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Biografia dell'autore
 

Flavia Simoni

 

 

 

 

SPAVENTOSA ESPERIENZA PER UN BISCOTTO

 

A nove anni ero già goloso come adesso. Ricordo divoravo innumerevoli quantità industriali dei miei biscotti preferiti, quelli al cioccolato con i disegnini sopra degli animaletti allo zucchero; Li mangiavo a colazione, a metà mattina me li portavo nello zainetto a scuola e li conservavo avidamente da Cicciochiodo il bullo di classe, inutile evidenziare che li trangugiavo a merenda, li spilluzzicavo a cena e me li finivo prima di andare a dormire.
Mio nonno Edoardo, mi diceva sempre che sarei diventato un grasso, grosso bambino infelice, che i miei denti sarebbero diventati come i suoi, neri e gialli e perlopiù assenti. Mi terrorizzava minacciandomi mentre fumava i suoi tossici sigari dall’odore nauseante:”O la smetti quando sono ancora vivo di ingozzarti di schifezze, oppure ti costringerò con la forza lui da morto! “

Nonno Edoardo morì nell’aprile che io avevo raggiunto la tanto aspirata età di nove anni e tre quarti e per festeggiare mi mangiai un pacco e mezzo di biscotti in meno di quaranta minuti. Mi spiaceva per il nonno, in realtà, e quando fui costretto ad andare al suo funerale, non piansi, ma sfogai la mia tristezza mangiando schifezze di qualunque tipo, senza pensarci troppo, avvertendo l’essenza zuccherina nella bocca, limitandomi a quelle autistiche consolazioni che mi accompagnano anche ora da adulto. Alle 10 e mezza di sera, un’ora veramente tarda, afferrai Burroschino per la zampa (Burroschino era il mio orsacchiotto tarocco Chicco regalatomi alla nascita) e mi avviai verso il mio letto caldo. Mamma mi diede il bacio della buona notte e prima di spegnermi la luce sospirò guardando verso la sala dicendo : “ Credo che il Nonno sia ancora qua con  noi, da qualche parte.”.

Non so perché ma non lo trovai particolarmente rassicurante. Faticai a prendere sonno stringendomi a Burroschino, alla fine, dopo qualche tentativo vano, ci riuscii.

Urgeva un bisogno irrevocabile: Pipì.

Mi svegliai assonnato e scesi dal letto abbondando il mio fido compare fra le lenzuola. Varcai la soglia di camera per andare in bagno quando mi ritrovai davanti all’immenso orologio a pendolo nella sala. Lui mi guardava, io lo guardavo. Illuminato da una striscia verticale della luce arancione giallastra del lampione della strada, avvertivo la sua potenza nell’ipnotico movimento del pendolo e nel suo incessante rumore ritmico. Cullato da quella visione grandiosa ed inquietante, non seppi bene decifrare quello che mi passò per il cervello e per lo stomaco, so solo che, all’improvviso, quel bestione di legno smise di dare cenni di vita bloccandosi nel silenzio totale della casa. Aprii la bocca, mi guardai attorno. Le pareti alte delle porte gigantesche, come bocche d’infernali demoni, mi accoglievano nel labirinto simbolico di quella casa: Le foto, i quadri, i gattini polverosi di ceramica, tutto aveva un macabro senso e qualsiasi cosa era fermo, morto, mi guardava, guardava me vivo. Vivo oppure anche io morto? Osai, avanzando, calpestai una mattonella malmessa rompendo quella quiete soprannaturale. Sobbalzai e iniziai ad avanzare più velocemente, accecato da un certo timore lampante, dai mostri che vedevo dietro i mobili e le sedie e giravo invano nel buio ritrovandomi ogni volta, dopo aver brancolato come la vittima di un assassino, davanti all’imponente pendolo Immobile. Mi arresi e cascai a terra, in ginocchio davanti al mobilio dominatore. Lo fissai con terrore.

“Filippo, Filippo…”

 Lo sentii, io lo sentii. Mio nonno mi chiamava. Dalla cucina. Gattonai per un metro circa rialzandomi lesto in lacrime terrorizzato. Mi stavo per gettare dentro la cucina gridando “nonno, nonno!” Quando avvertii da essa il rumore di sedie infuriate, battere contro il pavimento, grattare su di esso. Mi accoccolai contro la parete attendendo che tacessero. Piansi piano, a occhi stretti, stretti, invocando la presenza di mio nonno, mia mamma e papà e di Burroschino finchè non sentii il caos scemare. Dopo qualche attimo di quiete decisi di farmi coraggio ed andare a vedere. Entrai:

L’odore penetrante e tossico del sigaro faceva da sfondo all’atmosfera serena della cucina, sul tavolo un pacco di biscotti al cioccolato con i disegnini sopra degli animaletti allo zucchero ed un biscotto mangiucchiato sulla tovaglia gialla.