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TOPI
La
luce che la luna proiettava era perfetta per potersi muovere
nel bosco tranquillamente senza dover ricorrere all’utilizzo
di una torcia. Il silenzio, quasi totale, era rotto
solamente dal rumore delle macchina che percorrevano la
statale a poche centinaia di metri da dove si trovavano e
la brezza estiva li avvolgeva con i suoi profumi. Luca si
muoveva senza fretta, sia per evitare rumori sia per
permettere a Sara di riuscire a seguirlo senza inciampare in
qualche ramo o in qualche radice che faceva capolino dal
terreno. Erano quasi arrivati. Attraverso gli alberi si
poteva scorgere la sagoma dell’edificio a circa cento metri
di distanza. Era una vecchia casa di due piani, disabitata
da più di dieci anni. Le finestre erano state chiuse con
delle travi di legno e l’ingresso principale era stato
addirittura murato dai vecchi proprietari. Luca prese per
mano Sara e girò intorno alla casa sino ad arrivare
all’inizio di una scala in cemento che scendeva di una
ventina di gradini verso un’oscurità quasi totale.
“Non
mi piace l’idea di scendere là sotto! Mi avevi assicurato
che sarebbe stato come essere in albergo.” La ragazza aveva
pronunciato le parole sottovoce ma Luca era riuscito
comunque a percepire una vena di paura nella sua voce.
Avrebbe dovuto tranquillizzarla, altrimenti addio serata di
passione.
“Non
preoccuparti, appena saremo dentro potremo accendere una
torcia.” Cominciò a scendere i gradini tenendo sempre per
mano Sara. “Stai attenta a non scivolare” le disse
bisbigliando.
Quando
furono in fondo alla scalinata Luca cercò con le mani la
maniglia e la ruotò. I cardini emisero un leggero cigolio ma
la porta si aprì senza difficoltà. Entrarono e si richiusero
il battente alle loro spalle. L’oscurità totale venne
infranta dal fascio di luce della torcia che Luca aveva
portato con sé. Illuminò un ampio locale che in passato
doveva essere stato utilizzato come sala di lavoro oppure
come sala hobby.
“Chi
ti ha detto di questo posto? Scommetto che è stato quel
matto di Peppe. Ce lo vedo a portare qui le sue anime
gemelle”. Mentre faceva questa domanda Sara aveva sorriso,
segno evidente che si stava rilassando.
“Hai
indovinato, è stato Peppe a raccontarmi di questo posto. Ma
lui non lo usa come “scannatoio”. Lo ha scoperto facendo una
perizia per il comune. C’è un tipo che vuole acquistarlo per
farne un albergo”. Mentre parlava Luca aveva diretto la sua
torcia verso tutte le pareti e alla fine aveva trovato
quello che faceva al caso suo, un divano da tre posti.
“Certo
il posto non è il massimo, ma almeno possiamo avere un po’
di intimità”. Appena terminata la frase si diresse verso il
divano e si mise a sedere. Lei lo guardò da lontano e
sorridendo disse:
” Se
credi che io mi sieda su quel cumulo di pulci e pidocchi sei
fuori strada caro”. Non aveva tutti i torti. Per un uomo era
normale ma per una donna il contatto con animali invisibile
e polvere era inaccettabile. Si alzò, si tolse la giacca e
la stese sul divano.
“Adesso va meglio” disse Sara sempre sorridendo. Si
sedettero uno vicino all’altro e cominciarono a baciarsi.
Dopo pochi secondi lei si irrigidì. “Che c’è? Non dirmi che
già ti prude la pelle per colpa degli acari!?” chiese Luca.
“Non
hai sentito quel rumore”? Gli occhi di Sara guardarono a
destra e a sinistra senza posare lo sguardo su qualcosa in
particolare. “Sembrava il verso di un animale, di un topo”.
“
Possibile, anche se non vedo cosa potrebbero trovare da
mangiare dei topi in una catapecchia come questa”. Cercò di
sembrare tranquillo e continuò a baciarla. Pian piano
sentiva che si lasciava andare e quando finalmente lui le
toccò il seno la sentì gemere. Poi tutto precipitò alla
velocità della luce. Lei gridò forte e si staccò da lui. “Ma
che diavolo ti prende”? le chiese. Lei non rispose. Era
immobilizzata, gli occhi spalancati fissi davanti a lei.
Luca si girò e finalmente vide cosa aveva terrorizzato così
tanto la sua ragazza. Una marea di topi era uscita da chissà
dove e si era avvicinata in silenzio al divano. Ce n’erano
dappertutto. Un’infinità di occhi rossi li fissava immobili.
Sara
arretrò, raggomitolandosi sul divano e scalciando nel
tentativo di allontanarsi il più possibile dal pavimento e
quel gesto scosse dal torpore l’orda di topi affamati. I
ratti scattarono in avanti arrampicandosi sul divano. Sara
gridò di terrore. Luca cominciò a tirare calci più
velocemente possibile ma gli animali erano troppi e troppo
assetati di sangue. Ne sentì un paio che si arrampicavano
sulle sue gambe.
“Dobbiamo uscire da qui, corri”. Si voltò verso Sara per
tenderle la mano ma quello che vide lo pietrificò
all’istante. I topi si arrampicavano affannosamente lungo il
suo corpo. Lei mulinava le braccia come un’indemoniata,
schiaffeggiando più animali possibile, ma per ogni topo che
allontanava da sé altri due o tre guadagnavano terreno. In
pochi secondi ebbe la peggio e le sue grida si fecero più
forti e di intensità maggiore. I topi avevano cominciato a
morderla, adesso il suo viso e le sue mani erano rigati di
sangue. Questo aveva reso i ratti ancora più feroci. Luca
era ancora paralizzato. Le grida di Sara erano agghiaccianti
ma man mano che i secondi passavano venivano attutite dalla
mole di animali che ormai ricoprivano quasi interamente il
corpo della povera ragazza. Vide chiaramente un topo
affondare con feroce accanimento il proprio muso all’interno
dell’orbita di un occhio. A scuoterlo dal torpore fu il
morso di un topo che era riuscito a salire lungo la sua
schiena e ad affondare i denti nel suo collo. Si scrollò
l’animale di dosso e corse via. Mentre guadagnava l’uscita
schiacciò diversi ratti e quasi cadde, ma alla fine trovò la
maniglia della porta e la spalancò. L’aria pulita gli diede
nuovo vigore. Corse su per la scala e una volta in cima si
tuffò nel bosco.
I topi
non lo rincorsero ma si dedicarono invece a banchettare con
la loro ultima ospite.
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