|
OCCHI
Dove
sono?
Percepisco una pesante garza di umidità nella pelle. Ho
freddo.
L’aria
è fitta, densa, quasi irrespirabile. Non posso star fermo.
Ho freddo.
Inizio
a camminare e solo ora mi accorgo che il terreno è gravido
di polvere o terra impastata d'acqua formante una poltiglia
o qualcosa di simile, non posso esserne sicuro. Credo sia
notte, non vedo nulla, non vedo i miei piedi, le mie mani,
ciò che mi circonda. Continuo a camminare, inciampo, ma non
cado, ho un’ inaudita paura del suolo, di ciò che potrebbe
contenere, di ciò che i miei piedi stanno toccando nel
procedere lento e trattenuto dal fango e da materie a cui
non so dare un nome utilizzando solo la tattilità del piede.
Ma in
che cosa inciampo?
Non
riesco a capire. E non riesco a capire, non ricordo il
perché del mio esser in questo luogo, non ricordo dov’ero
prima di esser qui, al buio, al freddo, solo.
Continuo a camminare, ho paura di inabissarmi nel suolo, il
fango è ovunque. Ho freddo.
L’aria
sta diventando madida. Non tremo solo per il freddo: ho
paura. Non vedo, forse ho ancora gli occhi chiusi. Non
riesco a capire perché i miei occhi siano ancora chiusi.
Decido di aprire gli occhi, ma non riesco a compiere questa
semplice azione nello stesso istante in cui penso di farlo.
Perché? Quale forte paura mi trattiene? Che cosa mi
trattiene?
Forse
ho solamente paura di vedere il territorio nel quale sono.
Improvvisamente i miei occhi si aprono, decido di aprirli,
voglio sapere ed eliminare tutte queste domande dalla mente.
Buio
attorno a me, soltanto un impenetrabile notte permanente.
Nessuna differenza dunque, ed avevo paura di questo? Sorrido
per qualche secondo sarcasticamente.
Poi
fulmineo un altro dubbio mi assale, un dubbio illogico,
irrazionale. Non voglio assecondarlo,è una pazzia anche solo
averci pensato, ma… .
E se
questa incertezza fosse la causa del buio intorno a me?
Cammino ormai, in questa poltiglia fangosa, da forse
mezz’ora ed ancora non ho trovato un appiglio, un sostegno
per fermarmi un attimo. Ho freddo.
Ancora
quel dubbio, è stupido da parte mia sia assecondarlo
pensandoci sia continuare a allontanarlo per paura che sia
il vero. Ho deciso: sollevo le mani sino al volto, tentenno
un attimo prima di poggiarle. Le stendo sul viso cercando le
palpebre. Non le trovo, non le sento.
Ho
perso la facoltà tattile dalle mani?
Forse
il freddo ha gelato le mie mani al punto tale da non
riuscire a sentire le superfici. Ma l’inganno della mente
non riesce a protrarsi, con le dita sfioro il mio labbro
inferiore, e tremo.
Sto
forse sognando? Perché non riesco a svegliarmi da
quest’infernale incubo?
Dove
sono i miei occhi?
Dove
sono io?
Continuo a camminare, non posso fermarmi, ma non ho una
metà, inciampo ma continuo a non cadere. Non ho ancora
toccato il suolo con le mani. Mi fermo.
Perché
mi son fermato?
Non
credo di esser padrone del mio corpo, dei miei movimenti.
Ed ora
che succede? Sembra che il fango si stia allontanando dai
miei piedi.
Cado
nel vuoto. Sto precipitando.
Mi
vedo cadere, vedo il mio corpo cadere giù senza cercar un
appiglio. Non c’è nessun appiglio. I miei occhi vedono il
mio corpo cadere. I miei occhi lo vedono.
|