PAVAMIR
Cala la notte, il mio
sangue riprende vita, i miei occhi si fanno strada nell'oscurità che il mio
signore mi ha donato. E’ passato tanto tempo da quel magico momento, ma ancora
avverto quando arriva la notte.
Percepisco quando i fluidi
vitali si rimescolano, quando gli occhi vengono investiti di nuova luce, quando
il mio corpo lentamente comincia a risvegliarsi.
Sono ancora sdraiata nella
mia stanza: sento l’acqua che tamburella nel lavandino, lo scricchiolio degli
infissi e poi il vociare della gente in strada. Vedo la luce del cinema di sotto
che filtra attraverso le fessure. Da oltre un secolo è così…da quando gli uomini
hanno inventato la luce elettrica, prima di allora solo fiaccole e lampade ad
olio. Un’epoca oscura certo, ma non per questo meno affascinante. Vivere prima
della rivoluzione industriale era più difficile per noi ‘fratelli’. Allora
imperava la superstizione e le nostre azioni lasciavano segni fin troppo
evidenti. L’inquisizione e le persecuzioni erano continue, il popolo aveva
voglia di chiarezza ed i governanti ci davano la caccia per distogliere
l’attenzione dai loro misfatti. La gente dimenticava di avere fame quando si
parlava e si aveva a che fare con diavoli e vampiri!
Oggi però le cose sono
cambiate: la superstizione è roba da stupidi, la civiltà occidentale è rivolta
verso la tecnologia e non vede altro. La chiarezza è stata fatta dalle
fabbriche, dai telefoni cellulari, dalle Tv via satellite e da internet….
Umani…
Oggi per noi è tutto più
semplice.
E’ quasi ora.
Tra poco sentirò il
richiamo.
Sento la voce del mio
Signore: conosce sempre i miei movimenti, sa sempre dove mi trovo.
Ricordo quando accadde.
Ricordo come fu.
Giorgio per me era solo un
contadino vigoroso. Quando andai con lui credevo che stesse per iniziare un
grande amore…
Ma le cose andarono
diversamente…
Sono passati oltre
duecento anni…
E ci conosciamo ancora….
E ci frequentiamo ancora…
Forse era il grande amore
che cercavo…
E così allora senza
rendermi conto di quello che stava accadendo accadde tutto.
Fu bellissimo!
Le sue labbra si
avvicinarono al mio collo.
Il suo alito sulla mia
pelle.
Il suo incantesimo su di
me.
Gli occhi ipnotici e
irresistibili.
Poi la sua bocca…
La sua bocca…
Avida.
Avida e affamata…
Dentro…
Dentro di me!
I suoi denti scavarono una
trincea…
Mi penetrarono la pelle…
Mi succhiarono l’anima…
La trascinarono via…
Il mio sangue scoppiò in
una tempesta furiosa!
Ribolliva desideroso di
uscire…
Desideroso di lasciare il
mio corpo…
Di raggiungere quella
bocca avida.
Un orgasmo così intenso da
far soffrire.
Mi stavo svuotando.
Le energie mi
abbandonarono.
Mi si chiusero gli occhi.
Debole.
Non vedevo più niente.
Ero debole.
Svuotata.
Le energie furono
sostituite dal piacere.
Un piacere tanto intenso
quanto mortale.
Stavo per morire, ora lo
so.
Poi però, il mio Signore
decise di regalarmi la vita eterna.
Pian piano i miei occhi si
riaprirono.
E alle miei iridi apparve
un nuovo mondo.
Un mondo in cui tutto era
nuovo.
Le differenze le notai
subito.
Inizialmente le orecchie
percepivano tanti di quei suoni che la testa sembrava scoppiarmi. Ma con il
passare dei giorni il mio cervello, cominciò a filtrarli. Poi la vista: vedevo
la pelle degli uomini irrorata dal sangue. Sono così affascinanti i visi degli
umani, così colorati, così attraenti…
Il mio senso dell’olfatto
si moltiplicò, ma la cosa che mi stupì fu quell’odore dolciastro e gradevole che
pervadeva l’aria. Impiegai un paio di giorni a comprendere che era l’odore del
sangue che scorreva nelle vene…
Tutto questo lo dovevo a
Giorgio, il mio mentore.
Roma è il mio posto, è il
posto di tutti noi. Gli eterni nella loro città. I romani sono la nostra riserva
di cibo. Basta non esagerare. Già non esagerare, ecco quale era il problema.
Ecco perché il mio mentore
mi aveva chiamato.
E così, senza quasi
rendermi conto di ciò che mi aveva chiesto, mi ritrovai all'inseguimento di un
mostro. Il mio sire non tollera che i mortali vengano trattati come vacche, egli
li adora…., in un certo senso.
Non mi fu difficile
seguire le sue tracce, batteva tutte le discoteche alla moda in cerca delle
prede più succulente. Il sangue dei ricchi è diverso. E’ più dolce, soave,
delicato… sangue di persone che non hanno dovuto faticare.
Ma non credo che voi
possiate comprendere la differenza…
E’ un po’ come mangiare
caviale o bistecca…
Credo almeno…
Non ricordo più…
Cercai il reietto ma
invano. Era furbo e veloce. Poi albeggiò e dovetti rinviare il mio compito alla
notte seguente. Mi saziai con un metronotte: fu un attimo.
Il suo corpo si spense tra
le mie braccia dopo spasmi e orgasmi che, neanche la più navigata delle troie
avrebbe saputo dargli, quell’uomo era morto sorridendo con una maschera di
piacere stampata sul volto.
La sua vita era scivolata
dentro di me.
Rientrai a casa proprio
mentre il laghetto dell’EUR si cominciava a tingere della luce rosata dell’alba.
Ora ho sonno.
Devo andare.
Devo.
Il sole è sorto.
Ma tramonterà ancora…
Le serrande dei negozi che
si abbassano rumorosamente, il traffico che svanisce, ecco i segnali che le
tenebre sono scese. Percorsi le strade semideserte di Roma. Avvertii urla
strazianti. Un brivido mi percorse le membra, il sangue mi ribollì in corpo e
balzai alle spalle di quell'animale. Quando vidi i suoi occhi rimasi stupita:
non c'era odio, rabbia o terrore, ma solo uno sguardo spento e stanco. Poi si
riabbassò sulla preda agonizzante. Affondai un colpo secco. Penetrai e strinsi
nella mano il suo scrigno di vita. Fremetti, non riuscivo a controllarmi, mi
sentivo rinvigorire, percepivo il sangue che si fondeva col mio rendendomi più
potente…
Un tonfo assordante mi
riportò alla realtà. In mano un pugno di cenere, ma sufficiente per farmi
ricordare cos'era accaduto. Ero coperta di sangue, cercai invano di lavarmelo
via con l'acqua di una pozzanghera, rimasi un attimo, a pensare a me stessa, a
chi ero veramente o meglio a quello che ero diventata adesso: mi chiamo Pavamir
e sono schiava della mia dannazione…