PER SEMPRE
Guardo l'orizzonte. Il
sole è
poco sopra le montagne, sta scendendo rapidamente. Le ombre si allungano sul
cimitero. Apro la porta della cripta e accendo la lampada ad olio, poi prendo i
miei attrezzi. Scendo le scale buie, immerso in un odore di chiuso e terra. Per
un istante ricordo l'odore del prato fiorito, quando io e Bea correvamo sui
prati tenendoci per mano, ridendo. Eravamo felici e innamorati, follemente.
Quando guardavo i suoi bellissimi occhi azzurri il mio cuore sospirava. Certe
volte ridevamo senza motivo e in quei prati, baciati dall'erba, spesso
amoreggiavamo.
L'ultima volta lei mi
aveva detto: «Voglio rimanere con te... per sempre».
Io l'avevo baciata e poi
avevamo fatto l'amore.
Ora questi ricordi di sole
e felicità sono coperti dal buio della cripta e dal suono dei miei passi sugli
scalini scivolosi. Un odore di decomposizione arriva dal basso. Arrivato nella
cripta giro la rotella della lampada e la luce si intensifica, assieme al tanfo
di morte. Da una finestrella si vede che la luce del giorno si è abbassata, e di
molto. In mezzo alla stanza, su un tavolo di marmo, sta la bara di pietra di
Bea. La sua vita si è spenta un mese fa, dopo essersi persa col cavallo nel
bosco. Bea.
Era sorella di Danita, una
delle ragazze più antipatiche del villaggio. Spesso quest'ultima mi prendeva in
giro per la mia bruttezza. A Bea questo difetto non le era importato quando mi
aveva chiesto un giorno di accompagnarla oltre il bosco. Aveva paura dei
briganti, di giorno i vampiri non vagano tra gli alberi. Ci eravamo conosciuti e
da lì era sbocciato il fiore dell'amore, calpestato crudelmente dal destino.
Ora illumino la pesante
copertura della bara, spostata. Ciò facilità il lavoro che devo fare col mio
leverino. Appoggio la sacca con gli altri strumenti e la lampada lo inserisco
tra coperchio e bara. Non penso che sia venuto un trafugatore di tombe, ho paura
che il mio sospetto sia fondato. Tiro il leverino e sposto il coperchio. Un
rumore gracchiante, fastidioso, echeggia nella cripta. La copertura cade
producendo un forte boato e alzando della polvere. Guardo verso le scale.
Qualcuno avrà sentito? Ho lasciato la porta aperta. Eventualmente ci penserà il
reverendo Voicu a distrarre l'occasionale visitatore del cimitero. Il tanfo di
decomposizione aumenta. Guardo il corpo della mia amata. Mentre prendo la
lampada noto che la finestrella proietta una luce dorata. Sta tramontando, devo
sbrigarmi. Illumino Bea. La sua pelle è bianca come il latte ma, come il resto
del corpo, è integra. Capitano casi simili di lenta decomposizione, lo so io che
sono un dottore, ma penso che la causa sia dovuta a qualcos'altro. Guardo il suo
corpo aggraziato, che accarezzavo e palpavo; i suoi grandi e magnifici occhi
aperti, cui dietro non scorgo più la felicità che la caratterizzava; il suo
collo che baciavo, nel quale si vedono nettamente... Avvicino la lampada. Sì, ci
sono due piccoli fori, segno che la sua anima non è in paradiso ma è stata
rubata dal diavolo. Continuo l'esplorazione del suo corpo, dimenticando che il
tempo scorre. Ora mi fermo sulle sue labbra, dal gusto della pesca, nel cui
angolo spiccano delle gocce di sangue rappreso. I suoi capelli, neri come la
notte, con i quali giocavo, i suoi... denti, che ora si vedono tra le labbra
dischiuse. I canini scendono fin sotto il labbro inferiore. Prendo velocemente
il mio punteruolo di faggio e glielo appoggio sul suo cuore, infranto come il
mio, poi alzo la mano destra, brandendo un mazzuolo. C'è un'alternativa a quello
che sto per fare? Distruggendo il suo corpo non cancellerò l'immagine che avevo
di lei? Potrei scappare, e se lei mi lascia stare quando si alzerà da questo
letto eterno, potrei uccidermi lanciandomi dal ponte sulla gola. Solo così la
mia pena finirebbe realmente.
Abbasso il martello.
Dalla cripta esce un urlo
tanto straziante che un lupo che girava tra le tombe scappa terrorizzato.
Voicu mi vede arrivare con
il paletto in una mano e il mazzuolo nell'altra.
«L'hai fatto... Ora la sua
anima non è persa. Ricorda che ha ucciso già sua madre e Danita», dice.
«Ma è perduta la mia».
«Uccidere un angelo del
diavolo non ti sporca l'anima»
«Ma mordere un prete, sì»,
dico.
«Cosa stai dicend...»
Sorrido, mostrando i miei
lunghi canini. Solo ora il reverendo, bianco in volto e con gli occhi
strabuzzati, nota che il paletto che ho in mano non è sporco di sangue. Rido.
La mia voce echeggia nella
foresta, come un demone infuriato.
«Era l'unico modo per
stare con lei per sempre», dico.
Voicu è ancora paralizzato
dalla paura. Mette una mano nella tasca per prendere una croce ma una mano forte
gli blocca il braccio. E' quella di Bea, che è accanto a lui.
Nella cripta ho lasciato
cadere dalla mano il mazzuolo all'ultimo istante, colpendo il corpo ed evitando
il mazzuolo. Bea si è alzata a sedere e io mi sono lasciato mordere sul collo.
La sensazione all'inizio è stata di un fortissimo dolore, tanto che mi ha
portato ad urlare. Ma pochi secondi dopo questo è scomparso sostituito da una
sensazione di benessere, rilassamento e eccitazione tale da bagnarmi i
pantaloni. Ora sono come lei.
Il nostro amore ora, è
eterno.