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Biografia dell'autore
 

Aanna Maria Gaglioli

 

 

 

MARTA

 

Marta si svegliò in preda al panico, le pareti della stanza da letto che lei stessa aveva pitturato di bianco le davano un senso di nausea. Si alzò e a fatica raggiunse il bagno. Il termometro poco dopo rivelò che aveva la febbre alta. Prese un paio di antinfluenzali e si addormentò.

Luca quella notte aveva sognato la sorella di Roberto, il suo migliore amico, che si masturbava in una stanza bianca davanti ad una finestra aperta affacciata su un cimitero nel quale spiccava tra tutte una bara rossa aperta dalla quale fuoriusciva il braccio insanguinato di un uomo. Un telefono bianco anni trenta iniziò a squillare e il sogno svanì…

Tutuuuuu…. Tuuuuuu….

<Marta! Ma dove sei finita? Accidenti rispondi!....>

Per la donna il trillo consequenziale della suoneria era una verta tortura, il dormiveglia nel quale si trovava amplificava i suoni. Lo vide entrare dalla porta-finestra, bello e dannato, era l’uomo che lei segretamente aveva sempre amato… suo fratello Roberto… si sentì sollevare dal letto e poco dopo erano in macchina.

La corsa fu breve.

<Pronto Marta finalmente! Sono Luca, ti devo raccontare di un sogno che ho fatto…>

<Luca sono Roberto… Marta non si è sentita bene, è qui a casa da me…>

Luca riagganciò e confrontò i numeri, lui aveva chiamato a casa di Marta. Prese la macchina, sapeva già che al citofono lei non avrebbe risposto, per fortuna aveva una doppia chiave e sarebbe potuto entrare in casa senza problemi.

Le luci della tangenziale lo accompagnarono per un tratto poi fu il buio…

“…l’ambiente è malsano, il caldo è soffocante.

L’umidità rende l’aria irrespirabile.

La voce di Roberto incoraggia Marta ad andare avanti…

<Li hai lasciati dietro le spalle i tuoi vampiri cara sorellina,

è l’alba e tutti i nostri antenati e anche gli amici, sono nelle bare…>

Marta è bloccata a metà del percorso da un caldo infernale.

Non le sarà possibile resistere ancora per molto!

Si infila a carponi in uno stretto cunicolo.

Per superarlo si appiattisce come un ratto.

Uno sgualcito battito d’ali la fa sussultare…

è un pipistrello che le rimane impigliato tra i capelli.

Laggiù alla fine del cunicolo c’è suo fratello…

Quando lo raggiunge lui le parla con voce gentile...

<Hai avuto la febbre molto alta, ora devi riposare…>

Marta chiude gli occhi, il sogno prosegue.

Il pipistrello vola via dalla sua testa per andare a suggere il sangue

che sgorga dalla tempia di un uomo che non conosce.

Nel cimitero la bara rossa ne ha accanto a sé una nera… dentro c’è Luca…

<Pronto Marta sono Luca, ho avuto un incidente…>

La voce della segreteria telefonica della donna ripete sempre le stesse parole… <…ciao sono Marta non sono in casa lasciate un messaggio…

ciao sono Marta non sono in casa lasciate un messaggio…

ciao sono Marta non sono in casa lasciate un messaggio…>…”

Quando staccò le labbra dal bacio, notò che alle dita della protagonista del film che stava guardando erano cresciute lunghe unghie laccate di rosso. Luca fece per spengere la tv ma il gesto rimase a mezz’aria, un pipistrello si era attaccato alla finestra della stanza. La bestia spaventata continuava a sbattere il corpo contro il vetro. Lunghi capelli di donna si materializzarono nella stanza. L’uomo rimase per qualche istante ad osservarli mentre si avvolgevano intorno al suo collo come una morbida e calda sciarpa di seta…

Tutto svanì in poco tempo, la tv accesa coprì i rantoli.

L’indomani guardandosi nello specchio del bagno, notò una striscia bluastra sulla giugulare, ci passò due dita. Nello stesso istante una donna veniva uccisa nel corridoio del reparto.

L’auto di Roberto sbandò alla prima curva. L’uomo riuscì a recuperare l’assetto del veicolo. Imprecò ad alta voce. Il sangue del pipistrello che si era andato a schiantare sul vetro davanti, gli ricordò Marta. L’aveva cercata per due giorni, lasciato messaggi ovunque, lei non lo aveva ancora richiamato, chissà dov’era. Il loro ultimo incontro aveva scosso entrambi. L’amplesso era stato violento, troppo violento.

Marta si sentiva felice. L’abito da sera che aveva indossato per Roberto le carezzava i seni piccoli e sodi lasciando poco spazio all’immaginazione, sotto non portava nulla. L’autista le aprì lo sportello. Il cancello della villa di famiglia era aperto così il portone d’entrata, segno evidente che lui la stava aspettando. I volti delle generazioni precedenti li avrebbero visti ancora una volta mentre si accoppiavano. Il soffitto della stanza da letto brulicava di occhi. Marta sciolse i lunghi capelli rossi e si sdraiò sul sofà. I pipistrelli infastiditi dalla sua presenza presero a girarle intorno. Chiuse gli occhi. Quando li riaprì, le pareti della stanza da letto che lei stessa aveva pitturato di bianco le diedero un senso di nausea. Si alzò e a fatica raggiunse il bagno. Il termometro poco dopo rivelò che aveva la febbre alta. Prese un paio di antinfluenzali e si addormentò…