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Biografia dell'autore
 

Gabriele Lattanzio

 

 

 

 

TUTTE LE CARTE IN REGOLA

 

L’ufficio era come Simone se l’aspettava: niente finestre, nessun quadro attaccato alle grigie pareti, nessuna macchinetta del caffè.

Il computer, nuovo di zecca, faceva bella mostra di sé sulla scrivania. Simone non vedeva l’ora di provarlo. Del resto, era stato assegnato a quell’ufficio proprio in virtù della sua grande abilità informatica, che l’aveva salvato da lavori ben più umilianti e dolorosi. A lui non importava avere venti piante di ficus, quadri d’autore alle pareti e poltrona in pelle umana. Quando le dita scorrevano sulla tastiera e la sua mente si perdeva in un oceano di milioni di bit, il resto del mondo non esisteva più. Esistevano solo protocolli di rete, dati, codici, programmi, tutto ciò che poteva donare l’eterna felicità a un cracker come lui.

Simone si sedette e si arrotolò i polsini della camicia, poi iniziò a ispezionare il suo strumento di lavoro. Oltre al case e al monitor, c’erano una stampante laser, un hard disk esterno e una pila di cd contenenti software e utilities di ogni tipo. Gli obiettivi da raggiungere in quel primo giorno di lavoro erano segnati su un foglio poggiato di fianco al mouse. Simone li lesse con attenzione, constatando che i suoi capi miravano davvero molto in alto. Una riflessione che lo fece sorridere per l’involontaria ironia. Mise via il foglio, si passò una mano nei capelli, quindi premette il tasto di accensione del pc. Lo schermo del monitor rimase nero, mentre dal case non si levò l’usuale ronzio del processore.

Perplesso, Simone riprovò ad avviare il computer.

Niente.

Imprecò, quindi si alzò e controllò i collegamenti del cavo d’alimentazione. Sembrava tutto a posto, ma il pc continuava a non dare segni di vita. Certo il problema non era l’assenza di corrente elettrica, dato che il lampadario illuminava l’ufficio.

Simone controllò ancora una volta il cavo, inutilmente. Si arrese all’evidenza, il guasto era imputabile a qualcosa di rotto nello slot del cavo di alimentazione oppure a un danno nei circuiti. Bestemmiò, pensando che erano già le otto passate e ancora non aveva combinato un accidente.

E proprio in quel momento, il capoufficio entrò, perfetto nel suo completo gessato.

Soppesò Simone con sguardo severo.

- Qualcosa non va, signor Marli? Come mai non è al lavoro?

- Mi scusi, signore, ma il computer non vuol saperne di accendersi. Ma basterà un cacciavite per smontare il case e individuerò il problema.

Il capoufficio ridacchiò.

- È tutto a posto, signor Marli, quel computer è perfettamente funzionante. La colpa è mia, devo essermi dimenticato di parlarle della nostra speciale password.

Simone non capì. Speciale password? Com'era possibile inserire una password a pc spento?

- Lei sarà anche un mago in informatica ma è poco sveglio per tutto il resto. Si è per caso dimenticato che questo ufficio è una succursale dell’Inferno sulla Terra? Si rende conto che se qualcuno della parte avversa riuscisse ad accedere al nostro mainframe subiremmo uno smacco non da poco?

- Si, sissignore.

- Per questo motivo, il suo computer, così come i servers e gli altri computer, è protetto da un incantesimo. Lei deve semplicemente espandere la sua aura malvagia e pronunciare mentalmente la password. Quando lei spegnerà il computer, l’incantesimo avrà di nuovo la sua forza. Tutto chiaro?

- Perfettamente, signore.

- Ci aspettiamo molto da lei. È stato promosso al rango di diavolo, ma veda di ripagare la nostra fiducia, altrimenti sa bene cosa lfaspetta, oltre al naturale declassamento a dannato.

Simone annuì.

In effetti, le miniere di sale di Golconda non erano una prospettiva molto allettante.

Ma non c’era pericolo. Lui era il migliore, e se avesse voluto, con tempo e fatica, forse sarebbe riuscito a violare perfino i sistemi del Pentagono.

Il capoufficio rivelò la password, quindi uscì senza aggiungere altro.

 

L’orologio segnava le 17:50.

Simone, una volta sbloccato il pc, aveva lavorato senza sosta. Era addirittura in anticipo sulla tabella di marcia, nonostante l'intoppo di inizio giornata. Decise di prendersi cinque minuti di pausa, frugando nel taschino della camicia in cerca delle sigarette. Godere dei piaceri terreni era un altro dei privilegi dello status di diavolo.

Sgranchendosi, accese la Camel e aspirò, pensando a Cristina – la sua ragazza – che rompeva sempre le palle quando lui fumava.

Un giorno o l’altro ti verrà un cancro ai polmoni e schiatterai nel giro di sei mesi, gli diceva.

Meglio che finire sotto un’auto e schiattare a vent’anni, pensò.

Tutta colpa di zio Luigi, quel vecchio ubriacone. Aveva insistito per giorni perchè andasse ad aiutarlo col computer nuovo. A cosa gli serviva, poi… nemmeno era capace di accenderlo.

- Pausa sigaretta, vedo – disse una voce, destando Simone dai suoi pensieri.

- Si. Sono già a buon punto con il lavoro, signore.

Il capoufficio si avvicinò alla scrivania e diede un’occhiata agli appunti e agli stampati.

- Molto bene, signor Marli. Vedo con piacere che non mi ero sbagliato sul suo conto.

Simone abbozzò un sorriso.

- A ogni modo, non sono passato solo per controllarla. Ho una comunicazione per lei.

- Comunicazione? – chiese Simone, stupito.

- Per una certa ironia del destino, poche ore dopo di lei è passato a miglior vita anche suo zio, Luigi Marli. Dopo i controlli di rito, è diventato gradito ospite degli Inferi.

- Come è successo?

- Diciamo che non vedendo arrivare un certo nipote, ha pensato bene di accomodare il suo pc, rimanendone, ecco, elettrizzato. Comunque, essendo lei un diavolo e considerando la sua indubbia utilità alla nostra causa, le concediamo di scegliere una destinazione di favore per suo zio. Dubito che lei conosca già tutti i gironi infernali e i vari sottogironi, però posso dirle che il più leggero è quello dei golosi.

Simone rimase in silenzio, quindi spense la sigaretta.

Si sedette alla scrivania, pronto a ricominciare il lavoro.

- Signor Marli? – chiese il capoufficio – Ha capito cosa le ho detto?

Simone lo guardò, ghignando.

- Le miniere di sale di Golconda andranno benissimo, signore.

Il capoufficio annuì, soddisfatto.

Il ragazzo aveva tutte le carte in regola per diventare un bravo diavolo.