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TRADIMENTO
Se la
morte avesse un nome avrebbe sicuramente il mio.
Perché
le mie mani continuano a sanguinare? Ho la presunzione di
togliere la vita sapendo che non potrò toglierla a me
stesso.
La
guardo negli occhi prima di chiudere le palpebre con le
dita, mentre stringo il mio corpo contro il suo.
Sento
il rumore di un scarpa sul parquet consumato.
Lascio
credere che mi coglierà di sorpresa. Acuisco i sensi per
capire quando tenterà di attaccarmi.
Vediamo se è così stupido da provarci.
Ci
prova.
Lancio
il suo cadavere contro al mio avversario.
Che mi
possa perdonare un giorno. Per tutto.
Il
corpo esanime lo colpisce con una forza inaspettata e mi fa
guadagnare il tempo di arrivarli al petto con la mia mano
artigliata. Trafiggo la tunica e lacero la sua carne bianca,
mentre riesce a spostarsi. Ne esce poco più che uno schizzo
di sangue.
Deve
avere fame il bastardo. Non mangia da mesi.
Con un
salto mi porto ad una distanza idonea per controllare i suoi
movimenti e per poter rispondere in maniera adeguata. Mi
strappo la camicia che indosso.
E solo
allora noti quanto la fiducia ti aveva reso cieco fin ora,
dandoli la possibilità di celare il suo appetito con un velo
di indifferenza.
I suoi
occhi ora tradiscono, oltre alla voglia di sangue, tutto
l'odio verso di me che sono stato il suo allievo e che ora
porto via tutto quello che ha costruito.
<non
solo porrò fine ai giorni in cui tu cammini su questa terra,
infangando il mio operato, ma ucciderò tutte le persone che
conoscono il tuo nome> urla, prima di emettere un grido che
rimbomba in tutta la casa abbandonata.
<non
sei migliore di me> rispondo con un sorriso per provocarlo.
È il
momento giusto per finire questa storia. Io mi sono appena
nutrito. Sono più forte.
Si
lancia su di me tentando di tagliarmi la giugulare, ma
quando mi è sopra riesco a prendere il suo braccio e
bloccarlo. Glielo spezzo. E spezzo pure la sua gamba destra.
Non
certo per causare dolore. Voglio solo impedire che scappi.
Sapevo
che il sangue di lei mi avrebbe dato una forza
ineguagliabile. Ma questo va oltre ogni previsione.
Il tuo
maestro giace bloccato dalla tua morsa ai tuoi piedi. Ma non
fa altro che ridere.
Poi
prende fiato per sussurrarti una cosa.
<
l'amore ti ha dato forza, vedo. A che prezzo però?>
< sei
una spia degli Owenga, come osi solo anche rivolgermi la
parola>
<ti ho
insegnato tutto quello che sai per portarti sulla via della
giustizia. Possibile che sei cosi cieco da non vedere che
gli Orko ti stanno...> interrompi il suo lagnare con un
pugno sul volto.
Sputa
i suoi canini, le prime cose che si rompono, le prime cose
che ricrescono.
Ah, la
natura!
Lo
lasci cadere per terra e prepari il rito per ucciderlo. Ti
serve qualcosa per riempire la sua bocca.
E
mentre il tuo sguardo cerca il necessario, non ti accorgi
che si getta verso la tua amata e succhia quello che la tua
coscienza ti aveva impedito di togliere.
Le sue
ferite guariscono. Hai commesso un errore. L'amore ha
funzionato anche per lui.
Lui
che è suo padre!
Stavolta sei tu che lo assali, prima che si riprenda e che
la sua esperienza prevalga sulla tua forza.
Basta
il movimento di un suo braccio per scagliarti contro il muro
dall'altra parte della stanza.
Quando
ti nutri dopo un digiuno, sei più forte. E lui lo sapeva
bene.
È
mentre ti togli le pietre e i calcinacci di dosso che noti
una macchia rossa che si allarga sulla tua pancia.
Un
tubo arrugginito ti ha appena spappolato il ventre, facendo
fuoriuscire la linfa scarlatta e con lei la tua forza.
Alzi
lo sguardo in tempo per vedere il tuo nemico mentre affonda
le sue unghie nel tuo petto.
Altra
energia che va a sporcare il pavimento. Dannazione.
Ti
colpisce duro. Molto duro. Ti rende inerme.
Per un
vampiro, che non sente il dolore, l'unica tortura è
l'orgoglio che viene distrutto insieme al corpo.
Non
vedo l'ora che mi finisca.
Come
ho potuto anche solo pensare di ucciderlo? Lui? Uno degli
Orko più potenti, seppure esiliato.
Lo
vedi allontanarsi e aspetti che torni per riempirti la
bocca, tagliarti la testa e bruciarla. Il rito per uccidere
un vampiro.
Ma non
lo fa.
Raccoglie il corpo di lei. E si avvicina.
<ho
trovato una punizione più degna - sospira e continua -
Starai qui per l'eternità. Non potrai morire, non potrai
vivere. Mi sembra la cosa più adatta per un traditore come
te>.
Che
bastardo. Come osa pronunciare la parola “traditore” con
tanta leggerezza.
Non
riesco a dire niente. Riesco a malapena a muovere la
mascella e a far uscire dalla mia bocca il sangue che mi si
è accumulato in gola.
< è
ora di andare. Addio mio allievo prediletto>.
I suoi
passi ora non sono leggeri come quando è arrivato. Senti
chiaramente anche se non riesci a vederlo.
Non
puoi credere a quello che ha appena fatto. È l'umiliazione
più grande.
Ti ha
appena condannato al “nulla perenne”, come lo chiamiamo noi.
Non
puoi far nulla.
Se non
lasciare che la depressione si divori quello che ti rimane
della ragione.
Passano dei giorni, delle settimane. Il sangue intorno a te
è un pezzo che ha cominciato a marcire e a colorarsi di
marrone. Il tuo corpo si sta cominciando a mummificare, una
forma di difesa eterna contro il tempo.
E c'è
Puzza. Tanta puzza da attirare un topo. Si avvicina alla tua
bocca. E infilandosi dentro si taglia. Un rivolino di sangue
cade sulla tua lingua secca. Dandoti la forza di chiudere i
tuoi denti sul corpo peloso dell'animale. Ne succhi
l'energia.
Ma non
ti basta nemmeno per muovere le dita. Quella forza ti basta
solo a nutrire le speranze.
Ben
presto il cadavere del topo attirerà altri animali.
E avrò
la mia vendetta. Topo, dopo topo, dopo topo, dopo...
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