeno fino a quel momento, non avevano avuto mai la possibilità di poter osservare nemmeno nella più moderna europa continentale.

Infatti, chissà in base a quali strani dispositivi e ingranaggi, la bambola sembrava poter eseguire meccanicamente tutti gli ordini che le venivano impartiti dal venditore.

E così erano rimasti letteralmente senza parole quando le era stato chiesto di mettersi a sedere, alzare le braccia o semplicemente girare la testa.

Era qualcosa di assolutamente stupefacente, si trovarono a convenire i due giovani. Una cosa che avrebbe, senza ombra di dubbio, stupito non solo la piccola peste ma anche l’intero vicinato.

Al tatto la bambola si rivelò decisamente fredda e anche un po’ repellente, a dire il vero, sensazione questa che ebbero entrambi i ragazzi: Ma si trattava semplicemente dell’essenza del particolare legno impiegato per la sua realizzazione, ci tenne a precisare vagamente il vecchio, desideroso di concludere al più presto l’affare.

Fu così che i due, senza pensarci su più di tanto, decisero di acquistarla non prestando particolare attenzioni alle raccomandazioni sciorinate da quella sorta di mummia vivente mentre inscatolava la bambola nella sua apposita confezione.

 

Come avevano promesso alla partenza e, soprattutto pronosticato al momento dell’acquisto, il regalo si rivelò sorprendente oltre ogni dire.

Nello stesso momento in cui Gabriella scartocciò il pacco regalo, rimase un po’ perplessa dinanzi a quella bambola senza volto. A dire il vero, la allontanò con una sorta di malcelata repulsione, quasi come se avesse toccato la pelle gelida di un cadavere.

Lo stesso Matteo evitò di incrociare lo sguardo del signor Raffaele, il genitore della bambina, presagendo un giustificato rimprovero da parte di questi.

Ma bastarono pochi istanti per far tornare il sorriso sulle labbra di padre e figlia, trasformando l’iniziale, legittima perplessità in uno stupore senza fine.

Appena qualche minuto dopo, l’esile vocina di Gabriella erompeva in un reboante “Grazie tantissimissimo”, prima di involare ai due giovani un dolce bacio sulla guancia.

 

La trovò con il volto completamente scarnificato, il mattino successivo. Un’immagine così cruda e surreale che la giovane donna non avrebbe certamente dimenticato per il resto dei suoi giorni.

Un lento stillicidio, cadenzato, tesseva in silenzio la tela del tempo dipingendo, ai piedi del lettino della piccola Gabriella, un lago di sangue color cremisi. Laddove poche ore prima campeggiava il volto di una gaudente bambina di quattro anni, ora non c’era altro che un piccolo cranio ricoperto da brandelli di pelle,  grumi di sangue e profondi solchi che, dalla mandibola, risalivano fino all’attaccatura dei capelli.

Le urla della donna riecheggiarono nell’oscurità della camera come uno tsunami inimmaginabile. Ma furono un fioco lamento paragonate a quelle che la stessa fu in grado di emettere appena qualche istante dopo.

Alzando lo sguardo dal lettino, infatti, notò la bambola seduta di lato sulla sedia che, con una lentezza quasi onirica, simile a una scena proiettata al rallentatore, cominciava a girare indicibilmente la testa, rivelando un abominio senza nome.

Il volto informe di Gabriella, perfettamente aderente alla superficie scabra del viso del manufatto, madido di sangue e frammenti di cute, sussurrò due semplici parole in una gorgogliante e quasi irriconoscibile voce atona.  

Furono sufficienti quelle semplici parole per farla sprofondare nei più profondi abissi della follia.

Buongiorno mamma”.

 

 

La confezione della bambola giaceva nel bidone della spazzatura, a qualche metro di distanza dal corpo esanime della piccola Gabriella. I genitori se ne erano disfatti immediatamente dopo l’apertura del regalo perché troppo ingombrante. E non avevano prestato alcuna attenzione alle istruzioni per l’uso riportate all’interno dell’involucro di cartone, né alla provenienza del manufatto, nonostante la scritta “leggere attentamente le avvertenze” campeggiasse, a caratteri cubitali, su più parti della confezione.

 

Poupe Zonbi

 

 

 

Made in Haiti

Tenere CATEGORICAMENTE lontano dalla portata dei bambini dai 4 ai 6 anni