UNA PARTICOLARE
AUTOPSIA
<Cos'è, uno
scherzo?>chiese l'anatomo patologo, Luigi Dom.
<No, magari lo fosse!>rispose il suo collega Giovanni Berri.
La causa del loro stupore, era sul tavolo dell'obitorio, era steso sul
tavolo, per metà coperto
da un candido telo ed era un uomo normale; eccetto la testa totalmente
deformata: pelle verde, bocca
piena di zanne, viso schiacciato, testa allungata e piena di venuzze rosse,
ramificate per tutto il
capo, e raggiungevano la fronte su cui era scritta, forse incisa, la parola
ROSTAK.
<L'hanno trovato in una discarica . Morto, e nudo>disse Berri.
<Bisturi!>esclamò Dom.
<Eccolo!>.
Luigi Dom incise un taglio netto dallo sterno all'ombelico dell'individuo,
senza slabbrature e
lacerazioni.
<Divaricatori?>chiese Berri.
<Si, due!>.
Dom ricevette i due divaricatori; li posizionò ai lati del taglio perchè
potessero tenere aperta
la ferita.
<Mmm... Sembra tutto normale!>esclamò Berri, dopo una lunga occhiata clinica
alle viscere.
<Si! L'intestino duodeno e il crasso sono a posto!>disse l'altro.
Dom estese il taglio fino al pomo d'adamo, e allargarono la mutilazione...
<Pure i polmoni, il cuore... Pure loro a posto>affermò quello con il bisturi.
<Forse è solo un poveretto vittima di una grave malformazione...>.
<...E magari è un alieno! Berri, noi dobbiamo capire di che kaiser è morto>.
<Ok... Ok...>.
<Passiamo alla testa, và!>.
Con il bisturi praticarono un taglio profondo, fino all'osso, attorno alla
circonferenza della
calotta cranica. Delicatamente levarono la calotta cranica a uovo, e videro così
l'encefalo, ovvero
il cervello, tutto verde e dall'aspetto rivoltante, dieci volte più rivoltante
del normale. Sembrava
un raccapricciante uovo alla coque, andato a male, sul poggiauovo.
(CENSURA: TROPPO SPLATTER).
<Scusami!>disse Berri, e scappò dalla sala in direzione del bagno, in preda a
dei violentissimi
conati.
Dom estrasse il cervello, ma così facendo staccò i bulbi oculari.
<Accidenti! I nervi ottici...>.
L'anatomo patologo staccò del tutto i nervi ottici, e quindi diede
un'occhiata all'encefalo.
<Cosa... Stai... Facendo?>fece una voce profonda.
<Chi accidenti è?>chiese spaventato il medico.
Il braccio destro del cadavere si alzò ed artigliò il viso dell'uomo, e con
uno strattone gli
staccò la pelle della guancia sinistra.
Non ebbe neanche il tempo di urlare che l'arto superiore del "cadavere"
scattò nuovamente, bran-
cando la mandibola e la lingua dell'uomo, e con un ennesimo strattone furono
staccati, con un racca-
pricciante suono che pareva quello di un sacco di tela fatto a pezzi da un
pugnale, poi ficcò le di-
ta artigliate negli occhi, penetrando direttamente nel cervello, ed uccidendolo
all'istante.
Le braccia del "cadavere" levarono i divaricatori, e istantaneamente la
ferita si rimarginò; poi
prese l'encefalo e lo rimise al suo posto, come anche la calotta cranica, dopo
prese i bulbi ocula-
ri: i nervi ottici s'infilarono nelle orbite, e da soli, si unirono al cervello,
cosicchè gli occhi
fecero ritorno al loro posto.
<Luigi... Luigi? Oddio!> disse Berri, appena entrato, ed impietrito dalla
raccapricciante visione
che gli si parò agli occhi: il collega martoriato e il Deformato privo delle
ferite fatte durante
l'autopsia.
<Io... Non... Sono... Un... Deformato!>disse il Deformato, rivolto a chi ha
scritto questa sto-
ria; e se la prese con Berri, mordendolo alla gola e stappandogli, anzi, quasi
staccandogli la tes-
ta. Poi ritornò al suo posto, sul tavolo d'autopsia, e tutto il sangue che aveva
sulla bocca e le
mani scomparve.
Il delitto di Dom e Berri.
Il classico delitto della porta chiusa.