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Biografia dell'autore
 

Claudio Foti

 

 

 

PAVAMIR

 

Cala la notte, il mio sangue riprende vita, i miei occhi si fanno strada nell'oscurità che il mio signore mi ha donato. E’ passato tanto tempo da quel magico momento, ma ancora avverto quando arriva la notte.

Percepisco quando i fluidi vitali si rimescolano, quando gli occhi vengono investiti di nuova luce, quando il mio corpo lentamente comincia a risvegliarsi.

Sono ancora sdraiata nella mia stanza: sento l’acqua che tamburella nel lavandino, lo scricchiolio degli infissi e poi il vociare della gente in strada. Vedo la luce del cinema di sotto che filtra attraverso le fessure. Da oltre un secolo è così…da quando gli uomini hanno inventato la luce elettrica, prima di allora solo fiaccole e lampade ad olio. Un’epoca oscura certo, ma non per questo meno affascinante. Vivere prima della rivoluzione industriale era più difficile per noi ‘fratelli’. Allora imperava la superstizione e le nostre azioni lasciavano segni fin troppo evidenti. L’inquisizione e le persecuzioni erano continue, il popolo aveva voglia di chiarezza ed i governanti ci davano la caccia per distogliere l’attenzione dai loro misfatti. La gente dimenticava di avere fame quando si parlava e si aveva a che fare con diavoli e vampiri! 

Oggi però le cose sono cambiate: la superstizione è roba da stupidi, la civiltà occidentale è rivolta verso la tecnologia e non vede altro. La chiarezza è stata fatta dalle fabbriche, dai telefoni cellulari, dalle Tv via satellite e da internet….

Umani…

Oggi per noi è tutto più semplice.

E’ quasi ora.

Tra poco sentirò il richiamo.

Sento la voce del mio Signore: conosce sempre i miei movimenti, sa sempre dove mi trovo.

Ricordo quando accadde. Ricordo come fu.

Giorgio per me era solo un contadino vigoroso. Quando andai con lui credevo che stesse per iniziare un grande amore…

Ma le cose andarono diversamente…

Sono passati oltre duecento anni…

E ci conosciamo ancora….

E ci frequentiamo ancora…

Forse era il grande amore che cercavo…

E così allora senza rendermi conto di quello che stava accadendo accadde tutto.

Fu bellissimo!

Le sue labbra si avvicinarono al mio collo.

Il suo alito sulla mia pelle.

Il suo incantesimo su di me.

Gli occhi ipnotici e irresistibili.

Poi la sua bocca…

La sua bocca…

Avida.

Avida e affamata…

Dentro…

Dentro di me!

I suoi denti scavarono una trincea…

Mi penetrarono la pelle…

Mi succhiarono l’anima…

La trascinarono via…

Il mio sangue scoppiò in una tempesta furiosa!

Ribolliva desideroso di uscire…

Desideroso di lasciare il mio corpo…

Di raggiungere quella bocca avida.

Un orgasmo così intenso da far soffrire.

Mi stavo svuotando.

Le energie mi abbandonarono.

Mi si chiusero gli occhi.

Debole.

Non vedevo più niente.

Ero debole.

Svuotata.

Le energie furono sostituite dal piacere.

Un piacere tanto intenso quanto mortale.

Stavo per morire, ora lo so.

Poi però, il mio Signore decise di regalarmi la vita eterna.

Pian piano i miei occhi si riaprirono.

E alle miei iridi apparve un nuovo mondo.

Un mondo in cui tutto era nuovo.

Le differenze le notai subito.

Inizialmente le orecchie percepivano tanti di quei suoni che la testa sembrava scoppiarmi. Ma con il passare dei giorni il mio cervello, cominciò a filtrarli. Poi la vista: vedevo la pelle degli uomini irrorata dal sangue. Sono così affascinanti i visi degli umani, così colorati, così attraenti…

Il mio senso dell’olfatto si moltiplicò, ma la cosa che mi stupì fu quell’odore dolciastro e gradevole che pervadeva l’aria. Impiegai un paio di giorni a comprendere che era l’odore del sangue che scorreva nelle vene…

Tutto questo lo dovevo a Giorgio, il mio mentore.

Roma è il mio posto, è il posto di tutti noi. Gli eterni nella loro città. I romani sono la nostra riserva di cibo. Basta non esagerare. Già non esagerare, ecco quale era il problema.

Ecco perché il mio mentore mi aveva chiamato.

E così, senza quasi rendermi conto di ciò che mi aveva chiesto, mi ritrovai all'inseguimento di un mostro. Il mio sire non tollera che i mortali vengano trattati come vacche, egli li adora…., in un certo senso.

Non mi fu difficile seguire le sue tracce, batteva tutte le discoteche alla moda in cerca delle prede più succulente. Il sangue dei ricchi è diverso. E’ più dolce, soave, delicato… sangue di persone che non hanno dovuto faticare.

Ma non credo che voi possiate comprendere la differenza…

E’ un po’ come mangiare caviale o bistecca…

Credo almeno…

Non ricordo più…

Cercai il reietto ma invano. Era furbo e veloce. Poi albeggiò e dovetti rinviare il mio compito alla notte seguente. Mi saziai con un metronotte: fu un attimo.

Il suo corpo si spense tra le mie braccia dopo spasmi e orgasmi che, neanche la più navigata delle troie avrebbe saputo dargli, quell’uomo era morto sorridendo con una maschera di piacere stampata sul volto.

La sua vita era scivolata dentro di me.

Rientrai a casa proprio mentre il laghetto dell’EUR si cominciava a tingere della luce rosata dell’alba.

Ora ho sonno.

Devo andare.

Devo.

Il sole è sorto.

Ma tramonterà ancora…

Le serrande dei negozi che si abbassano rumorosamente, il traffico che svanisce, ecco i segnali che le tenebre sono scese. Percorsi le strade semideserte di Roma. Avvertii urla strazianti. Un brivido mi percorse le membra, il sangue mi ribollì in corpo e balzai alle spalle di quell'animale. Quando vidi i suoi occhi rimasi stupita: non c'era odio, rabbia o terrore, ma solo uno sguardo spento e stanco. Poi si riabbassò sulla preda agonizzante. Affondai un colpo secco. Penetrai e strinsi nella mano il suo scrigno di vita. Fremetti, non riuscivo a controllarmi, mi sentivo rinvigorire, percepivo il sangue che si fondeva col mio rendendomi più potente…

Un tonfo assordante mi riportò alla realtà. In mano un pugno di cenere, ma sufficiente per farmi ricordare cos'era accaduto. Ero coperta di sangue, cercai invano di lavarmelo via con l'acqua di una pozzanghera, rimasi un attimo, a pensare a me stessa, a chi ero veramente o meglio a quello che ero diventata adesso: mi chiamo Pavamir e sono schiava della mia dannazione…