E’ notte fonda e sul molo
una fitta nebbia avvolge i lampioni rendendoli simili ad una sfilza di lumicini
di chiesa; perfino la possente luce del faro sta lottando per penetrare quella
nebbia, quando, all’improvviso, un suo raggio riesce a perforarla e và ad
illuminare un cartello aggredito dalla salsedine, su cui a stento si riesce a
leggere il residuo di una scritta: “BENVENUTI A BORGOTRISTE”.
Il gorgheggiare delle onde
che s’ infrangono sugli scogli è accompagnato dal lamento di una civetta che
ammutolisce di colpo, preoccupata e incuriosita dal cigolio di ruote di una
carrozzina che avanza; appena essa transita sotto un lampione, ne riesce a
scorgere i contorni assieme a quelli dell’uomo zoppo e deforme che la spinge.
All’improvviso, una voce
roca ma suadente rompe il silenzio: - più tardi il babbo dovrà fare una
commissione e tu mi aspetterai a casa senza fare capricci; vero? Ma certo che è
vero, perché tu sei un tesoro di bambino!
L’uomo si ferma, accende
una sigaretta e dirige l’esile fiammella del fiammifero verso la carrozzina,
illuminando lo scheletro di un neonato completamente vestito, con tanto di
cuffia in testa e succhiotto in bocca. Dopo aver aspirato due lunghe boccate di
fumo, l’uomo riprende a dire: - però, che strano, stasera c’è un po’ troppa
calma e la cosa non mi piace!
Non finisce di dire quella
frase che si ode un rumore simile ad un galoppare di animali; è un branco di
affamati cani selvatici che hanno fiutato le ossa del bambino e corrono
ringhiando e latrando, azzuffandosi ostacolandosi per essere i primi a
raggiungere quella succulenta preda. Nel frattempo l’uomo ha aumentato
l’andatura, ma non può molto contro quelle fiere affamate che all’improvviso
sembrano aver fiutato qualcosa di pericoloso e tutti i cani fuggono
all’impazzata, tranne il più grosso e famelico che con un lungo salto si scaglia
sulla carrozzina. I suoi occhi sono ancora infuocati per la rabbia del
combattimento e prova ad afferrare quel neonato, il quale, con un ghigno
satanico espelle il succhiotto dalla bocca, mostrando quattro lunghi e
minacciosi canini; rapido come una saetta afferra per la gola quel cane rimasto
immobile ed inerme a guaire come un cucciolo indifeso e succhia, succhia,
succhia il suo sangue come un forsennato.
L’uomo, rimasto a godersi
lo spettacolo, decide di togliere dalle fauci del figlio quell’ammasso di carne
quasi privo di vita, dicendo: - beh, ora direi che può bastare. Non essere
troppo ingordo, pensa anche a tuo padre!
Con un ultimo sprazzo
vitale il cane accenna a difendersi ringhiando e mostrando i canini, ma l’uomo
gli invia un ghigno satanico e in risposta gli mostra i suoi molto più lunghi e
possenti, dopo di che li affonda sul suo collo.