SANGUE & MERDA
Parcheggia l’autovettura
nel box della sua casa bianca.
Apre la zanzariera e si
siede sul dondolo arrugginito e cigolante, fissando il nulla, navigando in un
vorticoso soprappensiero.
Dopo dieci minuti si alza,
entra in casa.
Dentro è tutto buio ma
Laura conosce a memoria ogni spazio, prende subito le scale nell’ingresso che
conducono alle camere da letto. Sale decisa, ogni passo sembra essere un secco
colpo mentronomico. Percorre lentamente il corridoio. Improvvisamente una
sensazione si riverbera nella sua mente uccidendo il soprappensiero in cui si
trovava. Prosegue fino all’ultima stanza in fondo. La porta è chiusa, ruota la
maniglia lentamente, poi spinge appena per aprirla.
I neon della drogheria di
fronte, di Joe, penetrano ad intermittenza dalla finestra a ghigliottina
illuminando di rosso e blue la stanza.
Seduto di spalle alla
porta c’è lo zio Hank.
Gli si avvicina piano
senza far rumore per paura di svegliarlo, gli si mette di fronte, lui ha gli
occhi chiusi. Lo osserva per un po’. Non sembra respirare. Qualcosa non va, il
suo vecchio non ha una buona cera.
Di colpo apre gli occhi
sbarrandone solo uno, dalla bocca gli schizza fuori qualcosa di caldo, vomito
che sporca la maglietta di Laura. Le afferra il polso stringendolo cercando di
tirarla verso se.
Lei si libera, si
allontana. Lui si alza e si volta verso la nipote, le va incontro. Emette degli
strani versi, ha la bocca aperta e sporca ma soprattutto non sembra più lo zio
Hank.
“Zio Hank! Ma che sta
succedendo?! Che ti è successo?” chiede stridente Laura.
La situazione è anomala,
scappa in cerca d’aiuto.
Percorre il corridoio, giù
per le scale. Velocemente. Inciampa su un gradino e rotola. Si fa molto male,
sente d’essersi rotta la caviglia. Non riesce ad alzarsi, ha il fiatone, in un
attimo è completamente sudata e la faccenda sembra mettersi piuttosto male.
Lo zio Hank, lento, la
segue. Scende piano piano emettendo quegli orribili versi, vomitando sangue e
merda.
Laura tira fuori il
cellulare dalla tasca dei jeans. Mark dovrebbe essere in zona.
Scorre rapidamente la
rubrica e le tremano le mani, clicca sul pulsante verde. Parte la chiamata.
Squilla.
Il vecchio si avvicina
sempre più.
“Hey Laura dimmi tutto…”
risponde Mark. “Dio, torna subito a casa ti prego, TI PREGO!”, “ma che cazzo
succede Laura? LAURAAA!!” cade la linea.
Mark ha due anni meno di
sua sorella e stasera lui e i ragazzi del giro sono tutti nel box di un amico a
guardare pornografia e fumare marijuana. Come spesso accade.
Si alza dal divano e
saluta tutti – “ragazzi devo correre da mia sorella, credo sia in un pasticcio”,
e va via fra le lamentele dei compagni che lo vorrebbero ancora con loro.
A passo svelto percorre la
via verso casa, ad una decina d’isolati da lì.
Arriva, fa per accendere
la luce ovviamente fuori uso.
“Lauraaa!! Lauraaa!!”
brancolando lentamente al buio. Silenzio.
Allora con le mani avanti,
per paura di sbattere la testa da qualche parte, va in cucina a prendere un
coltello.
D’un tratto avverte dei
rumori al piano superiore. Sale.
Apre la porta della camera
di Laura, cerca ancora invano di accendere la luce. Nulla. Gli viene in mente di
usare l’accendino.
Controlla la camera ma non
sembra esserci nulla, abbassa lo sguardo e vede del sangue sul parquet. Si volta
per uscire ma accanto alla porta della stanza c’è una grossa striscia di sangue.
Guarda il pavimento. Rimane paralizzato. Lei è sventrata, sangue a fiumi, occhi
cavati via, bocca dilaniata.
Mark vomita. Esce folle
dalla stanza, chiama lo zio Hank, non sente risposta. Dà un’occhiata in tutte le
stanze del piano superiore ma non c’è traccia del vecchio.
Scende le scale in fretta,
inciampa in qualcosa e sbatte il culo sul pavimento. Fa per illuminare con
l’accendino e vede suo zio completamente sporco di sangue che emette quei
raccapriccianti lamenti. Coglie. Si tira su e sbattendo qua e là apre lo
stanzino, prende il vecchio machete di suo padre e si volta. Torna indietro
agitando nell’aria l’arma tagliente. Colpisce qualcosa. Torna la luce.
Lo zio Hank è col petto
squarciato, a terra. Fa presto a rialzarsi.
Mark cerca di passare
oltre ma subito il vecchio gli afferra la mano staccandogli con un morso tre
dita. Il ragazzo emette un urlo agghiacciante e con un colpo gli stacca la
testa.
S’accascia per terra
mollando l’arma.
Col cellulare chiama gli
sbirri, borbotta di un omicidio. Ci vorrà un po’ prima che arrivino.
Mark non pensa. Mark non
crede.
Il sangue zampilla caldo
dalla mano. Suda freddo.
Il tempo non esiste, è
tutto immobile in un’irreale verità d’avanti alla quale non si oppone
resistenza.
Pochi minuti dopo il
ragazzo è ancora lì, sul pavimento e fuori le luci delle pattuglie posizionate.
Una voce al megafono prega di arrendersi e venir fuori con le mani in alto.
Mark non è in grado. Prova
ad alzarsi. Cade.
Riprova una seconda volta.
È in piedi.
Va verso la porta
d’ingresso, stringe la maniglia.
Prima di aprirla una mano
sulla spalla.
Laura.