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Biografia dell'autore
 

Elio Moroni

 

 

 

 

 

UNA NOTTE A BORGOTRISTE

 

E’ notte fonda e sul molo una fitta nebbia avvolge i lampioni rendendoli simili ad una sfilza di lumicini di chiesa; perfino la possente luce del faro sta lottando per penetrare quella nebbia, quando, all’improvviso, un suo raggio riesce a perforarla e và ad illuminare un cartello aggredito dalla salsedine, su cui a stento si riesce a leggere il residuo di una scritta: “BENVENUTI A BORGOTRISTE”.

Il gorgheggiare delle onde che s’ infrangono sugli scogli è accompagnato dal lamento di una civetta che ammutolisce di colpo, preoccupata e incuriosita dal cigolio di ruote di una carrozzina che avanza; appena essa transita sotto un lampione, ne riesce a scorgere i contorni assieme a quelli dell’uomo zoppo e deforme che la spinge.

All’improvviso, una voce roca ma suadente rompe il silenzio: - più tardi il babbo dovrà fare una commissione e tu mi aspetterai a casa senza fare capricci; vero? Ma certo che è vero, perché tu sei un tesoro di bambino!

L’uomo si ferma, accende una sigaretta e dirige l’esile fiammella del fiammifero verso la carrozzina, illuminando lo scheletro di un neonato completamente vestito, con tanto di cuffia in testa e succhiotto in bocca. Dopo aver aspirato due lunghe boccate di fumo, l’uomo riprende a dire: - però, che strano, stasera c’è un po’ troppa calma e la cosa non mi piace!

Non finisce di dire quella frase che si ode un rumore simile ad un galoppare di animali; è un branco di affamati cani selvatici che hanno fiutato le ossa del bambino e corrono ringhiando e latrando, azzuffandosi ostacolandosi per essere i primi a raggiungere quella succulenta preda. Nel frattempo l’uomo ha aumentato l’andatura, ma non può molto contro quelle fiere affamate che all’improvviso sembrano aver fiutato qualcosa di pericoloso e tutti i cani fuggono all’impazzata, tranne il più grosso e famelico che con un lungo salto si scaglia sulla carrozzina. I suoi occhi sono ancora infuocati per la rabbia del combattimento e prova ad afferrare quel neonato, il quale, con un ghigno satanico espelle il succhiotto dalla bocca, mostrando quattro lunghi e minacciosi canini; rapido come una saetta afferra per la gola quel cane rimasto immobile ed inerme a guaire come un cucciolo indifeso e succhia, succhia, succhia il suo sangue come un forsennato.

L’uomo, rimasto a godersi lo spettacolo, decide di togliere dalle fauci del figlio quell’ammasso di carne quasi privo di vita, dicendo: - beh, ora direi che può bastare. Non essere troppo ingordo, pensa anche a tuo padre!

Con un ultimo sprazzo vitale il cane accenna a difendersi ringhiando e mostrando i canini, ma l’uomo gli invia un ghigno satanico e in risposta gli mostra i suoi molto più lunghi e possenti, dopo di che li affonda sul suo collo.