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Biografia dell'autore
 

Jacopo Mariani

 

 

 

TRADIMENTO

 

Se la morte avesse un nome avrebbe sicuramente il mio.

Perché le mie mani continuano a sanguinare? Ho la presunzione di togliere la vita sapendo che non potrò toglierla a me stesso.

La guardo negli occhi prima di chiudere le palpebre con le dita, mentre stringo il mio corpo contro il suo.

Sento il rumore di un scarpa sul parquet consumato.

Lascio credere che mi coglierà di sorpresa. Acuisco i sensi per capire quando tenterà di attaccarmi.

Vediamo se è così stupido da provarci.

Ci prova.

Lancio il suo cadavere contro al mio avversario.

Che mi possa perdonare un giorno. Per tutto.

Il corpo esanime lo colpisce con una forza inaspettata e mi fa guadagnare il tempo di arrivarli al petto con la mia mano artigliata. Trafiggo la tunica e lacero la sua carne bianca, mentre riesce a spostarsi. Ne esce poco più che uno schizzo di sangue.

Deve avere fame il bastardo. Non mangia da mesi.

Con un salto mi porto ad una distanza idonea per controllare i suoi movimenti e per poter rispondere in maniera adeguata. Mi strappo la camicia che indosso.

E solo allora noti quanto la fiducia ti aveva reso cieco fin ora, dandoli la possibilità di celare il suo appetito con un velo di indifferenza.

I suoi occhi ora tradiscono, oltre alla voglia di sangue, tutto l'odio verso di me che sono stato il suo allievo e che ora porto via tutto quello che ha costruito.

<non solo porrò fine ai giorni in cui tu cammini su questa terra, infangando il mio operato, ma ucciderò tutte le persone che conoscono il tuo nome> urla, prima di emettere un grido che rimbomba in tutta la casa abbandonata.

<non sei migliore di me> rispondo con un sorriso per provocarlo.

È il momento giusto per finire questa storia. Io mi sono appena nutrito. Sono più forte.

Si lancia su di me tentando di tagliarmi la giugulare, ma quando mi è sopra riesco a prendere il suo braccio e bloccarlo. Glielo spezzo. E spezzo pure la sua gamba destra.

Non certo per causare dolore. Voglio solo impedire che scappi.

Sapevo che il sangue di lei mi avrebbe dato una forza ineguagliabile. Ma questo va oltre ogni previsione.

Il tuo maestro giace bloccato dalla tua morsa ai tuoi piedi. Ma non fa altro che ridere.

Poi prende fiato per sussurrarti una cosa.

< l'amore ti ha dato forza, vedo. A che prezzo però?>

< sei una spia degli Owenga, come osi solo anche rivolgermi la parola>

<ti ho insegnato tutto quello che sai per portarti sulla via della giustizia. Possibile che sei cosi cieco da non vedere che gli Orko ti stanno...> interrompi il suo lagnare con un pugno sul volto.

Sputa i suoi canini, le prime cose che si rompono, le prime cose che ricrescono.

Ah, la natura!

Lo lasci cadere per terra e prepari il rito per ucciderlo. Ti serve qualcosa per riempire la sua bocca.

E mentre il tuo sguardo cerca il necessario, non ti accorgi che si getta verso la tua amata e succhia quello che la tua coscienza ti aveva impedito di togliere.

Le sue ferite guariscono. Hai commesso un errore. L'amore ha funzionato anche per lui.

Lui che è suo padre!

Stavolta sei tu che lo assali, prima che si riprenda e che la sua esperienza prevalga sulla tua forza.

Basta il movimento di un suo braccio per scagliarti contro il muro dall'altra parte della stanza.

Quando ti nutri dopo un digiuno, sei più forte. E lui lo sapeva bene.

È mentre ti togli le pietre e i calcinacci di dosso che noti una macchia rossa che si allarga sulla tua pancia.

Un tubo arrugginito ti ha appena spappolato il ventre, facendo fuoriuscire la linfa scarlatta e con lei la tua forza.

Alzi lo sguardo in tempo per vedere il tuo nemico mentre affonda le sue unghie nel tuo petto.

Altra energia che va a sporcare il pavimento. Dannazione.

Ti colpisce duro. Molto duro. Ti rende inerme.

Per un vampiro, che non sente il dolore, l'unica tortura è l'orgoglio che viene distrutto insieme al corpo.

Non vedo l'ora che mi finisca.

Come ho potuto anche solo pensare di ucciderlo? Lui? Uno degli Orko più potenti, seppure esiliato.

Lo vedi allontanarsi e aspetti che torni per riempirti la bocca, tagliarti la testa e bruciarla. Il rito per uccidere un vampiro.

Ma non lo fa.

Raccoglie il corpo di lei. E si avvicina.

<ho trovato una punizione più degna - sospira e continua - Starai qui per l'eternità. Non potrai morire, non potrai vivere. Mi sembra la cosa più adatta per un traditore come te>.

Che bastardo. Come osa pronunciare la parola “traditore” con tanta leggerezza.

Non riesco a dire niente. Riesco a malapena a muovere la mascella e a far uscire dalla mia bocca il sangue che mi si è accumulato in gola.

< è ora di andare. Addio mio allievo prediletto>.

I suoi passi ora non sono leggeri come quando è arrivato. Senti chiaramente anche se non riesci a vederlo.

Non puoi credere a quello che ha appena fatto. È l'umiliazione più grande.

Ti ha appena condannato al “nulla perenne”, come lo chiamiamo noi.

Non puoi far nulla.

Se non lasciare che la depressione si divori quello che ti rimane della ragione.

Passano dei giorni, delle settimane. Il sangue intorno a te è un pezzo che ha cominciato a marcire e a colorarsi di marrone. Il tuo corpo si sta cominciando a mummificare, una forma di difesa eterna contro il tempo.

E c'è Puzza. Tanta puzza da attirare un topo. Si avvicina alla tua bocca. E infilandosi dentro si taglia. Un rivolino di sangue cade sulla tua lingua secca. Dandoti la forza di chiudere i tuoi denti sul corpo peloso dell'animale. Ne succhi l'energia.

Ma non ti basta nemmeno per muovere le dita. Quella forza ti basta solo a nutrire le speranze.

Ben presto il cadavere del topo attirerà altri animali.

E avrò la mia vendetta. Topo, dopo topo, dopo topo, dopo...