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Biografia dell'autore
 

Alessia Mocci
 

 

 

 

OCCHI

 

Dove sono?

Percepisco una pesante garza di umidità nella pelle. Ho freddo.

L’aria è fitta, densa, quasi irrespirabile. Non posso star fermo. Ho freddo.

Inizio a camminare e solo ora mi accorgo che il terreno è gravido di polvere o terra impastata d'acqua formante una poltiglia o qualcosa di simile, non posso esserne sicuro. Credo sia notte, non vedo nulla, non vedo i miei piedi, le mie mani, ciò che mi circonda. Continuo a camminare, inciampo, ma non cado, ho un’ inaudita paura del suolo, di ciò che potrebbe contenere, di ciò che i miei piedi stanno toccando nel procedere lento e trattenuto dal fango e da materie a cui non so dare un nome utilizzando solo la tattilità del piede.

Ma in che cosa inciampo?

Non riesco a capire. E non riesco a capire, non ricordo il perché del mio esser in questo luogo, non ricordo dov’ero prima di esser qui, al buio, al freddo, solo.

Continuo a camminare, ho paura di inabissarmi nel suolo, il fango è ovunque. Ho freddo.

L’aria sta diventando madida. Non tremo solo per il freddo: ho paura. Non vedo, forse ho ancora gli occhi chiusi. Non riesco a capire perché i miei occhi siano ancora chiusi. Decido di aprire gli occhi, ma non riesco a compiere questa semplice azione nello stesso istante in cui penso di farlo.

Perché? Quale forte paura mi trattiene? Che cosa mi trattiene?

Forse ho solamente paura di vedere il territorio nel quale sono. Improvvisamente i miei occhi si aprono, decido di aprirli, voglio sapere ed eliminare tutte queste domande dalla mente.

Buio attorno a me, soltanto un impenetrabile notte permanente. Nessuna differenza dunque, ed avevo paura di questo? Sorrido per qualche secondo sarcasticamente.

Poi fulmineo un altro dubbio mi assale, un dubbio illogico, irrazionale. Non voglio assecondarlo,è una pazzia anche solo averci pensato, ma… .

E se questa incertezza fosse la causa del buio intorno a me? Cammino ormai, in questa poltiglia fangosa, da forse mezz’ora ed ancora non ho trovato un appiglio, un sostegno per fermarmi un attimo. Ho freddo.

Ancora quel dubbio, è stupido da parte mia sia assecondarlo pensandoci sia continuare a allontanarlo per paura che sia il vero. Ho deciso: sollevo le mani sino al volto, tentenno un attimo prima di poggiarle. Le stendo sul viso cercando le palpebre. Non le trovo, non le sento.

Ho perso la facoltà tattile dalle mani?

Forse il freddo ha gelato le mie mani al punto tale da non riuscire a sentire le superfici. Ma l’inganno della mente non riesce a protrarsi, con le dita sfioro il mio labbro inferiore, e tremo.

Sto forse sognando? Perché non riesco a  svegliarmi da quest’infernale incubo?

Dove sono i miei occhi?

Dove sono io?

Continuo a camminare, non posso fermarmi, ma non ho una metà, inciampo ma continuo a non cadere. Non ho ancora toccato il suolo con le mani. Mi fermo.

Perché mi son fermato?

Non credo di esser padrone del mio corpo, dei miei movimenti.

Ed ora che succede? Sembra che il fango si stia allontanando dai miei piedi.

Cado nel vuoto. Sto precipitando.

Mi vedo cadere, vedo il mio corpo cadere giù senza cercar un appiglio. Non c’è nessun appiglio. I miei occhi vedono il mio corpo cadere. I miei occhi lo vedono.