SOGNERAI DI ME
Il buio le si stringeva
attorno, opprimendola come le braccia di un amante molesto. Anche con gli occhi
aperti non vedeva nulla, ma si ostinava a non chiuderli.
Se li avesse chiusi, si
sarebbe addormentata.
Se si fosse addormentata,
avrebbe sognato.
Se avesse sognato, avrebbe
sognato lui. E mai come in quella notte la sua anima era stata dilaniata dal
desiderio e dal terrore che ciò accadesse.
“Sognerai di me”, le aveva
detto, in quel loro unico, fugace incontro, e così era stato. Notte dopo notte
dopo notte. Per quasi un anno intero.
Ancora ricordava la prima
volta, la prima sorpresa visita a quel luogo idilliaco e incantato che sarebbe
presto divenuto la sua casa di notte tanto quanto la fredda città lo era di
giorno.
Lui l’aveva accolta come
una gradita ospite, e per quella e tante altre notti ancora avevano parlato.
L’aveva corteggiata come un gentiluomo d’altri tempi, e quando l’aveva infine
amata era stato con una dolcezza e un trasporto che mai alcun amante in carne e
ossa le avevano fatto provare.
Poi le aveva insegnato a
cacciare.
Ogni notte di luna piena,
insieme inseguivano la loro preda fino a sfinirla e catturarla, per poi
ucciderla.
Le prime volte lei gli
aveva corso accanto, senza realmente partecipare, inebriandosi della sensazione
di libertà e di forza che quel semplice atto le dava. Una sensazione che ancora
provava ogni volta, anche dopo aver compreso, quasi vergognandosene come di un
piacere empio e clandestino del quale non fosse stata in grado di privarsi.
Si era in seguito unita a
lui nell’atterrare la preda, aiutandolo a immobilizzarla, ma sempre restando da
parte mentre lui la dilaniava, cibandosene mentre lei lo osservava, atterrita e
affascinata.
Diverso tempo era passato
nel mondo della veglia, che ormai le appariva tanto più irreale dei panorami
onirici in cui trascorreva la sua seconda vita, prima che iniziasse a
comprendere, ad annodare i fili di quell’oscura vicenda. Prima che capisse che
le vittime di quella caccia sfrenata non si limitavano a morire nel sogno.
Terrorizzata, aveva ceduto
alla paura di essere divenuta folle. Possibile, forse, che camminando nel sonno
avesse compiuto quei delitti che il suo tenebroso amante sconosciuto - da
sveglia sembrava incredibile che ancora non ne conoscesse il nome - perpetrava
dinanzi ai suoi occhi? Eppure quelle ragazze erano morte nei loro letti, troppo
lontane dalla sua abitazione perché avesse potuto realmente recarvisi in preda
al sonnambulismo.
Aveva cercato ogni genere
di conferma alla sua situazione, accertandosi infine di non aver mai lasciato il
suo letto, comprendendo che la verità era differente, sebbene non meno
terribile.
Ma nel sogno era tutto
così naturale, così estasiante che mai i suoi pensieri di dormiente avevano
fatto eco alla volontà di ribellione che provava da sveglia.
Aveva tentato di rifuggire
i sogni, di restare sveglia, ma nulla l’aveva aiutata a farlo, neppure i
farmaci. Ma quella notte, quella notte doveva riuscirci, perché altrimenti
sapeva che non sarebbe più potuta tornare indietro.
Era il dodicesimo
plenilunio dal suo primo incontro con lui, ed era giunto il momento che fosse
lei a completare la caccia, lei a uccidere, lei a sbranare.
Poco dopo aveva
abbandonato i suoi pensieri nel freddo mondo reale, e stava correndo spensierata
sull’erba con lui al suo fianco, le labbra incurvate in un sorriso sinistro.
Insieme raggiunsero la
preda, insieme la bloccarono, gettandola a terra e inchiodandovela con la
propria forza. Poi lui si fece da parte, invitandola a finire ciò che aveva
iniziato.
Lei esitò.
Lui le si fece vicino,
incoraggiandola senza forzarla, sapendo che avrebbe fatto quel che doveva.
Lei si sporse in avanti.
Guardò gli occhi della ragazza, così pieni di terrore.
Di scatto si voltò verso
di lui, le zanne snudate e un lampo sanguigno negli occhi.
Due giorni dopo era ferma
davanti a un chiosco di giornali, a leggere dell’ennesimo sanguinoso omicidio
poco dopo essersi svegliata dal suo primo viaggio in quel mondo senza di lui. Un
uomo di buona famiglia, benvoluto da tutti, una tragedia inspiegabile, come le
precedenti.
L’edicolante richiamò la
sua attenzione schiarendosi la gola. Lei gli sorrise e prese una moneta dalla
borsa, porgendogliela.
La mano si soffermò solo
un istante sopra quella di lui, mentre i loro occhi si incontravano.
“Sognerai di me.” gli
sussurrò.